VW in Borsa vale poco più di zero. Ecco come è possibile


Tolto il valore della partecipazione in Porsche, la market cap di tutte le altre attività della Casa tedesca non supera i 4 miliardi di euro: una cifra ridicola. Eppure il gruppo ha appena annunciato obiettivi di forte crescita per il 2023


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Previsti nel 2023 crescita di ricavi e redditività

Improvvisamente la Borsa si è svegliata e ha scoperto il titolo Volkswagen. E’ successo venerdì 3 marzo quando il gruppo tedesco ha confermato i risultati del 2022 che aveva già comunicato al mercato e ha fornito delle anticipazioni sul 2023, anch’esse prive di elementi di grande sorpresa. La Casa automobilistica di Wolfsburg conta di vendere quest’anno 9,5 milioni di veicoli, il 6,7% in più degli 8,9 milioni venduti nel 2022. I ricavi dovrebbero superare i 310 miliardi di euro dai 276 miliardi dell’anno scorso e il margine operativo è previsto in crescita all’8,5% dal 7,9% del 2022.

Nessuna di queste notizie, in sé, rappresenta una novità per gli investitori che seguono le vicende del secondo gruppo automobilistico mondiale. Eppure venerdì l’azione privilegiata (quella nei portafogli degli investitori) ha messo a segno un rialzo del 10,5% a 142,2 euro. Si tratta del maggior rialzo degli ultimi 12 mesi.

Sostanziale aumento del dividendo

C’è chi ipotizza che il balzo del titolo sia dovuto all’annuncio di un incremento del dividendo che per le azioni privilegiate sale da 7,56 euro a 8,76 euro. Secondo gli investitori interpellati dalla testata americana Barron’s, anche questa notizia era da tempo nell’aria.

Barron’s segnala un’altra cosa, questa sì che dovrebbe dare una consistente spinta alle quotazioni di Volkswagen.  Oggi, dopo il rialzo di venerdì scorso, la Casa tedesca capitalizza 82 miliardi di euro, vale a dire soltanto 4,7 volte gli utili stimati per il 2023. Si tratta di una sottovalutazione notevole rispetto alle americane GM e Ford che valgono in Borsa rispettivamente 6,9 volte e  8,1 volte gli utili stimati per il 2023.

Su 82 miliardi di market cap, 78 miliardi sono la quota di Porsche

La sottovalutazione diventa addirittura paradossale se si pensa che su 82 miliardi di market cap di Volkswagen, ben 78 miliardi sono il valore della quota di Porsche, della quale Volkswagen possiede il 75% del capitale. E’ come se l’insieme delle attività per produrre le auto che vanno sotto i marchi Volkswagen, Audi, Seat, Skoda, Bentley, Bugatti, Lamborghini, le moto Ducati, i furgoni Volkswagen Veicoli commerciali, nonché i camion e gli autobus Scania e Man, valessero in tutto soltanto quattro miliardi di euro.

Una cifra ridicola pensando che si tratta di attività che l’anno scorso hanno generato complessivamente 16 miliardi di dollari di utili operativi. General Motors, che l’anno scorso ha realizzato un utile operativo di  14,5 miliardi di dollari, capitalizza circa 56 miliardi di dollari.

Lo sconto holding amplificato da una struttura bizantina

E’ chiaro che in Borsa Volkswagen è penalizzata dalla sua struttura azionaria, più volte definita bizantina. La società è controllata dalle famiglie Porsche e Piech che attraverso la loro holding Porsche Automobil Holding (da non confondere con l’azienda delle auto sportive di lusso) possiede il 31,4% del capitale complessivo del gruppo e  il 53,3% dei diritti di voto in assemblea. Il secondo azionista è il Land della Bassa Sassonia con l’11,8% del capitale e il 20% dei diritti di voto. Al terzo posto c’è il fondo sovrano del Qatar con il 10,5% delle azioni e il 17% dei diritti di voto.

Se a questa struttura azionaria, difficilmente permeabile alle spinte del mercato, si aggiunge che il sindacato dei lavoratori ha il 50% dei seggi nel Consiglio di sorveglianza, diventa logico che il mercato applichi uno sconto sul valore di Volkswagen.

Ma qui non si tratta di sconto…. si tratta di valutare poco più di zero il secondo produttore mondiale di auto. Aspettarsi un robusto apprezzamento di Volkswagen è assolutamente logico. Oggi la media dei target price degli analisti che coprono il titolo è 172 euro, un obiettivo di prezzo più alto del 20% rispetto alla quotazione attuale.

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