Wall Street ancora intimorita da petrolio e Fed


La decisione a sorpresa di ieri da parte dei produttori di greggio aumenta le attese di un’inflazione ancora troppo alta, elemento che la Federal Reserve terrà in considerazione alla prossima riunione prevista per il 20 settembre.


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Incertezza a Wall Street

Wall Street verso un’apertura incerta dopo i cali della seduta di ieri, mentre non si allentano in maniera consistente le quotazioni del petrolio dopo la decisione di ieri dei paesi produttori e il permanere delle incertezze sulle future mosse della Federal Reserve.

I future su Nasdaq, quelli sul Dow Jones e i contratti sullo S&P500 cedono lo 0,20% quando manca meno di un’ora dall’avvio delle trattative ufficiali di New York, senza dare certezze sulla seduta di oggi.

Dollaro in calo nei confronti dell’euro e la coppia EUR/USD guadagna lo 0,20% a 1,0745, mentre i Treasury a due (4,949%) e a 10 anni (4,255%) scendono leggermente.

Il petrolio

Cali solo relativi per i prezzi del petrolio, con il greggio WTI ancora scambiato intorno al livello più alto degli ultimi nove mesi, dopo aver toccato i 90 dollari ieri a seguito dei tagli alla produzione decisi da Arabia Saudita e Russia.

Balzo delle quotazioni che ha riacceso le preoccupazioni per l’inflazione “appiccicosa” e ha pesato sui titoli azionari, contribuendo a spingere tutti e tre i principali indicatori statunitensi a chiudere in ribasso nella seduta di ieri.

Nonostante i recenti aumenti, Tao Wang, capo economista per la Cina di UBS Group AG ritiene “probabile che i mercati petroliferi rimangano in deficit nei prossimi mesi e ci sia ancora spazio per un ulteriore aumento dei prezzi del greggio”.

“Nella nostra strategia globale manteniamo una visione più favorevole sul petrolio e prevediamo che il Brent si attesti a 95 dollari per barile e il benchmark statunitense Wti a 91 dollari per barile entro la fine di dicembre”, prevede Wang.

Dati macro e Fed

Con la riunione della Fed del 20 settembre all'orizzonte, gli investitori stanno ragionando su queste pressioni sui prezzi che potrebbero convincere la Fed a mantenere i tassi più alti più a lungo.

A questo punto, gli occhi saranno puntati sui nuovi dati PMI sul settore dei servizi statunitense nel mese di agosto, previsti nel pomeriggio di oggi (ore 15:45 italiane), attentamente monitorati per individuare segnali di inflazione.

In programma anche la pubblicazione dell'ultimo Beige Book della Fed, sotto osservazione per avere un'istantanea dell'economia statunitense, prima degli attesissimi dati sull'inflazione previsti per la prossima settimana e della decisione politica della Fed del 20 settembre.

“L’estensione dei tagli alla produzione da parte di Russia e Arabia Saudita fino alla fine dell'anno probabilmente aumenterà le pressioni inflazionistiche”, prevede in una nota Russ Mould, investment director di AJ Bell, costringendo “la Fed a mantenere i tassi di interesse più alti per un periodo più lungo e questo sta contribuendo a screditare la narrativa più comoda secondo cui la traiettoria dei tassi è in procinto di cambiare”.Secondo lo strumento FedWatch del CME, le probabilità di una pausa nei rialzi dei tassi di interesse nella riunione di settembre della banca centrale sono rimaste intatte al 93%, mentre le scommesse su una pausa a novembre sono al 57,8%.

Debolezza in Cina ed Europa

Allo stesso tempo, i dati negativi provenienti da Europa e Cina alimentano le preoccupazioni per il crollo della domanda, che potrebbe minare la resilienza mostrata finora dall’economia statunitense.

Il calo sorprendentemente marcato degli ordinativi industriali tedeschi nel mese di luglio ha alimentato le speculazioni su un rischio di stagflazione.

In Cina, il sentiment degli investitori ha vacillato dopo che un sondaggio del settore privato di ieri aveva mostrato che l’attività dei servizi è cresciuta al ritmo più lento in otto mesi in agosto, riflettendo la debolezza della domanda.

“I principali rischi che potrebbero minare il sentiment azionario a settembre includono gli sviluppi nel mercato immobiliare cinese e potenziali aumenti dei prezzi dei prodotti alimentari e dell'energia”, spiega Bruno Schneller, amministratore delegato di INVICO Asset Management.

Nei prossimi giorni la Cina rilascerà anche i dati sui prestiti e sull’inflazione.

Un’altra preoccupazione, ha aggiunto Schneller, riguarda “eventuali decisioni su ulteriori tagli alla produzione di petrolio da parte dell’Opec+, che potrebbero riaccendere le preoccupazioni inflazionistiche e smorzare la fiducia degli investitori”.

Notizie societarie e pre-market USA

Camber Energy (+3%): nominato John McVicar come nuovo direttore finanziario, succedendo a Frank W. Barker.

Tellurian (+1%): firmato un accordo di fornitura con Baker Hughes per il suo progetto di esportazione di gas naturale liquefatto negli Stati Uniti (LNG).

AeroVironment (+15%): alzate le previsioni di ricavi per l'anno fiscale 2024 da 645 a 675 milioni di dollari rispetto alle precedenti previsioni di 630-660 milioni, con gli analisti che si attendevano 666,1 milioni.

NextGen Healthcare (+1%): ha accettato di essere acquistata dalla società di private equity Thoma Bravo per circa 1,61 miliardi di dollari.

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