Trimestre “record” per Unicredit e target 2022 confermati nonostante la Russia

unicredit titolo

La banca ha ridotto di 2 miliardi la sua esposizione russa e ha messo a segno una crescita di oltre il 30% nei primi tre mesi del 2022 escludendo i risultati nel paese di Putin.


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Trimestrale record

Risultati importanti per Unicredit nei primi tre mesi del 2022, caratterizzati da numeri record e dalla riduzione dell’esposizione in Russia.

La banca ha chiuso il primo trimestre dell’anno con un utile netto contabile di 247 milioni, in calo del 72,2% rispetto allo stesso periodo del 2021 proprio a causa di svalutazioni prudenziali su crediti per 1,3 miliardi “quasi interamente verso la Russia”, spiegano da Piazza Gae Aulenti.

Al netto della Russia, invece, l’utile balza del 37,8% a 1,2 miliardi, dato superiore al consensus di mercato pubblicato sul sito dell’istituto, fermo a 413 milioni di euro.

Il management dell’istituto ha descritto questo trimestre come “record”, nel corso del quale sono stati raggiunti i target del piano ‘Unicredit Unlocked’ su “tutti gli indicatori finanziari”, grazie “a forti performance e un continuo momentum nel business, a testimonianza della forza del core business e dell'impegno delle persone”.

Il piano “funziona”

Tra gli altri dati, i ricavi complessivi compresa l’esposizione in Russia sono saliti del 7,3% a 5 miliardi di euro e con un margine di interesse a 2,3 miliardi (+6%), oltre a commissioni di 1,8 miliardi (+7,3%).

La posizione patrimoniale con CET1 ratio risulta al 14%, includendo il riacquisto di azioni proprie per 1,6 miliardi relativo al 2021, la maturazione di dividendi per 0,4 miliardi nel 1Q 2022 e l’impatto delle rettifiche su crediti.

Infine, sono calati i costi operativi, scesi a 2,3 miliardi (-2,6%) per un rapporto cost/income sceso al 46,7%.

“Il nostro piano sta funzionando bene con le modifiche che stiamo implementando”, commentava l’ad Andrea Orcel, aggiungendo di essere “confidente di poter confermare le restituzioni agli azionisti per l'anno in corso. Dobbiamo essere attenti in un mondo volatile, ma il nostro focus è sull'esecuzione del piano”.

Ridotta l’esposizione in Russia

L’importo dell’esposizione alla Russia di Unicredit è stato ridotto complessivamente di 2 miliardi di euro, considerando la perdita massima legata a Mosca nello scenario peggiore pari a 5,2 miliardi di euro, con un impatto di 128 punti base sul coefficiente Cet1.

Nel corso di una conference call con le agenzie di stampa, Orcel ha spiegato che di questi 92 punti base “sono già stati assorbiti nel primo trimestre”, ovvero il “70% del totale”.

A seguito delle svalutazioni e degli accantonamenti, sottolinea il manager, Unicredit risulta nella posizione di poter valutare senza fretta “tutte le opzioni senza ulteriore impatto sul capitale”, nell’interesse degli stakeholder”.

Nonostante “l’uscita dal paese risulti complicata, come “banca occidentale abbiamo molto chiara la posizione che abbiamo preso e cosa i nostri stakeholder vogliono fare sulla Russia”.

Anche se il manager non ha chiarito gli obiettivi di Unicredit in Russia, Orcel ha affermato di voler commentare le strategie “quando le facciamo e non quando sono in corso”.

“Se guardate quanti hanno dichiarato di voler uscire dalla Russia e quanti l'hanno fatto davvero la lista è molto corta perché è molto complicato”, concludeva Orcel.

Dividendo

I risultati diffusi questa mattina permettono a Unicredit di confermare la distribuzione di un dividendo di “almeno 16 miliardi nel triennio 2021-2024”, considerato lo scenario macroeconomico base case e l’esecuzione del piano strategico.

Restano “confermate le ambizioni finanziare di Unicredit Unlocked 2024 con una generazione organica di capitale media di 150 punti base, ricavi netti incrementali di 1,1 miliardi e Rote di circa il 10 per cento”, spiega la nota della banca, aggiungendo che sono già stati “ottenuti risultati positivi grazie all'effetto combinato delle tre leve di ricavi netti, costi ed efficienza del capitale”.

Inoltre, “la banca resta concentrata nell'esecuzione del Piano Strategico 2022-2024 per sprigionare a pieno il valore di Unicredit ed è impegnata a produrre rendimenti appetibili e sostenibili, con l'ambizione di distribuire agli azionisti almeno 16 miliardi entro il 2024".

La conferma del target

Per quanto riguarda l’anno in corso, Unicredit “conferma per il 2022 la propria guidance finanziaria, rettificata per l'impatto della Russia, sulla base del proprio scenario macroeconomico base case che stima una crescita del Pil nelle aree geografiche in cui UniCredit è presente di circa il 2,6% nel 2022 e del 3,1% nel 2023, con inflazione stimata al 5,9% nel 2022 e 2,4% nel 2023”.

L’anno è previsto dall’istituto con un utile oltre i 3,3 miliardi, ricavi a 16 miliardi e un coefficiente Cet1 tra il 12,5% e il 13%.

Il raggiungimento degli obiettivi escludendo la Russia “significa che il resto della nostra rete supererà in modo considerevole i target”, pertanto “il resto del gruppo va più veloce di quanto avevamo previsto”, spiegava Orcel.

La posizione degli analisti

La diffusione dei risultati ha attirato forti acquisti sul titolo Unicredit, fermo in apertura per eccesso di rialzo, poi entrato in contrattazione con uno sprint del 7% sopra i 9 euro e sovraperformando rispetto al settore bancario.

Il mercato, dunque, ha accolto positivamente i numeri e gli analisti di Banca Akros definiscono “molto solida” la performance operativa di Unicredit, con l’istituto che “risulta in grado di assorbire l’impatto dell’esposizione russa”.

Trimestre “nettamente superiore alle attese a livello operativo” per gli analisti di Equita, con un ruolo importante per le “conferme del buyback e del target di distribuzione al 2024”.

Da Kbw confermano la raccomandazione ‘outperform’ e il prezzo obiettivo a 13,9 euro sul titolo, sottolineando “i forti trend operativi e la conferma del buyback”.

Consiglio di acquistare Unicredit anche da Berenberg, i cui analisti evidenziano come i conti trimestrali abbiano mostrato net interest income, commissioni e costi migliori delle attese del consenso”.

Inoltre, aggiungono dall’istituto, il mercato ha apprezzato “l’aggiornamento sulla Russia e il buyback”.


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