Wall Street in modalità risk-on alla vigilia delle trimestrali delle big tech


Domani inizierà la ‘sfilata’ dei risultati del trimestre delle ‘Magnifiche Sette’ ma per NVIDIA bisognerà aspettare il prossimo mese.


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Wall Street in verde

Wall Street verso un’apertura positiva cercando così di recuperare i cali della scorsa settimana, risultata la peggiore dal settembre 2022 per il Nasdaq 100, con una perdita del 5,50%.

Oggi i future che seguono l’indice tecnologico guadagnano mezzo punto percentuale, ‘mostrando così il cammino’ per i contratti sul Dow Jones e per quelli sullo S&P500, entrambi a +0,50% quando manca circa un’ora dall’avvio delle contrattazioni ufficiali.

Il dollaro guadagna leggermente nei confronti dell’euro e la coppia scende (-0,15%) a 1,0638. In crescita anche i rendimenti dei Titoli di Stato USA, con il decennale salito (+1%) al 4,66% e il biennale (+0,60%) al 5%.

Modalità risk-on

La modalità ‘risk-on’ è stata sostenuta anche dai segnali di allentamento delle tensioni in Medio Oriente, dopo che venerdì il ministro degli Esteri iraniano ha detto che il Paese stava indagando su un attacco avvenuto nella notte, aggiungendo che finora non è stato dimostrato un legame con Israele e minimizzandolo.

“Durante la notte, il sentiment sul rischio è migliorato grazie al fatto che nel fine settimana non sono arrivate notizie geopolitiche negative”, scrive in una nota Mohit Kumar, chief economist Europe di Jefferies, aggiungendo che continuerà “a rimanere cauto questa settimana, anche se il repricing della scorsa, in particolare per quanto riguarda i titoli tech, potrebbe offrire opportunità di acquisti sui ribassi”.

Le trimestrali delle big tech

Questa settimana ci sarà la ‘sfilata’ delle trimestrali di alcune grandi società tecnologiche quali Tesla (domani 23 aprile), Meta (24 aprile), Microsoft (25 aprile) e Alphabet (26 aprile), mentre le altre ‘Magnifiche Sette’ saranno di scena il 30 aprile (Amazon), il 2 maggio (Apple) e il 22 maggio (NVIDIA).

La stagione degli utili rappresenterà anche l'occasione per tracciare un primo bilancio dell'impatto dell'Intelligenza Artificiale sui conti dei principali protagonisti, nel bel mezzo della bufera che ha spinto l'indice NASDAQ 100 sui minimi dal 18 gennaio.

Le previsioni indicano un aumento del 38% nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2023 per i profitti delle sette grandi, facendo impallidire il +2,4% complessivo previsto per l’indice S&P500 su base annua, secondo i dati di Bloomberg Intelligence. Escludendoli, si prevede che il resto dei profitti dell’indice di riferimento si ridurrà del 3,9%.

Circa 178 società appartenenti all'S&P500 pubblicherà i risultati nel corso della settimana, che rappresentano oltre il 40% della capitalizzazione di mercato dell’indice, ma le maggiori aspettative riguardano le aziende tecnologiche a grande capitalizzazione.

“Gli investitori vogliono capire se le aziende stanno effettivamente iniziando a registrare una crescita dei profitti derivante dall'intelligenza artificiale, o almeno che abbiano un piano credibile per crescere attraverso l’AI”, spiega Anthony Saglimbene, strategist presso Ameriprise Financial.

Notizie societarie e pre-market USA

Tesla (-2,7%): ha tagliato i prezzi in alcuni dei suoi principali mercati, tra cui Cina e Germania, dopo averli ridotti negli Stati Uniti.

Salesforce (+3%): si è tirata indietro dalle trattative per l'acquisizione della società di software per la gestione dei dati Informatica (-6%) dopo che le due società non sono riuscite a trovare un accordo sui termini.

Verizon Communications (+2%): ha perso 68.000 abbonati mensili a telefoni wireless nel primo trimestre, dato migliore rispetto alle stime degli analisti che prevedevano una perdita di 100.000 unità (secondo FactSet).

Li Auto (-7%): taglia i prezzi di circa il 5% su quattro dei suoi cinque modelli e annuncia il rimborso dei proprietari che hanno acquistato quei modelli in precedenza.

Truist Financial (-2%): calo del 13,5% per l’utile rettificato del primo trimestre, in quanto i ricavi da interessi si sono ridotti a causa dell'aumento dei costi di mantenimento dei depositi dei clienti e di una minore domanda di prestiti.

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