Btp, il Tesoro colloca 8 miliardi di euro: rendimenti in crescita

L’andamento delle obbligazioni continua a essere influenzato dalle prospettive di politica monetaria della Banca centrale europea, attualmente poco chiare a causa del conflitto in Medio Oriente.
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Il collocamento odierno del Btp
Aumentano i rendimenti dei Btp collocati dal Ministero del Tesoro nell’asta odierna ce visto il totale dei titoli di stato raggiungere gli 8 miliardi di euro per quelli con scadenze a 3, 7 e 15 anni.
Passando in rassegna i vari titoli, per la terza tranche del Btp 2,4% scadenza 15-03-2029 (ISIN IT0005689960) sono stati collocati 2,5 miliardi di euro a fronte di una richiesta di 4,2 miliardi (1,68 rapporto di copertura) ad un rendimento lordo del 2,91%, in aumento di 16 punti base rispetto all'asta precedente.
Il nuovo Btp benchmark a 7 anni, scadenza 15-06-2033 (ISIN IT0005704868), ha raccolto ordini per 5,791 miliardi e assegnato 3,75 miliardi di euro (1,54 rapporto di copertura) al 3,51% lordo, in aumento di 18 punti base.
Assegnati infine 1,75 miliardi di euro della seconda tranche del Btp a 15 anni (ISIN IT0005694630), scadenza 01-10-2041, a un rendimento del 4,27%: la domanda e' stata pari a 2,976 miliardi, per un rapporto di copertura di 1,70.
Il Btp oggi
Intanto, il Btp decennale mostra un rendimento del 3,827% (+1%) da 3,790% della precedente chiusura, in un mercato che resta volatile con occhi alla fragile tregua del conflitto in Iran.
Il differenziale (spread) di rendimento tra Italia e Germania (Btp – Bund) sul tratto decennale vale 78 punti base dai 76 del finale di ieri.
Sul tratto più breve della curva, il tasso del Btp a 2 anni è in lieve aumento a 2,7715% da 2,760% mentre sulla scadenza a 5 anni il rendimento è a 3,173%, in moderato rialzo da 3,155%.
Il rendimento del Btp a 30 anni sale più marcatamente a 4,631% da 4,596%.
Focus sulla BCE
La guerra in Iran ha fatto salire i rendimenti e scendere i prezzi dei titoli di Stato dell'eurozona, compresi i Btp. I mercati obbligazionari scontano possibili rialzi dei tassi di interesse, mentre prima della crisi in Medio Oriente si aspettavamo stabilità da parte della Banca centrale europea.
Quando la BCE aumenta i tassi ufficiali, cresce il costo del denaro in tutta l’economia e gli investitori iniziano a pretendere rendimenti più elevati anche dai titoli di Stato. I nuovi Btp vengono quindi emessi con interessi più alti, mentre quelli già in circolazione – che pagano cedole più basse – diventano meno convenienti e il loro prezzo scende, facendo salire il rendimento sul mercato. Inoltre, tassi più alti rendono più oneroso per lo Stato rifinanziare il debito, per cui gli investitori richiedono un premio maggiore per il rischio: il risultato complessivo è un aumento dei rendimenti dei Btp.
Cambiano le prospettive
Secondo i gestori, la reazione del mercato è stata eccessiva e i rendimenti dei titoli di Stato potrebbero scendere nel secondo trimestre se si allenteranno le tensioni geopolitiche.
La guerra in Iran ha drasticamente cambiato le prospettive sui tassi di interesse delle principali banche centrali mondiali, compresa quella europea, nel mese di marzo. I mercati obbligazionari hanno reagito negativamente, con i prezzi dei titoli di Stato, compresi i Btp, che sono scesi e i rendimenti sono saliti, soprattutto nelle scadenze brevi e medie. Nonostante l'annuncio del cessate il fuoco per due settimane, il secondo trimestre 2026 si è aperto all'insegna dell'incertezza sugli esiti del conflitto in Medio Oriente e con crescenti timori di stagflazione, un mix di alta inflazione e stagnazione economica.
“Le aspettative di politica monetaria sono radicalmente opposte a quelle prezzate a fine febbraio”, spiega Massimo Spagnol, gestore obbligazionario di Generali Asset Management. I mercati sono arrivati a prevedere tre o quattro rialzi di 0,25 punti percentuali da parte della Banca centrale europea nel corso del 2026, mentre fino alla fine di febbraio non ritenevano probabile alcuna azione.
Nella riunione dello scorso 19 marzo, la BCE ha lasciato il tasso di riferimento al 2%, ammettendo, però, che la guerra in Medio Oriente “ha reso le prospettive notevolmente più incerte, creando rischi al rialzo per l'inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica”.
Secondo Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet Asset Management, “il mercato è stato molto reattivo” allo shock dei prezzi del petrolio e del gas, memore dell'effetto della crisi energetica del 2022 causata dall'invasione russa dell'Ucraina. “Per l'anno in corso, sono stati prezzati anche quattro rialzi da parte della BCE: questo restringimento ci appare non realistico nella magnitudine e nella rapidità”, afferma Campisi, il quale ritiene che non ci potrebbero essere “più di due” aumenti dei tassi d'interesse.
Gli investitori iniziano quindi il secondo trimestre chiedendosi se i mercati possano essersi sbagliati riguardo alle future mosse della BCE e delle altre banche centrali. Jeffrey Cleveland, capo economista di Payden & Rygel, si dice “scettico” riguardo alle attuali valutazioni obbligazionarie, poiché l'attuale shock energetico rappresenta uno “shock di offerta” dovuto al blocco dello Stretto di Hormuz e ai danni alle strutture del gas in Qatar. Le banche centrali tendono generalmente a “non contrastare questo tipo di shock con misure restrittive”, afferma Cleveland.
Aumenteranno i rendimenti dei titoli di Stato nel secondo trimestre?
Di fronte all'evoluzione delle aspettative sui tassi d'interesse, il mercato dei titoli di Stato dell'eurozona ha reagito immediatamente con un aumento dei rendimenti obbligazionari a breve termine, che sono più sensibili a una risposta difensiva da parte della BCE volta a privilegiare il controllo dell'inflazione e la stabilità finanziaria rispetto agli stimoli alla crescita. Se i prezzi dell'energia dovessero stabilizzarsi nei prossimi mesi, tali rendimenti “appaiono elevati”, secondo il team dedicato al reddito fisso di JP Morgan Asset Management, il quale aggiunge che, in scenari più severi, i rendimenti potrebbero aumentare ulteriormente.
I mercati obbligazionari tengono d'occhio anche le politiche fiscali. I primi segnali provenienti dall'Europa “indicano che il sostegno fiscale sarà temporaneo, mirato e specifico e non si tratterà di misure di stimolo generalizzato della domanda, come quelle attuate nel 2022”, afferma il team di JP Morgan Asset Management. Tuttavia, qualora i governi dovessero varare misure più consistenti, “ciò comporterebbe con ogni probabilità un aumento dei rendimenti nella parte centrale della curva, mentre un approccio fiscale più prudente determinerebbe una maggiore pressione al rialzo sui rendimenti a breve termine”.
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