Vince Macron, le borse temono i tassi ed altre Netflix


Venerdì l’S&P500 ha perso il 2,8%, la peggior seduta dalla fine di ottobre del 2020. L’andamento dei future lascia presagire altri ribassi nella prima seduta della settimana che vedrà arrivare molte trimestrali di peso. C’è il timore che quel che è successo a Netflix possa accadere altre super star del listino.
I mercati cominciano ad abituarsi alla possibilità di un rialzo di 75 punti base dei tassi di interesse negli Stati Uniti a giugno.


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La vittoria di Emanuel Macron alle presidenziali in Francia ha portato solo un momentaneo beneficio all’euro, in calo dello 0,1% a 1,078 su dollaro dopo la puntata a 1,084 di stanotte. I margini tutto sommato ampi della vittoria (58% contro 42% Marine Le Pen) non sembrano in grado di far cambiare verso ai mercati, tutti presi dalle preoccupazioni sull’inflazione.

Anche la stagione delle trimestrali, che questa settimana vede arrivare tutti i grandi nomi dell’high tech, sembra perdere di rilevanza di fronte alla prospettiva di una durissima stretta monetaria negli Stati Uniti, di una nuova impennata dei prezzi dell’energia in Europa e di un ritorno della pandemia in Cina.

Il future dell’indice Dax di Francoforte perde l’1,3%. Il future dell’S&P500 è in calo dello 0,7%. La scorsa settimana, l’indice di riferimento di Wall Street ha perso il 2,8%, il Nasdaq il 3,8%.

ASIA PACIFICO

Ribassi diffusi in tutta l’area stamattina. Nikkei di Tokyo -2%. CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzen -2,2%. Hang Seng di Hong Kong -2,5%. Seul -1,4%. Mumbai -1%.

Il cross dollaro yuan offshore è in rialzo dello 0,8% a 6,57, livello di cambio che non si vedeva dal marzo del 2021. In Cina, le autorità hanno messo in quarantena un’area di Pechino, gli abitanti del distretto di Chaoyang saranno sottoposti nel corso della settimana a tre test. I vertici della capitale, una città da venti milioni di abitanti, hanno avvertito di stare in allerta, lasciando intendere che altre misure di interdizione del contagio potrebbero essere annunciate a breve.

I timori di una caduta della domanda cinese sta penalizzando le materie prime. L’indice Bloomberg Commodity perde l’1,3%. Petrolio Brent -3%. Il future del minerale ferroso è in calo del 7%. Scende anche l’oro, -0,7%.

LA FRANCIA SCEGLIE L'EUROPA

Frederic Leroux, Head of Cross Assets di Carmignac, ritiene che “la chiara vittoria di Emmanuel Macron probabilmente rassicurerà i mercati sul fatto che la dinamica europea non cambierà”. Nella nota diffusa stamattina, l’esperto pronostica che, "nel breve termine, il principale beneficiario logico di questa elezione potrebbe essere l'euro, che venerdì scorso flirtava ancora con i minimi di due anni contro il dollaro”.

Discorso diverso per il CAC40 di Parigi: “Poiché il mercato azionario europeo ha piuttosto sovraperformato il mercato statunitense negli ultimi giorni, non c'è necessariamente una ragione per aspettarsi una massiccia sovraperformance delle azioni francesi o europee rispetto agli Stati Uniti. Per i mercati, l'aspetto negativo di questa elezione piuttosto tranquilla potrebbe tuttavia derivare da una rapida decisione a favore di un embargo petrolifero russo che aggraverebbe le pressioni inflazionistiche e il rallentamento economico (scenario di stagflazione) in Europa.

SPREAD

La guerra in Ucraina sta frenando l’Europa, soprattutto per l’Italia lo scenario è in peggioramento: ha fatto sapere sabato il Centro studi Confindustria. Il conflitto amplifica i rincari di energia e altre commodity, accresce la scarsità di materiali e l’incertezza. Tutto ciò, sommandosi agli effetti dei contagi, riduce il Pil nel 1° trimestre, “allungando un’ombra sul 2° trimestre: l’andamento in aprile è compromesso e le prospettive sono cupe”.

TASSI E BOND

Il buono decennale del Tesoro degli Stati Uniti tratta a 2,85%, in rafforzamento da 2,90% della chiusura.

La banca centrale degli Stati Uniti è “probabilmente pronta per un rialzo di 75 punti base e una maggiore riduzione del bilancio” afferma Sebastien Galy, Senior Macro Strategist di Nordea Asset Management in una nota di commento di venerdì. Market Watch segnala che il mercato dà all’ipotesi 75 punti base circa il 95% di chance.

Ci sono buone ragioni per non ritenere esagerate le argomentazioni da super falco di James Bullard, il membro del board della Fed più estremo sulla stretta monetaria: nei giorni scorsi, il presidente della Federal Reserve di St Louis aveva citato espressamente l’ipotesi di un rialzo di tre quarti di punto. Galy ritiene che Jerome Powell, parlando in modo esplicito di un rialzo di 50 punti base, abbia iniziato un discorso che potrebbe portare a +75 punti base di incremento. I mercati però, non sembrano aver compreso fino in fondo quel che sta per arrivare, sia in termini di rialzo tassi, sia in termini di riduzione del bilancio, lo strategist dice che i tech restano complessivamente molto cari, quelli che si sono ridimensionati, come Netflix, sono stati penalizzati dall’andamento del business, non dai ragionamenti sui tassi d’interesse. Nordea Bank pensa che la Federal Reserve dovrebbe suonare la sveglia con un rialzo da 75 punti base ed una rapida discesa del suo bilancio.

EFFETTO NETFLIX

La perdita di abbonati di Netflix può essere uno dei segnali di una progressiva riduzione della spesa discrezionale, dice Mark Dowding, CIO di BlueBay nella nota diffusa venerdì. In effetti, le famiglie stanno tirando la cinghia perché i redditi reali vengono schiacciati dall’aumento dei prezzi.

“Sarà interessante osservare se l’effetto Netflix si manifesterà in altre aree di consumo. Alla luce di ciò, i tassi ipotecari al 5,25% potrebbero anche iniziare a pesare in modo più evidente sul mercato immobiliare e, anche se potrebbe risultare prematuro invocare una recessione nel 2023, sembra opportuno continuare a declassare le aspettative di crescita per il prossimo anno”.

Dowding consiglia di “sedersi, guardare Netflix e rilassarsi. Per quanto riguarda la piattaforma di streaming, il calo del prezzo delle sue azioni potrebbe essere solo un altro esempio di ciò che accade quando una società (o un’azione) arresta la sua crescita, il cosiddetto ex-growth.

INVESTIRE NELLA BIODIVERSITÀ

Le attività umane hanno ridotto la fauna selvatica del pianeta in media del 68% rispetto a 46 anni fa, avvertivano in una nota diffusa venerdì, il “Giorno della Terra”, Pauline Grange, gestore investimento responsabile e Jess Williams, analista, investimento responsabile di Columbia Threadneedle Investments.

“La perdita di biodiversità rappresenta un grosso problema, la sua importanza economica non può certo essere sottovalutata, se non altro perché la natura e i servizi che fornisce rappresentano un valore economico di 44.000 miliardi di dollari, ovvero più del 50% del PIL mondiale.

Distruggendo la biodiversità, distruggiamo la possibilità di coesistere in modo sostenibile con la natura”. In che modo i mercati possono dare una mano? Aderendo all’obiettivo numero 12 delle Nazioni Unite, quello che riguarda la gestione sostenibile delle risorse. Grange e Williams segnalano John Deere, leader globale nella fornitura di attrezzature agricole, “tra le aziende più innovative nel campo dell’agricoltura di precisione, una tecnologia chiave per ottimizzare la sostenibilità delle prassi agronomiche. Data la sua posizione dominante sul mercato, può avere un impatto enorme. La sua tecnologia di irrorazione, per esempio, consente di evitare trattamenti eccessivi grazie ad ugelli controllati singolarmente.

Inoltre, Deere stima che la tecnologia di precisione possa ridurre del 77% l’uso di erbicidi e pesticidi, sostanze chimiche la cui produzione è ad alta intensità di carbonio”.

TITOLI

Ferrari. Intervistato nel fine settimana dal Sole24Ore, l’amministratore delegato Benedetto Vigna parla del richiamo di oltre 2mila autovetture in Cina. “È un recall avviato qualche mese fa per una possibile anomalia del sistema frenante, che è stato recepito ieri dall’authority cinese. Naturalmente l’attenzione alla sicurezza e alle procedure di controllo e prevenzione nell’industria automobilistica sono molto rigorose. Per noi sono una priorità assoluta”. Interpellato sui numeri della produzione, Vigna afferma che Ferrari è guidata dall’esclusività e non dai volumi.

Exor ha raggiunto un accordo per rilevare il 45% di Lifenet Healthcare, società attiva nel settore della salute, in particolare nella gestione degli ospedali e delle cliniche ambulatoriali. L'operazione avverrà principalmente tramite un aumento di capitale riservato a Exor e la conseguente acquisizione di azioni detenute da Invin, controllante di Lifenet, dice una nota. L'investimento totale da parte di Exor è pari a 67 milioni di euro.

Generali. Un ex socio di peso del gruppo, De Agostini, fa sapere attraverso un’intervista al Corriere della Sera che le Generali “non devono essere di nessun padrone". Le parole sono di Marco Drago, il presidente della società che ha di recente dismesso le quote, ma senza rinunciare ai diritti di voto, perche' "la presentazione della lista da parte del cda rappresenta un momento storico" per la compagnia, spiega il presidente della holding. E su un altro socio importante, Mediobanca, rivela: "In questi 15 anni di nostra presenza come azionisti di Trieste, non ho mai visto Mediobanca pretendere di esercitare il ruolo di azionista di riferimento"


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