Tesla scommette sull’abbonamento che per Musk vale mille miliardi

Da metà febbraio il Full Self-Driving sarà venduto solo con pagamento mensile. È un passaggio chiave del piano che lega il maxi-compenso del Ceo alla crescita degli utenti e alla scommessa sui robot-taxi. Intanto, con Nvidia sono scambi di complimenti e gomitate
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Il Full Self-Driving solo in abbonamento
Tesla cambia pelle al suo prodotto più simbolico: il Full Self-Driving. Dal 14 febbraio, come riportato da Bloomberg, la casa di Elon Musk smetterà di vendere l’FSD con il classico pagamento “una tantum” da 8.000 dollari e passerà esclusivamente al modello in abbonamento, 99 dollari al mese. Ufficialmente non è stata fornita una spiegazione, ma la tempistica non è casuale. Il piano di compensi del Ceo, approvato dagli azionisti a novembre, lega una parte rilevante delle sue stock option al raggiungimento di 10 milioni di sottoscrizioni attive dell’FSD. Un obiettivo che, se centrato insieme a una serie di target operativi e di capitalizzazione, potrebbe valere per Musk fino a 1.000 miliardi di dollari in azioni Tesla.
Ricavi ricorrenti e limiti tecnologici
La scelta di spingere sull’abbonamento ha una logica industriale evidente: flussi di ricavi ricorrenti, maggiore visibilità sui conti e, soprattutto, una metrica – il numero di utenti attivi – perfetta per sostenere la narrazione di un’azienda sempre più software-centrica. Anche perché l’FSD, va ricordato, non è ancora una vera guida autonoma: richiede che il conducente resti al posto di guida, pronto a intervenire. E non a caso Musk ha ammesso che molti veicoli più vecchi dovranno essere aggiornati con hardware più potente, un processo costoso e complesso.
Una valutazione che sconta già il futuro
Questo sforzo finanziario e tecnologico si riflette direttamente in Borsa. Tesla ha toccato il massimo storico il 19 dicembre a 481 euro per azione; da allora ha perso circa il 7%, scendendo a 447 euro. Anche così, la capitalizzazione resta colossale: 1.480 miliardi di dollari. Tradotto in multipli, significa che il titolo tratta a circa 237 volte gli utili attesi dal consensus per il 2026. Una valutazione che ha senso solo se si accetta l’idea che Tesla non sia più, o non solo, una casa automobilistica, ma una piattaforma tecnologica destinata a dominare il mercato dei robot-taxi. In altre parole, l’attuale valore di Borsa è in larga parte sostenuto dalle aspettative sul progetto di mobilità autonoma.
Robot-taxi e concorrenza globale
Ed è qui che la partita si fa più complessa. Il futuro dei robot-taxi dipende dalla capacità di arrivare a una guida realmente autonoma, di livello 4, senza supervisione umana. Oggi Tesla è ancora in una fase intermedia, mentre Waymo, la controllata di Alphabet, ha già messo in strada flotte commerciali in alcune città americane. Musk, però, gioca un’altra carta: la scala. Milioni di Tesla circolano già sulle strade, generando dati preziosissimi per addestrare gli algoritmi.
Il nodo Nvidia: partner e concorrente
Per trasformare quei dati in intelligenza artificiale, però, Tesla dipende in modo massiccio da Nvidia. I supercomputer pieni di GPU del gruppo guidato da Jensen Huang sono il cuore del training dell’FSD. Musk ha stimato che Tesla avrà speso circa 10 miliardi di dollari in hardware Nvidia entro fine anno. Il paradosso è che Nvidia non è solo un fornitore, ma anche un potenziale concorrente: pochi giorni fa al CES di Las Vegas Huang ha presentato Alpamayo, una piattaforma completa – chip, software e simulazioni – pensata per permettere a qualsiasi costruttore di sviluppare veicoli a guida autonoma, fino ai robot-taxi.
Due visioni opposte della guida autonoma
Ne è nato un curioso duello a distanza, fatto più di manifestazioni di stima che di scontri. Musk rivendica un approccio “vision-only”, basato solo su telecamere, più economico e scalabile. Nvidia propone invece una soluzione ricca di sensori, più costosa ma, secondo molti, più sicura. In mezzo c’è il mercato, che guarda ai prossimi due o tre anni come alla fase decisiva: prima auto sempre più autonome per i privati, poi flotte di taxi senza conducente.
Una scommessa già incorporata nei prezzi
Tesla scommette di vincere come specialista verticale, controllando tutto, dal software al veicolo. Nvidia punta a essere il fornitore dell’intero settore, vendendo la tecnologia a tutti, da Mercedes a Uber. Chi avrà ragione lo dirà la strada. Per ora, però, una cosa è chiara: con multipli da 237 volte gli utili, la Borsa sta già pagando Tesla come se avesse vinto la corsa dei robot-taxi. L’abbonamento all’FSD è solo l’ultimo, ingegnoso tassello per rendere quella scommessa un po’ più credibile.
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