Tim, Deutsche Bank alza il target price dopo la sentenza sul canone di concessione

Gli analisti ritengono che i proventi derivanti possono rassicurare il mercato rispetto alle recenti preoccupazioni su questo tema.
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Il giudizio su Tim di Deutsche Bank
Focus degli analisti su Telecom Italia, mentre il titolo guadagna oltre il 2%, a 0,52 euro, in questa seduta di Piazza Affari svoltasi nel giorno della Befana.
Oggi gli analisti di Deutsche Bank hanno alzato il target price sulle azioni Tim, portandolo da 0,51 a 0,62 euro, confermando la raccomandazione buy.
Secondo la casa d'affari, la vittoria definitiva nella causa sul canone di concessione (con un importo leggermente superiore a 1 miliardo di euro rispetto alle attese) e la proposta di conversione delle azioni di risparmio “sono una buona notizia” per la società guidata da Pietro Labriola che questa mattina ha tenuto una call.
“La nostra valutazione assume proventi pari a 750 milioni di euro dalla causa sulla concessione ed è positivo che Tim abbia vinto il contenzioso, soprattutto alla luce delle recenti preoccupazioni del mercato su questo tema”, proseguono dalla banca.
Gli analisti stimano “che i proventi e la conversione delle azioni di risparmio porterebbero Tim a un rapporto debito netto/EBITDAaL di circa 1,5 volte a fine 2026”. Se Telecom “avrà successo con la conversione, ciò contribuirebbe a semplificare la struttura delle classi di azioni e potrebbe inoltre creare un percorso più chiaro per la remunerazione degli azionisti ordinari. Eventuali programmi di riacquisto di azioni potrebbero anche favorire Poste Italiane nell'aumentare nuovamente la propria partecipazione, qualora non prendesse parte alle operazioni”, concludono da Deutsche Bank.
Il 2026 secondo WebSim
Websim Intermonte si focalizza invece su quello che sarà il 2026 sia per Tim che per l'intero settore delle telecomunicazioni. In particolare, sul fronte M&A, la sim cita i recenti rumor su una combinazione tra Wind3 e Iliad e l'atteso aggiornamento delle linee guida Ue sull'antitrust in primavera, che potrebbe favorire operazioni di consolidamento del mercato.
“Il nostro target price su Tim di 0,68 euro”, spiegano gli esperti, “non incorpora l'upside (quantificabile in circa 0,18 euro/azione) legato a un eventuale consolidamento di mercato tra Wind3 e Iliad, che potrebbe favorire una market repair di cui beneficerebbe indirettamente anche di Tim. Il nostro target price incorpora invece: il rinnovo agevolato delle frequenze ad una probabilità del 66% (circa 0,06 euro/azione), il possibile merger tra Open Fiber e FiberCop entro fine 2026, che potrebbe generare un earn-out di 2,5 miliardi a favore di Tim ma cui attribuiamo una probabilità relativamente bassa (25%, pari a circa 0,03 euro/azione), e la conversione delle azioni di risparmio, giù completamente riflessa nelle nostre valutazioni”.
Secondo il report, l'eventuale conferimento di Poste Mobile in cambio di azioni Tim di nuova emissione "consentirebbe a Poste Italiane di riportare la propria partecipazione in Tim da circa 19,6% (post conversione delle azioni di risparmio) a circa 25%, senza esborsi di cassa, accelerando al contempo la realizzazione delle sinergie industriali tra i due gruppi”.
L’integrazione Fastweb - Vodafone Italia
Secondo il Sole 24Ore, Fastweb avrebbe riorganizzato il debito nell'ambito dell'integrazione con Vodafone Italia, attraverso una maxi-manovra da oltre 9,3 miliardi: 4 miliardi convertiti in patrimonio netto, debito residuo allungato oltre il 2030 e rinuncia a 79 milioni di interessi 2025 da parte della controllante Swisscom (+1,3% alla Borsa di Zurigo).
Per il quotidiano, il rifinanziamento consente di riportare l'indebitamento su livelli coerenti con il settore. “Le nuove assunzioni del piano (Cagr 2025-30 +4% sui ricavi ed ebitda)”, spiegano gli esperti di Intermonte, “risultano più bullish rispetto alle nostre attese (Cagr -0,1% sui ricavi e +2% sull'ebitda). Le nostre stime assumono ricavi pari a 7,3 miliardi a fine 2030 (rispetto al consensus di 7,5 miliardi e piano 8,8 miliardi) e un Ebitda adjusted in area 3,7 miliardi (consensus non disponibile, piano 3,9 miliardi) a fronte di ipotesi più conservative sull'execution, in particolare sulla tempistica e sull'effettiva cattura delle sinergie legate all'integrazione”.
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