Torna la propensione al rischio a Wall Street

Le speranze di una trattativa tra Stati Uniti e Iran, e il calo dei prezzi del petrolio, portano al miglioramento del sentiment alla Borsa di New York, anche se alcuni analisti mantengono un certo scetticismo sul futuro andamento dei mercati.
Indice dei contenuti
Wall Street oggi
Wall Street di slancio e destinata ad un’apertura positiva nella giornata odierna dopo la notizia del tentativo degli Stati Uniti di ottenere un cessate il fuoco nel conflitto in Medio Oriente, attenuando i timori degli investitori riguardo a prolungate interruzioni dell'approvvigionamento energetico.
Così, il prezzo del Brent scende sotto quota 96 dollari, dopo aver toccato i 108 dollari nei giorni precedenti, mentre il greggio WTI si ritrae a 88,70 dollari al barile.
Il calo del greggio spinge al rialzo i future sui tre principali indici della Borsa di New York (S&P500, Dow Jones e Nasdaq 100), tutti in crescita di oltre l’1%.
Il dollaro guadagna qualcosa nei confronti dell’euro, con la coppia EUR/USD a 1,1594, mentre il Bitcoin torna sopra quota 71 mila dollari. Salgono i prezzi dell’oro dell’argento, rispettivamente a 4.556 e 72,70 dollari l’oncia.
Spiragli di pace?
Il sentiment è migliorato dopo che il New York Times ha riferito dell’invio all’Iran da parte di Washington di un piano in 15 punti per porre fine alla guerra. L'emittente israeliana Channel 12 riporta che gli Stati Uniti intendono discutere il piano durante la proposta di cessate il fuoco.
L’agenzia Reuters scrive che la proposta è stata consegnata all’Iran dal Pakistan e le trattative per la de-escalation potrebbero svolgersi nello stesso Pakistan e in Turchia. Teheran, però, ha finora negato pubblicamente di voler negoziare con l'amministrazione Trump.
A questo si è aggiunta la notizia di un’apertura dello Stretto di Hormuz, anche se con molti limiti, facendo scendere così i prezzi del petrolio.
Torna la propensione al rischio
"Questa mattina si registra una ripresa della propensione al rischio, il che è comprensibile visti i recenti sviluppi, ma per noi non è il momento di approfittare del rally", secondo Christophe Boucher, responsabile degli investimenti presso ABN Amro Investment Solutions. "Si percepisce chiaramente la reazione degli algoritmi alle parole chiave 'pace', 'negoziazione' e 'cessate il fuoco'", ha aggiunto.
"Gli investitori dovrebbero essere cauti nell'ipotizzare una rapida ripresa dei flussi energetici, ma la nostra ipotesi di base è che vengano ripristinati senza danni economici significativi o duraturi", scrivono gli analisti di UBS Global Wealth Management.
Un avviso di stare attenti è arrivato anche da Skylar Montgomery Koning, stratega macro di Bloomberg: "È opportuno mantenere un certo scetticismo riguardo al calo delle materie prime, ma è anche importante ricordare che un ritorno all'ottimismo pre-bellico nei mercati azionari europei sarà difficile se i rendimenti rimarranno elevati".
Secondo Francisco Simón, responsabile della strategia europea di Santander Asset Management, la sostenibilità del rally odierno dipenderà in larga misura da una risposta costruttiva da parte dell'Iran, e la situazione sul campo impone agli investitori di mantenere un atteggiamento prudente.
"L'esito non dipende esclusivamente dagli Stati Uniti", ha affermato, e "Il panorama geopolitico regionale rimane complesso e coinvolge molteplici attori, in particolare l'Iran, che conserva un notevole potere negoziale. Ciò continua a introdurre un ulteriore livello di rischio, soprattutto attraverso il canale energetico".
Dati macro e Fed
Oggi, intanto, sono arrivati i dati sui prezzi all’importazione e all’esportazione del mese di febbraio, attesi dai mercati per verificare lo stato di salute dell’economia in ottica di politica monetaria, indicando un surriscaldamento dei prezzi negli Stati Uniti e polverizzando le stime degli analisti:
- Prezzi Import (mensile): balzo dell'1,3% (previsione: 0,6% | precedente: 0,6%).
- Prezzi Export (mensile): salita dell'1,5% (previsione: 0,5% | precedente: 0,6%).
- Dati annuali (YoY): l'inflazione all'esportazione accelera al 3,5% (da 2,6%), mentre quella all'importazione torna prepotentemente positiva all'1,3% (da -0,1%).
Numeri che si inseriscono all’interno di un'impennata dei prezzi del petrolio legata al conflitto con l'Iran, che ha ravvivato i timori sull'inflazione, complicando le prospettive dei tassi di interesse delle banche centrali.
Secondo lo strumento FedWatch del CME Group, i mercati non prevedono alcun allentamento da parte della Federal Reserve quest'anno, rispetto ai due tagli previsti prima dello scoppio della guerra.
La Finestra sui Mercati
Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!
