Terna arranca, Goldman Sachs taglia il target price


Gli analisti della banca statunitense hanno ridotto da ‘neutral’ a ‘sell’ il loro giudizio sul titolo della società italiana attiva nel settore dell’elettricità, ritenendo “deboli” le sue prospettive di profitto.


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Terna in rosso

Prime due ore di contrattazioni in rosso per Terna, indebolita dalle decisioni degli analisti, scendendo in fondo al FTSE MIB seconda solo a Brunello Cucinelli (-2%).

Le azioni della società che gestisce le reti per la trasmissione dell’energia elettrica scendono dell’1,5%, con un minimo toccato a 7,204 euro, aumentando al 3% le perdite da inizio anno. Sale al 6%, invece, il calo del titolo negli ultimi 12 mesi, rispetto ai 7,71 euro del giugno 2023.

Sfiducia da Goldman Sachs

Oggi gli analisti di Goldman Sachs hanno tagliato la raccomandazione su Terna da ‘neutral’ a ‘sell’, riducendo il prezzo obiettivo da 7,95 a 7,6 euro alla luce di “deboli” prospettive di profitto e di minori investimenti previsti.

Gli esperti della banca statunitense ritengono che Terna faccia affidamento su incentivi governativi che potrebbero svanire nel tempo e preferiscono puntare su Enel, E.ON, Iberdrola, National Grid, Orsted e SSE nel settore della distribuzione di energia (tutti ‘buy’).

GS prevede “un calo della domanda di energia nel breve termine dopo 15 anni di diminuzione a causa del contributo dei data center di Intelligenza Artificiale e al graduale processo di elettrificazione”.

La banca ha inoltre declassato la finlandese Fortum prevedendo che la società dovrà far fronte a prezzi più bassi del 20% dell’energia nel breve termine a causa del previsto eccesso di offerta di GNL entro il 2028.

L’analisi di Equita Sim

Gli analisti di Equita Sim sottolineano che è tutto il settore energy che soffre in una rotazione settoriale e Terna, che gestisce le reti di trasmissione dell'energia elettrica, sconta anche il presunto allungamento dei tempi di consegna per i cavi sottomarini.

Come riporta la sim, che cita un articolo di Quotidiano Energia, i tempi di fornitura sarebbero infatti lunghi, con attese che raggiungerebbero i cinque anni. Per Terna non ci sarebbero problemi per il Tyrrhenian Link, mentre qualche incertezza potrebbe esserci per l'Adriatic Link, elettrodotto da 1,3 miliardi che dovrebbe entrare in esercizio nel 2028. La complessità non sarebbe nella tecnologia dei cavi bensì sarebbe legata alla supply chain degli accessori e comunque il gruppo è “pronto a coprire la domanda sia a livello italiano che globale di cavi per i vari scopi (ossia da 66 kV, 220 kV e 275 kV)”.

Come ricordano da Equita, in sede di presentazione del Piano Industriale Terna ha comunque sottolineato che il piano di capex al 2028 è molto visibile, poiché la società ha già ottenuto l'80% delle autorizzazioni ed ha contratti di procurement sul 70% delle opere.

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