Tassazione bitcoin: ecco quando si paga il Fisco

Per il Fisco il bitcoin รจ al pari di una valuta estera, e come tale va dichiarata, per lo meno se si detiene un valore superiore ai 15mila euro, soglia attualmente prevista per conti correnti e depositi bancari costituiti allโestero.
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Nessuna norma specifica, ma tanti pareri dell'Agenzia
Se con gli investimenti โtradizionaliโ la tassazione italiana puรฒ far sorgere piรน di un dubbio ai contribuenti, la questione diventa ancora piรน spinosa quando si parla di Fisco sul bitcoin e i suoi fratelli. E ora che il valore di un bitcoin ha raggiunto decine di migliaia di euro, chi ne possiede non puรฒ piรน sfuggire alla questione: in Italia si pagano le tasse sui bitcoin?
Sebbene nel nostro Paese ancora non esista una specifica regolamentazione finanziaria e fiscale sulle criptovalute, questo non significa che non esistano regole.
Facendo seguito ad alcune risposte dellโAgenzia delle Entrate e di alcune sentenze in materia, รจ chiaro che le cripto rientrano nella dichiarazione dei redditi.
Prima di capire se si pagano le tasse sui bitcoin, e in che misura, รจ utile capire come il Fisco italiano classifica le criptovalute.
Per il Fisco รจ come una valuta estera
Alcune circolari e interpelli dellโAgenzia delle Entrate identificano le criptovalute come valuta estera. โLโAgenzia basa la sua tesi su una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 2015 in materia di Iva e criptovalute, in cui i giudici europei affermarono che le operazioni in criptovalute sono da considerarsi come relative a divise, banconote e monete - spiega a Wired Gianluca Massini Rosati, esperto di tasse e di fiscalitร delle criptovalute - Per questo, lโAgenzia delle entrate ha ritenuto che ai fini delle imposte sui redditi le operazioni su criptovalute devono considerarsi alla stregua di operazioni su valute estereโ.
Le obiezioni che si sono sollevate in merito sono molte, tra cui il fatto che le criptovalute non hanno corso legale, come le monete, e non รจ corretto considerare i wallet come conti correnti.
Inoltre, le cryptoasset possono avere natura assai differente: distinguiamo quelle infungibili (NFT) e quelle fungibili (la maggior parte delle criptovalute scambiabili sui mercati). Tra i token fungibili, alcuni (come Bitcoin, Ether o Monero) possono effettivamente fungere da โvalutaโ e quindi da mezzo di scambio per lโacquisto di beni e servizi, altri invece sono equiparabili a veri e propri strumenti finanziari, mentre altri ancora (ad esempio il fan token della Juventus, un gettone che puoโ essere scambiato sulla piattaforma mobile dai tifosi in tutto il mondo) attribuiscono diritti di utilizzazione di un servizio.
Insomma, esistono crypto e crypto, e non tutte possono essere assimilate a valute estere, come vorrebbe il Fisco. Tuttavia ad oggi, almeno per quanto riguarda le cripto fungibili, il contribuente italiano รจ tenuto a inserirle nella propria dichiarazione dei redditi e, in alcuni casi, a pagarne le relative tasse come una normale valuta estera, poco importa che sia โvirtualeโ.
Bisogna dichiarare il possesso di criptovalute?
LโAgenzia ha confermato lโobbligo di compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi, cioรจ il quadro che riguarda, anche in ottica antiriciclaggio, gli investimenti all'estero e attivitร estere di natura finanziaria. Piรน nel dettaglio, come spiega la stessa Agenzia con la risposta n. 788/2021, โva indicato nella colonna 3 'codice individuazione bene' il codice 14 (Altre attivitร estere di natura finanziaria e valute virtuali), senza compilare la colonna 4 'Codice Paese estero'".
Dichiarare lโammontare dei Bitcoin รจ un mero adempimento formale, ma la mancata dichiarazione puรฒ comportare il pagamento di sanzioni.
Lโobbligo di dichiararle, ai fini del monitoraggio, dovrebbe scattare se si detengono piรน di 15mila euro, soglia attualmente prevista per conti correnti e depositi bancari costituiti allโestero, sotto la quale lโobbligo dichiarativo non scatta. โProprio in ragione dellโassimilazione generalizzata dei 'wallet' ai depositi, parrebbe legittimo applicarla: in caso contrario, chi detiene valute virtuali sarebbe penalizzato rispetto a chi detiene valute tradizionali, perchรฉ tenuto a compilare il quadro RW in ogni caso, anche per investimenti di somme irrisorie, in senso contrario al percorso di semplificazione intrapreso negli ultimi anniโ, nota ilSole24Ore.
Chi paga le tasse sulle crypto
Lโinquadramento come valuta, sebbene - come abbiamo visto - non sia del tutto azzeccato, non รจ fiscalmente il piรน penalizzante per il contribuente. โAltri inquadramenti possibili - in molte parti del mondo, per esempio, le criptovalute vengono inquadrate come beni immateriali ai fini fiscali - potrebbero rivelarsi piรน penalizzantiโ, osserva Francesco Avella, fiscalista ed esperto di criptovalute.
Mentre le plusvalenze incassate a seguito di โcessione a termineโ sono sempre rilevanti fiscalmente indipendentemente dagli importi interessati, quelle derivanti da โcessioni a prontiโ (ovvero gli scambi di una valuta con unโaltra differente) sono fiscalmente rilevanti se, sommando lโinsieme dei wallet detenuti (paper, hardware, desktop, mobile, web) e il valore in euro delle altre valute estere tradizionali (franchi svizzeri, dollari statunitensi, ecc.) possedute su depositi e conti correnti, il controvalore รจ superiore a 51.645,69 di euro (pari a 100 milioni di vecchie lire, a cui ancora la legge italiana fa riferimento) per almeno sette giorni lavorativi continui nel periodo dโimposta, secondo lโarticolo 67, comma 1-ter, Tuir. Nel caso venga superata la soglia di 51mila euro, al momento della vendita sarร applicata lโaliquota del 26% sulle eventuali plusvalenze. In caso di minusvalenza, il contribuente potrร dedurla nellโesercizio in corso e nei quattro anni successivi. Sotto i 51 mila euro, cifra piuttosto alta, nulla รจ dovuto.
โIl controvalore in euro della valuta virtuale detenuta al 31 dicembre del periodo di riferimentoโ spiega lโAgenzia delle Entrate โdeve essere determinato al cambio indicato a tale data sul sito dove il contribuente ha acquistato la valuta virtuale. Negli anni successivi, il contribuente dovrร indicare il controvalore detenuto alla fine di ciascun anno o alla data di vendita nel caso di valuta virtuale venduto in corso dโannoโ.
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