Tassi alti per l’eternità, è il messaggio della FED


Le indicazioni della banca centrali hanno affossato i tech, soprattutto i grandi nomi del Nasdaq 100. Nuovi massimi di lunghissimo periodo per i rendimenti delle obbligazioni. Si rafforza il dollaro. Borse dell’Asia Pacifico in ribasso, nella scia di Wall Street. Petrolio Brent in calo, ma Goldman Sachs alza le previsioni su 2023 e 2024.


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Nel comunicato di ieri sera la Federal Reserve ha avvertito che i tassi non resteranno alti per un tempo lungo, ma per un tempo lunghissimo. La conferma del costo del denaro sui livelli attuali è stata infatti accompagnata da una serie di proiezioni su crescita economica, inflazione e tassi, che allungano i tempi del ritorno alle condizioni precedenti lo scoppio della pandemia.

Il quadro delineato da Jerome Powell ha depresso soprattutto i tech di Wall Street. Il Nasdaq ha perso l’1,5%, mentre il Dow Jones, l’espressione dell’economia tradizionale collegata al ciclo economico, ha chiuso appena sotto la parità. Hanno registrato perdite importanti alcuni grandi nomi del tech, Nvidia -3%, Alphabet -3%, Netflix -2,5%. Nuovo ribasso per Arm Holding, il titolo arrivato sul listino la scorsa settimana, ha perso il 4% a 52,9 dollari: nel primo giorno di negoziazione aveva chiuso a 63,5 dollari.

FOMC

La Fed si prende una pausa e lascia i tassi di interesse invariati, fra il 5,25% e il 5,5%, ai massimi da 22 anni. La decisione unanime non si traduce pero' in una dichiarazione di vittoria nella lotta all'inflazione: i prezzi restano ancora alti e almeno un altro rialzo potrebbe essere necessario nel 2023. Gli analisti sono rimasti sorpresi dalle stime sull'andamento dei tassi nel 2024, quando sono previsti meno tagli del costo del denaro delle attese. Alla fine del prossimo anno i tassi sono attesi al 5,1%, oltre quindi il 4,6% di giugno. Nel 2025 e nel 2026 sono previsti calare rispettivamente al 3,9% e al 2,6%. La banca centrale parla di una crescita degli Stati Uniti "solida" e raddoppia le sue stime per il pil 2023 al 2,1% dall'1% previsto in giugno. "Il mercato del lavoro ha rallentato negli ultimi mesi ma resta solido e il tasso di disoccupazione basso. L'inflazione resta elevata”. Il presidente Jerome Powell ha precisato che la strada per far tornare giù l'inflazione potrebbe essere ancora lunga, lasciando di fatto intravedere al possibilita' di tassi alti a lungo.

Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in ribasso. Future del Dax di Francoforte -1%. La borsa di Milano, grazie alla spinta delle banche e delle società del petrolio ha guadagnato ieri l’1,6%, un rialzo che ha portato l’indice di riferimento sui livelli di inizio agosto.

SPESA PUBBLICA NEGLI STATI UNITI

Mancano nove giorni allo shutdown e non ci sono passi in avanti nella trattativa che dovrebbe portare alla definizione della spesa federale. Lo speaker della Camera , il repubblicano Kevin McCarthy ha ottenuto ieri sera soltanto un appoggio parziale dai membri del partito, mancano i numeri per far passare una misura di parte che, pur non avendo alcuna possibilità di ottenere il sostegno del Senato, controllato dai Democratici, fisserebbe almeno i parametri per una possibile negoziazione.

BOND

I Treasury degli Stati Uniti si sono di nuovo indeboliti, non solo per le comunicazioni della Federal Reserve ma anche per i timori di shutdown. Il decennale è arrivato a 4,45% di rendimento e Damien McColough, un esperto di bond della banca australiana Westpac, si aspetta possa salire ancora, ma non di tanto, il suo obiettivo è 4,50%. Il biennale è arrivato a 5,17% ed il trentennale è salito sui massimi degli ultimi dodici anni a 4,48%.

Ieri in Europa è stata una seduta di rafforzamento delle obbligazioni governative, anche a seguito dei dati sull’inflazione nel Regno Unito. Il Bund si è portato a 2,70%.

PETROLIO

Il Brent in ribasso dello 0,7% a 93 dollari il barile, ieri -1%.

Goldman Sachs ritiene che la corsa del greggio del Mare del Nord non sia finita. “Abbiamo rivisto al rialzo le nostre previsioni sul Brent a 12 mesi da 93 a 100 dollari al barile, in quanto ci aspettiamo un calo delle scorte leggermente più marcato”, si legge nel report firmato dagli analisti Daan Struyven e Callum Bruce. A loro avviso un'offerta OPEC “significativamente inferiore” e l’incremento della domanda, più che compensano l'aumento dell'offerta di shale oil degli Stati Uniti. “Nel complesso, riteniamo che l'OPEC sarà in grado di sostenere il Brent in una fascia compresa tra gli 80 e i 105 dollari nel 2024”, prosegue la nota. Il cartello può far leva sulla robusta crescita della domanda mondiale e sulla sua capacità di determinazione dei prezzi. Goldman Sachs prevede che l’Arabia Saudita lascerà la produzione su questi livelli fino a marzo dell’anno prossimo, nel secondo trimestre dovrebbe arrivare una riduzione da un milione di barili al giorno. Una parte rilevante dei tagli annunciati di recente, pari a circa 1,7 milioni di barili al giorno, resterà in vigore per tutto il 2024.

TITOLI

Stellantis. Metterà in cassa integrazione 68 lavoratori in Ohio e prevede di fare lo stesso con altri 300 in Indiana per via dello sciopero del sindacato United Auto Workers in corso presso lo stabilimento della Jeep a Toledo, in Ohio.

Telecom Italia. Kkr e il ministero dell'Economia chiederanno al Cda di Tim più tempo per presentare un'offerta per l'acquisto di Netco, la società dove l'ex monopolista si appresta a far confluire la rete fissa di accesso e Sparkle. Lo dicono tre fonti vicine alla situazione.

Mediobanca. Il Cda uscente ha messo a punto la sua lista per il rinnovo con l'indicazione della conferma dell'attuale presidente Renato Pagliaro e del Ceo Alberto Nagel. Il Cda ha anche deliberato di promuovere una sollecitazione di deleghe affidando a Morrow Sodali il ruolo di soggetto incaricato. Il consiglio ha approvato una lettera, inviata ai soci Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone, ribadendo che le proposte di Delfin sulla governance non erano allineate al modello di governance di una banca sistemica quotata, secondo quanto riferito da due fonti vicine alla situazione.

Ovs archivia il primo semestre con vendite e utili in crescita e prevede di chiudere l'esercizio con risultati in miglioramento rispetto all'anno prima.

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