Wall Street sotto la parità, focus sempre sui prezzi del petrolio

Wall Street sotto la parità, focus sempre sui prezzi del petrolio

Gli sviluppi nella guerra iniziata dagli Stati Uniti e Israele contro l'Iran stanno ancora una volta spingendo i trader a limitare il rischio dopo il miglioramento del sentiment nella seduta di ieri.

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Wall Street oggi

Wall Street sotto la parità prima dell’apertura di oggi, con il petrolio ancora in rialzo a causa delle crescenti perturbazioni sui mercati energetici causate dalla guerra in Medio Oriente.

I future sui principali indici (S&P 500, Dow Jones e Nasdaq) cedono circa mezzo punto percentuale, azzerando i guadagni arrivati a seguito della notizia che l'Iran aveva comunicato agli Stati Uniti di essere pronto a cedere le sue scorte di uranio altamente arricchito in cambio di "qualcosa di buono". La mossa si è esaurita in assenza di un segnale da Washington.

Il Brent ha ridotto i suoi guadagni che lo avevano portato a 84,75 dollari al barile e ora scambia a 83,30 dollari al barile, mentre il greggio WTI sale a 76,80 dollari.

Il dollaro resta poco mosso nei confronti dell’euro e il cross EUR/USD scende a 1,162, mentre il Bitcoin guadagna il 2% e si porta a 72.800 dollari.

Di poco sopra la parità i prezzi dell’oro e dell’argento, rispettivamente a 5.165 e 84,20 dollari l’oncia.

Dal fronte macro, oggi erano attesi alcuni dati macro come le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione per la settimana terminata lo scorso 28 febbraio. Le nuove domande sono state 213 mila, in linea con il dato atteso (215 mila) e alle 213 precedenti.

Previsto anche l’indice dei prezzi all’esportazione di gennaio, cresciuto su base annuale del 2,6%, in rallentamento rispetto al 3,1% precedente, mentre quelli all’importazione del mese scorso scesi leggermente (-0,1%) dal dato piatto del mese precedente.

Ancora incertezze geopolitiche

Gli sviluppi nella guerra iniziata dagli Stati Uniti e Israele contro l'Iran stanno ancora una volta spingendo i trader a limitare il rischio dopo il miglioramento del sentiment nella sessione di ieri. Le tensioni sui mercati energetici stanno emergendo sempre più, con la Cina che cerca di risparmiare carburante e le raffinerie giapponesi che chiedono lo sblocco delle riserve strategiche di petrolio.

"La questione chiave è il transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Se rimanesse bloccato per più di una settimana, il rischio di prezzi dell'energia elevati e persistenti diventerebbe concreto", prevede Roberto Scholtes, responsabile della strategia di Singular Bank, ma, "se la questione venisse risolta rapidamente, l'impatto economico e finanziario sarebbe probabilmente trascurabile".

"Il destino delle azioni europee è in gran parte legato agli sviluppi del settore energetico, e i prezzi sono più inclini a salire che a scendere in questa fase. In questo contesto, qualsiasi rimbalzo farà fatica a durare. Nel settore dei tassi, l'impatto dei prezzi dell'energia più elevati continua a farsi sentire, con rendimenti più elevati su tutte le curve europee", scrive su Bloomberg Adam Linton, analista macroeconomico.

I prezzi dell’energia e la Fed

Qualsiasi segnale che i prezzi del greggio possano toccare i 100 dollari al barile sarebbe motivo di preoccupazione per i mercati e gli investitori guardano a eventuali notizie che indichino il possibile avvicinarsi della fine del conflitto.

I membri della Fed hanno riconosciuto ampiamente la necessità di attendere per valutare l'impatto sull'economia, anche se gli investitori prevedono che le pressioni sui prezzi ritarderanno a settembre, invece che a luglio, un taglio dei tassi di interesse di 25 punti base da parte della Fed, secondo i dati raccolti da LSEG.

"Le prospettive di politica monetaria della Fed stanno diventando più complicate. Uno shock energetico prolungato ridurrebbe la flessibilità per i tagli dei tassi, soprattutto se l'inflazione complessiva riprendesse a crescere. Questo rischio è ora prezzato in tempo reale dai mercati", spiega Daniela Hathorn, senior market analyst di Capital.com.

Al momento, "le aspettative macroeconomiche non hanno subìto una revisione sostanziale dei prezzi", ha affermato Francisco Simón, responsabile della strategia europea di Santander Asset Management, aggiungendo che "lo scenario di rischio sarebbe una combinazione di prezzi dell'energia più elevati e un evidente rallentamento dell'attività, il che complicherebbe le prospettive politiche e peserebbe sugli asset rischiosi".

Notizie societarie e pre market USA

Broadcom (+6%): previsione di ricavi per il secondo trimestre di circa 22 miliardi di dollari, al di sopra delle stime medie degli analisti di 20,56 miliardi (dati LSEG).

Berkshire Hathaway B (+1%): ha iniziato a riacquistare le proprie azioni, dopo che Greg Abel ha preso il timone della holding di Warren Buffett, dopo una pausa di oltre un anno.

Rigetti Computing (-3%): ricavi nel quarto trimestre per 1,9 milioni di dollari, in calo rispetto ai 2,3 milioni dell'anno precedente e non raggiungendo le stime del consenso degli analisti di 2,34 milioni (dati LSEG).

Veeva Systems (+11%): prevede ricavi per l'esercizio 2026 tra 3,58 e 3,6 miliardi di dollari, al di sopra della stima media degli analisti di 3,2 miliardi (dati LSEG).

Grocery Outlet (-26%): prevede un ricavo netto annuale compreso tra 4,60 e 4,72 miliardi di dollari, al di sotto delle stime di 4,81 miliardi (dati LSEG).

Trade Desk (+18%): avrebbe avuto i primi colloqui per essere acquistata da Open AI, secondo quanto riportato da The Information.

Grocery Outlet (-26%): prevede un ricavo netto annuale compreso tra 4,60 e 4,72 miliardi di dollari, al di sotto delle stime di 4,81 miliardi (dati LSEG).

Kroger (-1%): prevede vendite annuali per il 2026 in crescita tra l'1% e il 2%, rispetto alle aspettative di una crescita del 2% (dati LSEG).

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