Tassi Fed, domani tutto fermo. Ma poi?


Domani si conclude il meeting della Federal Reserve e, se le previsioni sono concordi nell’indicare nessun cambio nella politica monetaria dell’istituto centrale, il futuro appare molto più nebuloso.


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Vigilia Federal Reserve

La Banca centrale europea ha già dato il via al ‘valzer’ dell’allentamento monetario, la Federal Reserve, invece, sembrerebbe voler aspettare ancora un po’, anche se sui tempi di certezze ce ne sono poche.

Oggi inizia la due giorni di meeting dell’istituto centrale guidato da Jerome Powell, in conclusione domani mercoledì 12 giugno con la decisione sui tassi di interesse, seguita dalla consueta conferenza stampa del ‘boss’.

Il mercato è certo che alle ore 20 italiane di domani sera tutto resterà come adesso: i tassi verranno confermati nel range tra il 5,25% e il 5,50%.

Un importante ‘antipasto’ arriverà qualche ora prima, le 14:30 italiane, quando verrà diffuso il fondamentale dato sull’inflazione, test chiave per il futuro, dopo che il report sul lavoro della scorsa settimana aveva aumentato le incertezze sulla data del fatidico primo taglio.

Previsioni sui tagli

Con la decisione di domani già ampiamente prevista, l’attenzione ora si rivolgerà “all’aggiornamento del dot plot” secondo gli analisti di ING, “con l'inflazione persistente e gli ultimi numeri sull'occupazione che hanno battuto tutte le stime, ci aspettiamo che le proiezioni sui tagli dei tassi vengano modificate in modo da finire con due tagli nel 2024 e quattro nel 2025 invece di tre e tre”.

Venerdì, JP Morgan ha detto in una nota di aspettarsi che il primo taglio dei tassi avverrà a novembre, anziché a luglio come visto in precedenza.

Per George Brown, analista di senior di Schroders, “la Fed avvierà il ciclo di riduzione dei tassi a settembre, e non a giugno, e quindi che i tagli saranno solo due nel 2024” mentre per il 2025 “continuiamo a prevedere un solo taglio, sulla base della nostra aspettativa che l’inflazione a quel punto avrà raggiunto il target e che l’economia sarà in piena occupazione. Resta “comunque il rischio che i tagli siano più tardivi e meno numerosi, o che non ce ne siano affatto”, visto che “i rischi per l’inflazione restano fortemente inclinati verso l’altro”, ha aggiunto Brown.

Anche per Xiao Cui, Senior Economist di Pictet Wealth Management, la Fed dovrebbe effettuare “due tagli dei tassi quest’anno, rispettivamente a settembre e a dicembre, in concomitanza con la decelerazione dell’inflazione e un rallentamento del mercato del lavoro”. Secondo l’esperto, “è probabile che la Fed diventerà più consapevole sia del rischio di una riaccelerazione dell’inflazione, sia di quello di un inatteso rallentamento del mercato del lavoro. E’ verosimile che i falchi e le colombe del comitato continueranno a discutere sull’equilibrio dei rischi”.

L’importanza dell’inflazione

I dati di domani sui prezzi di maggio sono previsti stabili al 3,4%, con un lieve calo del dato ‘core’, ovvero quello che esclude le componenti più volatili quali alimentare ed energia, con attesi di +3,5% dal +3,6% precedente.

Secondo Jason Simpson, Senior Fixed Income Etf Strategist di SPDR ETF di State Street Global Advisors, “i dati a breve termine non sono stati particolarmente incoraggianti per un taglio dei tassi”: quelli “sulla crescita sono un po’ più contrastanti, pur segnalando un’economia resistente”, mentre sia l’indice dei prezzi al consumo quanto dell’Indice dei prezzi per la spesa per i consumi personali, “sono rimasti stabili ad aprile, ma non hanno ancora raggiunto livelli sufficientemente bassi da far ritenere ai policy maker che l’inflazione sia stata sufficientemente contenuta. Di conseguenza, per il mercato è trascurabile la possibilità che il FOMC tagli i tassi in occasione del meeting di giugno”.

La “filosofia della Fed è chiara” secondo Simpson: “vuole essere sicura che l’inflazione non ricominci a salire. È quindi probabile che la dipendenza dai dati sia uno dei temi trattati nei commenti sulla decisione della banca centrale. A nostro avviso, c’è la possibilità che i numeri inizino ad apparire più favorevoli per un taglio dei tassi durante l’estate, in quanto ci aspettiamo che alcuni dati sull’inflazione più deboli inizino ad influire”.

Ad ogni modo, “a seguito dei solidi risultati del report sull’occupazione/Payroll employment statunitense di venerdì scorso, le attese dei mercati suggeriscono che anche un taglio dei tassi a novembre non è ancora certo”, conclude l’esperto.

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