TIM, dal lontano passato un rimborso da 1 miliardo di euro


La Corte d’Appello di Roma ha ordinato la restituzione del canone concessorio pretesto dallo Stato, nel frattempo cresciuto fino a un miliardo di euro, ma Palazzo Chigi ha annunciato il ricorso e per gli analisti non è ancora chiaro se l’ex monopolista riuscirà a ottenere tale cifra.


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Un miliardo per TIM

Una vicenda in corso da oltre 25 anni che potrebbe portare nelle casse di Telecom Italia un miliardo di euro. Ieri l’ex monopolista ha comunicato che la sentenza della Corte d’Appello di Roma ha ordinato la restituzione del canone concessorio preteso dallo Stato per l’anno successivo alla liberalizzazione del settore che era stato prorogato in modo illegittimo secondo la società e la Corte di Giustizia dell’Unione europea.

Era il 1998 e dagli oltre 500 euro di milioni versati, si è passati a un miliardo comprendendo tutti gli interessi.

La sentenza è immediatamente esecutiva e la società ha annunciato l’avvio immediato delle procedure per il recupero dell’importo in questione.

A Piazza Affari, intanto, il titolo aveva concluso la seduta di ieri con un balzo del 4,5%, arrivato negli ultimi minuti dopo la diffusione della nota, e questa mattina ha aperto in calo di oltre l’1% a 0,2285 euro.

La vicenda

Secondo la nota diffusa ieri da TIM, sulla vicenda era intervenuta in diverse occasioni la Corte di Giustizia dell’UE, segnalando il contrasto tra la direttiva sulla liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni e le norme nazionali che avevano prorogato per il 1998 l’obbligo di pagamento del canone a carico dei concessionari di settore.

In particolare, nel 2020 la magistratura europea aveva stabilito che il sistema normativo comunitario non consentiva a una normativa nazionale di prorogare per l’esercizio 1998 l’obbligo imposto a un’impresa di telecomunicazioni, precedentemente concessionaria (come TIM), di versare un canone calcolato in funzione del fatturato, ma permetteva soltanto la richiesta di pagamento dei costi amministrativi connessi al rilascio, alla gestione, al controllo e all’attuazione del regime di autorizzazioni generali e di licenze individuali.

Governo pronto al ricorso

La vicenda, però, potrebbe non essere terminata qui, in quanto il Governo ha annunciato che proporrà un ricorso per la Cassazione contro la sentenza della Corte, chiedendo anche la sospensione degli effetti esecutivi della pronuncia.

La presidenza del Consiglio dei Ministri, appresa la notizia della sentenza di condanna della Corte d’appello civile di Roma a risarcire in favore del Gruppo TIM la somma di circa 528 milioni di euro, oltre interessi, rivalutazione monetaria e spese di lite, comunica che proporrà ricorso per Cassazione e chiederà la sospensione degli effetti esecutivi della pronuncia”, si legge nella nota del Governo.

La view degli analisti

“Al momento non è ancora chiaro se TIM riuscirà a incassare il dovuto in tempi rapidi o se dovrà attendere l’esito del ricorso in Cassazione (con tempi che potrebbero essere piuttosto lunghi, anche se con un pagamento che sarà oggetto di rivalutazione)”, sottolineano da Equita Sim, e “in entrambi gli scenari, la notizia positiva è rilevante per l’ammontare e il grado di visibilità che offre”.

“Apprezziamo anche il fatto che il management abbia mantenuto un approccio comunicativo molto prudente in merito a questo potenziale upside, in attesa dell’esito della sentenza”, proseguono dalla sim, aggiungendo che “oltre all’aspetto di cassa, ci aspettiamo che la sentenza faccia emergere un capital gain importante a livello di Spa, anche se rimane difficile capire se questo comporterà l’emersione di un utile a livello di Spa viste le molte operazioni straordinarie del 2024”.

“Pensiamo che il mercato non prezzerà al 100% la notizia, in parte per le incertezze sui tempi di incasso e in parte per le altre vertenze legali che insistono sul bilancio di TIM e che noi riflettiamo nella valutazione per gli importi effettivamente accantonati, pari a 366 milioni a fine 2023. Come sensitivity, un 50% dell’importo dovuto corrisponderebbe a circa due centesimi per azione di valore addizionale per TIM, che abbiamo riflesso nella nostra valutazione portandola a 0,37 euro da 0,35 euro”, concludono da Equita, confermando il rating ‘buy’ sul titolo.

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