UniCredit lancia un'offerta da 35 miliardi per Commerzbank: la grande sfida bancaria europea

UniCredit ha lanciato ieri un'offerta non sollecitata da 35 miliardi di euro per acquisire il controllo di Commerzbank, la seconda banca tedesca, portando la propria quota oltre la soglia del 30%. La mossa sblocca 18 mesi di stallo e potrebbe dare vita alla più grande operazione di consolidamento bancario cross-border in Europa dalla crisi del 2008. In borsa, Commerzbank schizza dell'8,6% a 32,14 euro, mentre UniCredit chiude in lieve rialzo a 63,84 euro.
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L'offerta: 35 miliardi per superare il 30%
UniCredit ha ufficializzato lunedì 16 marzo 2026 un'offerta pubblica di acquisto non sollecitata su Commerzbank del valore di 35 miliardi di euro (circa 40 miliardi di dollari), con l'obiettivo dichiarato di portare la propria partecipazione oltre la soglia del 30% del capitale della banca tedesca. La banca guidata da Andrea Orcel ha precisato di non puntare, almeno in questa fase, al controllo diretto dell'istituto, ma la mossa è chiaramente pensata per forzare Commerzbank al tavolo delle trattative, dopo oltre 18 mesi di resistenza. Secondo Bloomberg, il corrispettivo per azione implicito nell'offerta si colloca a circa 32 euro, un livello che il mercato ha già anticipato con il forte rally di ieri.
La reazione dei mercati: Commerzbank vola, UniCredit stabile
La risposta di borsa è stata immediata e inequivocabile. Commerzbank (CBK.XETRA) ha guadagnato +8,6% nella seduta di lunedì, chiudendo a 32,14 euro rispetto ai 29,59 euro del venerdì precedente, con volumi quasi triplicati rispetto alla media (7,2 milioni di titoli scambiati). Il titolo si era già indebolito nelle settimane precedenti, passando dai 31,72 euro del 10 marzo ai 29,59 euro del 13 marzo, riflettendo l'incertezza sul dossier. UniCredit (UCG.MI) ha invece registrato una variazione contenuta, chiudendo a 63,84 euro (+0,5%), in un contesto di mercato che guarda con cautela ai rischi esecutivi di un'operazione così complessa. Il sentiment sulle due banche si mantiene sostanzialmente neutro, con un indice normalizzato di 0,52 per Commerzbank e 0,47 per UniCredit.
Gli ostacoli: il governo tedesco e la resistenza di Commerzbank
Il percorso verso un'eventuale fusione è tutt'altro che spianato. Il principale ostacolo è il governo tedesco, che detiene circa il 12% di Commerzbank — eredità dei salvataggi post-2008 — e ha finora resistito a qualsiasi approccio di UniCredit, considerando strategica l'indipendenza della banca. Secondo Reuters, l'offerta di Orcel è stata definita internamente a Commerzbank una proposta "ribassista" (low-ball bid), pensata più per creare pressione negoziale che per essere accettata direttamente. Tra i protagonisti del dossier figurano anche i sindacati tedeschi, tradizionalmente ostili alle grandi fusioni bancarie per il timore di tagli occupazionali, e i principali azionisti istituzionali di entrambi gli istituti.
Il contesto: il grande riassetto bancario europeo
L'operazione si inserisce in un momento di forte spinta verso la consolidazione del settore bancario europeo, sostenuta dalla Banca Centrale Europea che da tempo auspica la creazione di campioni continentali in grado di competere con i colossi americani. UniCredit si è già rafforzata significativamente negli ultimi anni, con acquisizioni in diversi Paesi dell'Europa centro-orientale, e l'eventuale ingresso nel capitale di Commerzbank rappresenterebbe un salto di qualità storico. Il deal, se completato, creerebbe uno dei gruppi bancari più grandi d'Europa per attivi. Per gli investitori retail, va tenuto presente che:
- UniCredit è la prima banca italiana per capitalizzazione, presente nel FTSE MIB
- Commerzbank è quotata nel DAX tedesco e ha una forte presenza nel segmento PMI
- L'operazione potrebbe richiedere mesi o anni prima di una conclusione definitiva
Implicazioni per gli investitori: rischi e opportunità
Per chi detiene titoli UniCredit o intende posizionarsi sul dossier, è fondamentale valutare i due scenari principali. In caso di successo dell'operazione, UniCredit potrebbe beneficiare di sinergie di costo e ricavo stimate dagli analisti in oltre 700 milioni di euro annui a regime, con potenziale di creazione di valore nel medio-lungo termine. In caso di fallimento, il rischio è un aumento dell'incertezza sul titolo e un impiego di capitale non ottimale. Per chi guarda a Commerzbank, il premio implicito nell'offerta offre già un'opportunità speculativa, ma la volatilità resterà elevata. Da monitorare nelle prossime settimane le mosse del governo di Berlino, i giudizi delle agenzie di rating e l'eventuale risposta del CDA di Commerzbank.
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