Tre scenari Usa- Europa

Le tensioni tra le due sponde dell'atlantico hanno chiari riflessi sui mercati: in primis bond e valute. Vediamo settore per settore cosa potrebbe accadere
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Seconda lettura del PIL QoQ del 3Q25 degli Stati Uniti che dovrebbe essere in linea con il +4,3% della lettura flash (nonostante gli effetti degli shutdown abbiamo aumentato la volatilitร dei dati) e richieste di sussidi settimanali alla disoccupazione (stima 203k contro 198k della scorsa settimana).
Nel primo trimestre del 2026 lโamministrazione statunitense ha rilanciato con forza unโaggressiva politica commerciale, minacciando lโimposizione di dazi significativi e differenziati su una vasta gamma di merci provenienti dallโUnione Europea e da diversi alleati tradizionali tra cui, in una mossa geopoliticamente simbolica, la Groenlandia.
Dazi che riteniamo puntino anche a dividere lโEuropa su questioni strategiche (divide et impera). E non รจ che la definizione dellโaccordo quadro con la Nato abbia in qualche modo attenuato i toni. Anche perchรฉ questo deve essere finalizzato. Vedremo.
Analizziamo le radici geopolitiche e macroeconomiche di questa escalation, valutiamone lโimpatto immediato e differenziato sui mercati finanziari globali (azionari, obbligazionari sovrani e strutture a termine delle curve dei rendimenti) e delineiamo gli scenari probabili per il sistema economico internazionale.
La minaccia, percepita come un rischio sistemico "fat-tail" (a bassa probabilitร ma alto impatto) divenuto realtร , ha agito da potente acceleratore delle tensioni latenti, innescando una riallocazione degli asset su scala globale. Il contesto geopolitico ed economico: perchรฉ il 2026? Le minacce del 2026 non nascono in un vuoto politico, ma sono il culmine di tendenze in atto da oltre un decennio.
La persistente rivalitร strategica USA-Cina, che spinge Washington a "riordinare" anche le relazioni con gli alleati, รจ tra le motivazioni principali delle nuove tensioni. Se a questa aggiungiamo le pressioni inflazionistiche residue che rendono il protezionismo uno strumento di politica interna attraente e la ridefinizione delle catene di valore globali, dove lโaccesso a risorse critiche (come le terre rare della Groenlandia) diventa una questione di sicurezza nazionale, il disegno di Trump diventa piรน chiaro.
Lโinclusione della Groenlandia nel novero dei paesi minacciati รจ un chiaro segnale geopolitico. Lโisola, autonoma sotto la Danimarca, รจ diventata un crocevia di interessi per le sue immense risorse minerarie (criolite, terre rare, potenziale idrocarburico) e la sua posizione strategica nellโArtico. Lโipotesi di dazi mirati colpisce direttamente gli investimenti europei e cinesi nel suo sviluppo estrattivo, rivelando lโintento statunitense di controllare lโaccesso a queste risorse e limitare lโinfluenza di competitori in un'area considerata il proprio "cortile" strategico.
Per lโUE, le minacce si concentrano sui settori dellโauto elettrica e di lusso, sullโacciaio e lโalluminio "verde" (soggetti giร a misure del CBAM dellโUE), sullโaerospazio e sui prodotti agroalimentari di alta gamma. ร uno scontro non solo commerciale, ma tra modelli di regolamentazione: il "America First" produttivista contro il modello europeo del Green Deal e della sovranitร strategica. Lโimpatto immediato sui mercati azionari: volatilitร settoriale e fuga verso la qualitร . La reazione dei listini globali รจ stata istantanea e selettiva, evidenziando la paura di una stagflazione indotta da shock commerciale (costi piรน alti + crescita piรน bassa). Tra i settori che riteniamo possano essere tra i piรน colpiti, se lโesclation andasse avanti, troviamo:
โข automotive europeo. I produttori tedeschi e, in misura minore, francesi e italiani, hanno giร subรฌto correzioni a doppia cifra in pochi giorni. Le case automobilistiche con una forte esposizione al mercato USA e modelli a bassa marginalitร nell'elettrico sono state le piรน penalizzate. Gli ETF settoriali europei hanno registrato massicci deflussi;
โข beni di lusso. Il panico ha colpito un pilastro del benchmark europeo. Il timore di un contraccolpo della domanda americana, combinato ad un potenziale rallentamento cinese, ha in parte eroso le valutazioni premium del settore;
โข aerospazio/difesa. I contractor puramente commerciali hanno sofferto, mentre i titoli con portafogli governativi e legati alla difesa (soprattutto europei, in vista di un aumento delle spese militari) hanno mostrato resilienza o addirittura guadagni;
โข estrazione risorse. Le societร minerarie quotate con progetti in Groenlandia hanno visto un crollo. La percezione di rischio geopolitico ha superato le fondamenta dei progetti, congelando potenziali finanziamenti;
Viceversa i settori che saranno beneficiati (rotazione difensiva e speculativa) crediamo possano essere:
โข Difensivi & Utilities. Fuga verso i flussi di cassa stabili. Alimentari, farmaceutici e utilities hanno giร in parte attirato capitali in cerca di rifugio;
โข "America First" e sostituti domestici. I titoli statunitensi dei settori acciaio, alluminio, auto tradizionali e agricoltura hanno beneficiato della prospettiva di protezione. Anche le societร tecnologiche con catene del valore prevalentemente domestiche/north-american sono rimaste relativamente schermate;
โข energia e materie prime. Incremento di volatilitร . I prezzi delle commodity hanno reagito alla prospettiva di frammentazione degli scambi, con possibili inefficienze e aumenti dei costi logistici. Il terremoto nelle obbligazioni sovrane e le curve dei rendimenti: la dicotomia transatlantica. Lโimpatto piรน profondo e tecnicamente significativo si รจ registrato nel mercato del debito sovrano, ma con dinamiche opposte ai due lati dellโAtlantico. Per quanto riguarda il Tesoro USA (Safe Haven e Aspettative di Politica Monetaria), inizialmente, si รจ verificato un classico flight-to-quality verso i Treasury, soprattutto quelli a breve termine, abbassando i rendimenti. Tuttavia, la narrativa รจ rapidamente mutata.
Gli investitori hanno iniziato a prezzare il rischio che la Fed, di fronte ad un possibile shock inflazionistico da costi di importazione (magari amplificato da un dollaro debole) e al contempo ad un rallentamento della domanda estera, potesse trovarsi in una trappola. Il mercato ha iniziato a scontare una Fed piรน "hawkish" di fronte all'inflazione, ma con un tetto dei tassi piรน basso a causa della debolezza della crescita. Ciรฒ ha portato ad un appiattimento della curva dei rendimenti USA, con i tassi a lungo termine che salivano meno di quelli a breve in flessione (potenziale inversione).
Il breakeven inflation (derivato dai TIPS) รจ salito, segnalando un aumento delle attese inflative.
Europa: lo spettro della stagflazione e la fuga dal rischio periferico. I rendimenti dei Bund tedeschi sono variati, spinti da una doppia forza: il safe haven intra-europeo e le aspettative di un prolungamento della politica accomodante della BCE, paralizzata tra la necessitร di combattere l'inflazione importata e di sostenere un'economia in shock da domanda.
I mercati hanno temuto l'impatto asimmetrico di una guerra commerciale su economie giร fragili, con alti debiti pubblici e dipendenti dalle esportazioni. La BCE si รจ trova sotto pressione estrema, costretta a valutare interventi straordinari (il "mercato anti- frammentazione" o un nuovo strumento) per evitare una crisi finanziaria, mentre combatte pressioni inflative. La curva dei rendimenti europea si รจ appiattita anch'essa, ma per motivi recessivi piรน che inflativi.
Implicazioni per i mercati valutari e le commodity
โข Dollaro USA (USD). Forte apprezzamento. Combinazione di safe haven, attese di tassi relativamente piรน alti e rimpatrio di capitali; โข Euro (EUR). Forte deprezzamento. Pressioni dalla divergenza di politica monetaria attesa, dalla debolezza economica e dall'incertezza politica nell'UE; โข Commodity. Effetto ambivalente. Il dollaro potenzialmente forte tenderebbe a deprimere i prezzi, ma la potenziale dislocazione degli scambi e l'aumento dei costi logistici creano premio di rischio. Le materie prime strategiche (terre rare, litio) hanno visto salire i prezzi per il rischio di interruzione. Prospettive e scenari per il 2026 e oltre. Nessuno puรฒ essere certo dellโesito finale di ciรฒ che sta accadendo. La minaccia di un inasprimento sui dazi ha infatti aperto scenari divergenti. Ne abbiamo quindi delineati tre:
1. scenario di escalation (probabilitร media-alta). Implementazione dei dazi, ritorsioni europee mirate e calcificate. Conseguenze: recessione tecnica in Europa, stagnazione negli USA, persistente inflazione da costi, volatilitร cronica nei mercati, pressione estrema sulla coesione dell'UE e sulla NATO. Le curve dei rendimenti rimarrebbero piatte/inverse, con spread periferici ampi. Dominio del trading settoriale e tematico ("difesa", "autarchia energetica");
2. scenario di negoziazione (probabilitร media). Dazi annunciati ma parzialmente sospesi in cambio di concessioni UE/Groenlandesi su specifici settori (es. accesso alle risorse, allineamento su sussidi industriali). Mercati recuperano parzialmente, ma la "premium for geopolitical risk" rimane permanentemente piรน alta. Le banche centrali mantengono una retorica cauta;
3. scenario di de-escalation (probabilitร bassa). Ritiro delle minacce dopo pressioni del Congresso o di alleati interni. Rally tecnico forte su azioni europee e periferiche, steepening delle curve. Tuttavia, il danno di fiducia รจ fatto: il rischio commerciale rimarrร un fattore primario di pricing. Cercando di riassumere che fare per gli investitori. Le minacce di dazi USA del 2026 hanno agito come un potente catalizzatore, accelerando la transizione da un mondo globalizzato a uno frammentato in blocchi economico-strategici. L'impatto immediato sui mercati รจ stato una chiara mappatura di questi timori: rotazione dall'Europa verso gli USA, ricerca di sicurezza nel debito sovrano core a scapito delle periferie e premi di rischio gonfiati per i settori e le regioni nella linea di fuoco.
Per gli investitori istituzionali e i policymaker, il nuovo paradigma richiede non solo l'analisi dei fondamentali macroeconomici, ma anche una sofisticata "intelligence geopolitica" integrata nei modelli di asset allocation. La curva dei rendimenti, da semplice indicatore di attese di inflazione e crescita, รจ diventata il termometro di una febbre geopolitica che rischia di alterare per anni la fisionomia dei mercati finanziari globali. Il 2026 potrebbe essere ricordato non solo come l'anno dei dazi, ma come l'anno in cui la finanza ha pienamente incorporato il prezzo della frammentazione.
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