Wall Street stabile attende novità dal fronte del conflitto in Medio Oriente

Le trattative tra Stati Uniti e Iran sono in corso ma le notizie positive si alternano a quelle negative, mentre lo Stretto di Hormuz resta chiuso continuando a diffondere incertezza sull’andamento dell’inflazione.
Indice dei contenuti
Wall Street oggi ferma
Borsa di New York che sembra destinata ad aprire intorno la parità mentre i mercati attendono segnali di svolta nei negoziati per porre fine alla guerra in Medio Oriente.
I principali indici azionari di Wall Street (S&P500, Dow Jones e Nasdaq), infatti, scambiano in verde tiepido, mentre si ritirano i rendimenti dei Titoli di Stato USA: il decennale si riduce al 4,551%.
Il dollaro resta stabile nei confronti dell’euro, con il cross EUR/USD a 1,1596, mentre il Bitcoin non si muove dai 77.300 dollari.
Ancora a 105 dollari al barile le quotazioni del Brent, seguito dal greggio WTI a 98,20 dollari, e l’oro spot scambia a 4.513 dollari l’oncia.
Spiragli sulle trattative in Medio Oriente
Il Segretario di Stato USA Marco Rubio ha affermato che ci sono stati "alcuni segnali positivi" nei colloqui per porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, iniziata quasi tre mesi fa, ma permangono divergenze sulle scorte di uranio di Teheran e sul controllo dello Stretto.
La preoccupazione per gli investitori rimane la quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz, un'arteria cruciale per l'approvvigionamento energetico mondiale, che ha fatto impennare i prezzi del petrolio e ha ridefinito le prospettive globali sui tassi di interesse a causa dei timori inflazionistici.
"Anche i prezzi del petrolio sono tornati a salire, poiché gli investitori valutano il rischio che i negoziati si protraggano o falliscano", sottolinea Matt Britzman, analista azionario senior di Hargreaves Lansdown, aggiungendo che "La verità è che nessuno sa davvero dove porteranno questi negoziati, ma per ora i mercati si stanno comportando come spesso accade quando si profila una potenziale via d'uscita geopolitica: si muovono con cautela, come se le buone notizie fossero dietro l'angolo".
"Il rischio geopolitico è diventato meno dannoso nell'immediato per il sentiment, anche se non è scomparso", secondo Naeem Aslam, chief investment officer di Zaye Capital Markets. "I mercati continuano a seguire i colloqui tra Washington e Teheran, la situazione nello Stretto di Hormuz e il rischio legato all'approvvigionamento di greggio. Va detto che i segnali di progresso nei negoziati hanno aiutato i mercati azionari globali", prosegue l’esperto.
Aumentano i rendimenti dei bond
Le prolungate interruzioni delle forniture energetiche dovute al protrarsi della guerra minacciano di ripercuotersi sui prezzi a livello globale, spingendo gli operatori a scontare aumenti dei tassi di interesse nei mercati sviluppati ed emergenti.
I mercati ora prevedono una probabilità superiore al 50% di un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve statunitense entro la fine dell'anno, rispetto alle aspettative di due tagli dei tassi prima dell'inizio della guerra. Questo ha fatto salire i rendimenti dei titoli del Tesoro e rafforzato il dollaro, che ha beneficiato anche della domanda di beni rifugio.
"I prezzi dell'energia devono invertire rapidamente la tendenza, altrimenti la combinazione di spesa pubblica e boom degli investimenti in conto capitale è la ricetta per una forte inflazione, soprattutto negli Stati Uniti", ha affermato George Saravelos, responsabile globale della ricerca sul forex presso Deutsche Bank, dopo aver menzionato un aumento globale della spesa pubblica e degli investimenti in intelligenza artificiale.
Il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, "dovrà scegliere tra aumentare la volatilità dei tassi a breve termine, favorendo il dollaro, o aumentare la volatilità dei tassi a lungo termine, danneggiandolo, ma non potrà evitare entrambe le opzioni", ha concluso Saravelos.
In teoria, un aumento dei tassi da parte della Fed farebbe salire i rendimenti a breve termine, mentre la mancata azione della banca centrale potrebbe incrementare i costi di finanziamento a lungo termine, in quanto i mercati scontano già un'inflazione maggiore nel lungo periodo. I rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi a due anni sono aumentati di 1 punto base questa settimana, raggiungendo il 4,09%, mentre i rendimenti delle obbligazioni a due anni negli altri principali mercati sono calati bruscamente questa settimana.
UBS positiva sull’S&P500
Intanto, UBS Global Wealth Management ha alzato la sua previsione di fine anno 2026 per l'indice S&P 500, prevedendo 8 mila punti entro la fine del 2026 sulla scia dei forti investimenti guidati dall'intelligenza artificiale e dell'ottimismo sugli utili, trascurando in gran parte i rischi di inflazione derivanti dall'aumento dei prezzi del petrolio legato al conflitto in Medio Oriente.
Il nuovo obiettivo del gestore patrimoniale implica un rialzo di circa il 6% rispetto all'ultima chiusura dell'indice a 7.445,72 punti.
UBS ha inoltre introdotto un obiettivo di 8.200 punti per l'indice a giugno 2027, mantenendo la sua visione "attraente" sui titoli azionari statunitensi, e ha aumentato la sua stima degli utili per azione per il 2026 da 310 a 335 dollari.
"Continuiamo a ritenere che i fattori trainanti del mercato rialzista rimangano intatti: crescita economica e degli utili resiliente, una Federal Reserve favorevole e l'introduzione dell'intelligenza artificiale", hanno affermato gli strateghi di UBS in una nota di ieri.
Secondo i dati LSEG al 15 maggio, gli utili nel primo trimestre dei componenti dell'S&P500 erano sulla buona strada per crescere di quasi il 29% su base annua, in gran parte alimentati dai colossi di Wall Street legati all'intelligenza artificiale.
Tuttavia, UBS ha affermato che la mancanza di una risoluzione sulla questione dello Stretto di Hormuz potrebbe iniziare a minare questi fattori rialzisti, con i recenti aumenti dei prezzi del petrolio e dei tassi di interesse che mettono sotto pressione alcuni settori.
Notizie societarie e pre market USA
Merck (+1%): il partner Sichuan Kelun-Biotech Biopharmaceutical ha comunicato ieri che il proprio trattamento sperimentale contro il cancro, in combinazione con Keytruda di Merck, raggiunge l'obiettivo principale di uno studio in fase avanzata.
Zoom Communications (+7%): prevede ricavi per l'anno fiscale 2027 tra i 5,08 e i 5,09 miliardi di dollari, in aumento rispetto alla precedente previsione compresa tra i 5,07 e i 5,08 miliardi.
Perpetua Resources (+11%): l'Export-Import Bank degli Stati Uniti ha approvato un prestito di 2,9 miliardi di dollari a sostegno dello sviluppo del suo progetto aurifero Stibnite in Idaho.
Ross Stores (+5%): ha rivisto al rialzo le previsioni annuali relative a vendite comparabili e utili, scommettendo sulla tenuta della domanda per i propri capi di abbigliamento e accessori scontati nonostante l'incombente incertezza macroeconomica.
Nervgen Pharma (-29%): offerta di 24 milioni di azioni con warrant per l'acquisto di un massimo di 24 milioni di azioni a 2,50 dollari, con uno sconto del 32% rispetto all'ultima quotazione.
Peloton Interactive (+3%): entrerà a far parte dell'indice S&P SmallCap 600 a partire da mercoledì 27 maggio, come annunciato ieri da S&P Dow Jones Indices.
La Finestra sui Mercati
Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!
