Stellantis prova il rimbalzo, Jefferies conferma buy

La casa automobilistica aveva annunciato una svalutazione di oltre 20 miliardi e il conseguente stop al dividendo 2026 e alcuni analisti si attendono ancora un lungo percorso con significative difficoltà per riorganizzare l’attività e ancora nessuna notizia sulla riduzione della capacità produttiva
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Azioni Stellantis in recupero
Luci accese ancora su Stellantis dopo il tonfo a Piazza Affari di venerdì scorso (-25,17%) dovuto all’avviso di una svalutazione da 22 miliardi di euro che ha portato allo stop al dividendo del 2026.
Il titolo della casa automobilistica accelera a +2,70% dopo un’ora di scambi, cambiando marcia rispetto all’avvio debole (-1%), e si porta a 6,277 euro rispetto ai 6,11 euro della chiusura della scorsa settimana.
Il bilancio del 2026 delle azioni Stellantis resta ancora negativo (-35%) e peggiora analizzando la performance degli ultimi 12 mesi (-50%).
Ancora buy da Jefferies
Oggi Jefferies ha ridotto il target price a 10 euro da 13 euro, confermando il rating buy.
Stellantis, spiegano gli esperti, “ha avviato lentamente il suo riposizionamento. Gli oneri riflettono un reset globale, ma anche il fatto che l'azienda abbia puntato più di quanto pensassimo sui futuri profitti del settore dei veicoli elettrici”.
In attesa di dettagli regionali e sulla cassa, Jefferies riduce l'Ebit atteso del 30% circa e il Fcf del 20% circa per il 2026-27. Per quanto spiacevole, il secondo semestre del 2025 non cambia l'investment case, ma aumenta la pressione sul management per garantire esecuzione e chiarezza, conclude Jefferies.
Attenzione al free cash flow
Equita scrive nel daily che "il peggio in termini di notizie è alle spalle, ma il free cash flow resta l'elemento più importante da monitorare da vicino".
La sim, che mantiene la raccomandazione hold con target price a 9,50 euro, giudica i risultati di Stellantis peggiori delle attese, sottolineando la necessità di rivedere le stime alla luce del news flow atteso dalla conference call.
"I dati sono stati peggiori delle attese. Sono stati annunciati oneri straordinari per 22,2 miliardi di euro con cash out di 6,5 miliardi da spalmare su quattro anni, superiori alle nostre attese (oltre 2 miliardi di cash out) e del consensus", sottolineano gli analisti, secondo cui "anche le stime per il secondo semestre 2025 e le guidance 2026 sono inferiori alle attese".
Dimensione più ampia delle attese
"Sebbene alla luce delle recenti notizie ci aspettassimo delle importanti svalutazioni/oneri straordinari (riallineamento portafoglio prodotti, ridimensionamento supply chain e ristrutturazione), la dimensione è nettamente più ampia delle attese", spiegano gli analisti di WebSim Intermonte, sottolineando che "i risultati 2025 e la guidance 2026 riflettono da un lato un ritorno alla crescita, ma sono ancora fortemente penalizzati dalla profonda ristrutturazione". Ricavi ed Ebit adjusted potrebbero attestarsi attorno a 162 miliardi e 5 miliardi rispettivamente.
"Nel complesso le notizie non sono positive per via dell’entità della svalutazione, del taglio del dividendo e di una guidance 2026 che seppure in recupero mostra che il turnaround richiederà più tempo", aggiungono gli esperti.
Un percorso ancora lungo
Guardando avanti, dunque, "il gruppo va verso un percorso lungo, con significative difficoltà per riorganizzare l’attività e ancora nessuna notizia sulla riduzione della capacità produttiva", dicono gli analisti di Citi, preoccupati soprattutto per il fatto che "la società prevede ora un nuovo cash burn nel 2026, con il 2027 ancora altamente incerto date le tendenze generali dei prezzi del settore".
Inoltre, visto che gli oneri annunciati "non includono alcuna chiusura di stabilimenti, non riteniamo che la notizia ripristini completamente la base di costo di Stellantis, cosa probabilmente necessaria vista la riduzione delle quote di mercato".
Secondo Citi, dunque, la futura e necessaria risalita di Stellantis "comporterà molto probabilmente una riduzione della capacità produttiva per ripristinare completamente le attività in Nord America e in Europa".
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