Ucraina: quattro anni di guerra, difesa europea in prima linea sui mercati

25/02/2026 11:00
Ucraina: quattro anni di guerra, difesa europea in prima linea sui mercati

A quattro anni dall’invasione russa, il conflitto non è più percepito come uno shock temporaneo ma come un fattore strutturale di rischio geopolitico. I mercati hanno integrato una nuova realtà europea fatta di maggiore spesa per la sicurezza, resilienza energetica e autonomia industriale. In questo contesto la difesa resta al centro dei flussi, mentre energia, manifattura e settori legati alla normalizzazione continuano a muoversi tra volatilità e incertezza.

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Rischio geopolitico strutturale e nuova agenda europea

A quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, il mercato ha cambiato prospettiva. Come si legge nel report di Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, il conflitto non è più considerato un evento transitorio ma un elemento permanente nella valutazione degli asset europei.

Il cambiamento è profondo. La spesa pubblica, la sicurezza energetica, l’autonomia industriale e la politica di difesa sono oggi variabili centrali nella lettura dell’Europa da parte degli investitori, molto più di quanto accadesse nel periodo pre-2022. Il rischio geopolitico è diventato strutturale, puntualizza Diodovich, non più ciclico.

Anche il contesto politico continua a influenzare il sentiment. Alla vigilia dell’anniversario dell’invasione, il sostegno europeo a Kiev è stato messo sotto pressione dal veto ungherese su sanzioni e finanziamenti. Per il mercato, spiega Diodovich, si tratta di un segnale di possibile frammentazione decisionale all’interno dell’Unione Europea, elemento che può impattare rapidamente su difesa, bond sovrani e settori esposti alla ricostruzione.

La nuova agenda europea è chiara per Diodovich: più sicurezza, maggiore resilienza industriale, più attenzione all’indipendenza energetica. Questa trasformazione ha implicazioni dirette sulle scelte di allocazione degli investitori, che premiano i comparti coerenti con il nuovo paradigma.

Difesa europea al centro dei flussi

Il settore della difesa europea resta uno dei comparti più sostenuti dai flussi, non per motivi tattici ma per ragioni strutturali. Diodovich evidenzia come la forza del movimento sia ancorata a fattori concreti: backlog consistenti, guidance robuste e una visibilità elevata su ordini e ricavi.

Dal 2022 la spesa militare in Europa è salita in modo marcato e, precisa Diodovich, la traiettoria resta orientata al rialzo fino almeno al 2026, con ulteriori incrementi attesi. La difesa è diventata una priorità politica e strategica. Inoltre, osserva Diodovich, nei prossimi mesi i fondi europei destinati al supporto di Kiev potrebbero privilegiare sempre più l’acquisto presso produttori europei, rafforzando l’intera filiera UE: aerospazio, veicoli militari, munizioni e componentistica.

Il mercato continua a comprare il tema “sicurezza” come allocazione strutturale, non come semplice trade legato all’emergenza. Leonardo, ad esempio, ha registrato un rialzo del 770% dal 24 febbraio 2022, diventando uno dei simboli di questa rotazione di lungo periodo.

Oltre alla difesa “pura”, sottolinea Diodovich, il focus sulla sicurezza sostiene anche segmenti collegati come nuove tecnologie, droni, missilistica e componenti avanzate. La guerra ha accelerato l’innovazione nel settore e Kiev ha iniziato a riaprire parzialmente il canale export con prime licenze approvate. Questo rafforza l’interesse degli investitori verso tecnologie dual-use, sensoristica, software e supply chain ad alta specializzazione.

Parallelamente, osserva Diodovich, esistono comparti più esposti alle pressioni del conflitto. Energia, manifattura e domanda interna ucraina continuano a muoversi in un contesto difficile. Nelle fasi in cui il mercato intravede progressi diplomatici, spiega Diodovich, si osservano rotazioni rapide verso titoli legati alla ricostruzione, ai viaggi e alle banche con presenza nell’area, mentre la difesa tende a correggere nel breve. Si tratta però di rotazioni tattiche, non di inversioni strutturali.

Secondo Diodovich, nei prossimi mesi gli investitori dovranno monitorare alcune variabili chiave: la continuità del supporto europeo a Kiev, l’evoluzione e la distribuzione della spesa militare tra Paesi e aziende, la tenuta dell’infrastruttura energetica ucraina e i segnali diplomatici capaci di innescare rapide rotazioni settoriali.

Il quadro che emerge è quello di una nuova realtà europea, in cui la sicurezza è diventata una componente permanente dell’agenda economica. Come conclude Diodovich, il settore della difesa resta al centro degli acquisti per ragioni strutturali legate a ordini, priorità politiche e rafforzamento della filiera UE. I settori più direttamente esposti agli effetti economici del conflitto continuano invece a scontare volatilità e incertezza, mentre le aree legate alla ricostruzione possono beneficiare di fasi di ottimismo diplomatico ma con un profilo di rischio elevato.

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