Stellantis: nuove opportunità in India mentre il mercato attende la svolta

Il possibile accordo Ue-India sui dazi auto potrebbe aprire nuove prospettive di crescita per Stellantis, in un momento segnato dal crollo dei margini e da una perdita attesa nel 2025. Il gruppo punta sulla nuova strategia del ceo Filosa per tornare all’utile nel 2026
Indice dei contenuti
- 1. Nuova Delhi sarebbe pronta a ridurre i dazi sulle auto europee
- 2. Il potenziale del mercato automobilistico indiano
- 3. La necessità di aprire nuovi canali di vendita
- 4. La discontinuità impressa dal nuovo Ceo Filosa
- 5. Conti sotto pressione nel 2025
- 6. Il possibile rimbalzo nel 2026
- 7. Titolo depresso e multipli a confronto
Nuova Delhi sarebbe pronta a ridurre i dazi sulle auto europee
A un mese dalla presentazione dei risultati del quarto trimestre e dell’intero esercizio 2025, attesi il prossimo 25 febbraio, per Stellantis arriva una notizia potenzialmente positiva dal fronte macro. L’Unione europea e l’India sarebbero infatti vicine alla conclusione di un accordo di libero scambio che potrebbe aprire in modo significativo il vasto mercato automobilistico indiano ai produttori europei.
Secondo quanto riportato da CNBC, Nuova Delhi sarebbe pronta a ridurre i dazi sull’importazione di auto europee fino al 40%, dagli attuali livelli compresi tra il 70% e il 110%. In prospettiva, l’aliquota potrebbe scendere ulteriormente fino al 10%. Un cambiamento radicale per uno dei mercati auto più protetti al mondo.
Il potenziale del mercato automobilistico indiano
L’India è oggi il terzo mercato automobilistico globale dopo Stati Uniti e Cina, con circa 4,4 milioni di veicoli venduti ogni anno. Le stime indicano una crescita fino a 6 milioni di unità entro il 2030, sostenuta dall’aumento del reddito medio e dall’espansione della classe urbana.
Attualmente il mercato è dominato da Suzuki e dai costruttori locali Mahindra e Tata, che insieme controllano circa due terzi delle vendite. Le case europee detengono meno del 4% del totale, penalizzate proprio dalle elevate tariffe all’importazione. Un allentamento dei dazi permetterebbe a gruppi come Stellantis, Volkswagen e Renault di ampliare l’offerta e testare nuovi modelli prima di eventuali investimenti produttivi locali.
La necessità di aprire nuovi canali di vendita
Per Stellantis, la prospettiva indiana assume un valore strategico in una fase complessa per il gruppo. Negli Stati Uniti, mercato chiave per redditività e volumi, la domanda resta debole e la concorrenza si è intensificata. Il gruppo si è impegnato a investire 13 miliardi di dollari per espandere la produzione nordamericana, anche in risposta alle politiche commerciali dell’amministrazione Trump e al riassetto delle catene produttive.
Una diversificazione geografica delle vendite diventa quindi cruciale per ridurre la dipendenza dal mercato americano e intercettare nuove aree di crescita.
La discontinuità impressa dal nuovo Ceo Filosa
Il cambio di passo passa anche dalla nuova guida del gruppo. Dieci giorni fa al Detroit Motor Show il Ceo Antonio Filosa ha tracciato una linea netta rispetto alla strategia del predecessore Carlos Tavares. Basta aumenti di prezzo e focalizzazione sui margini a scapito dei volumi: la nuova parola d’ordine è tornare a vendere.
Filosa ha avviato una riduzione dei prezzi per smaltire gli stock, introdotto modelli più accessibili e rilanciato marchi chiave come Jeep, Ram e Dodge. Centrale resta l’approccio “multi-energy”, che prevede un mix tra motori tradizionali, ibridi ed elettrici, in risposta a una domanda che negli Stati Uniti continua a privilegiare le motorizzazioni ibride e termiche.
Conti sotto pressione nel 2025
Il quadro finanziario resta tuttavia fragile. Secondo il consensus degli analisti, il 2025 dovrebbe chiudersi con ricavi pari a 156,8 miliardi di euro, in calo del 2,6% rispetto all’anno precedente. Il risultato netto è atteso in perdita per 1,678 miliardi di euro, dopo l’utile di 5,4 miliardi registrato nel 2024.
Il nodo principale è la redditività industriale: il margine operativo stimato per il 2025 scenderebbe all’1,7%, dal 5,5% del 2024 e soprattutto dal 12,8% del 2023, evidenziando la profondità della crisi attraversata dal gruppo.
Il possibile rimbalzo nel 2026
La scommessa del mercato è tutta sulla “cura Filosa”. Per il 2026, il consensus prevede un recupero del margine operativo al 3,6% e un ritorno all’utile con un risultato positivo stimato in 3,6 miliardi di euro. Una ripresa ancora parziale, ma sufficiente a indicare un’inversione di tendenza se il rilancio commerciale dovesse funzionare.
Titolo depresso e multipli a confronto
In Borsa, però, la fiducia resta fragile. Il titolo Stellantis quota circa 8,19 euro, vicino ai minimi degli ultimi cinque anni. Ai prezzi attuali il gruppo tratta a circa 6,6 volte gli utili attesi per il 2026: un multiplo superiore alle 4,8 volte di Volkswagen e alle 4,6 volte di Renault, ma inferiore alle 7,4 volte di General Motors.
Un posizionamento che riflette aspettative di recupero ancora incerte. L’apertura del mercato indiano potrebbe rappresentare un tassello importante, ma la vera prova sarà dimostrare che la nuova strategia industriale è in grado di riportare volumi, margini e fiducia degli investitori su un sentiero di crescita sostenibile.
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