Wall Street verso apertura negativa, l’Iran si rifiuta di trattare

Wall Street verso apertura negativa, l’Iran si rifiuta di trattare

I segnali contrastanti nel conflitto in Medio Oriente riducono nuovamente la propensione al rischio e la situazione potrebbe peggiorare in calo di escalation militare.

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Wall Street oggi negativa

Piovono vendite a Wall Street dopo i rialzi della seduta di ieri, ancora cauta sugli sviluppi del conflitto in Medio Oriente.

Protagonisti sempre i prezzi del petrolio petrolio, oggi di nuovo in crescita, con il Brent di nuovo sopra quota 100 dollari al barile (+5%) e il greggio WTI a 94,70 dollari (+4,80%).

In forte calo l’azionario: i future sui principali indici della Borsa di New York (S&P500, Dow Jones e Nasdaq) cedono l’1%, mentre l’indice del dollaro sale (+0,30%) e la coppia EUR/USD scende a 1,1524. In difficoltà il Bitcoin, in calo di oltre il 3%, sotto quota 70 mila dollari.

Dal fronte macro, oggi erano attesi i dati sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione per la settimana terminata il 21 marzo, risultate in crescita a 210 mila (211 mila attese) rispetto alle 205 mila precedenti.

Attese oggi anche le dichiarazioni di alcuni membri della Federal Reserve, tra cui Lisa Cook (ore 21 italiane), Michael Barr (ore 0:10) e Philip Jefferson (ore 0:00).

Il conflitto in Medio Oriente

I mercati continuano a essere influenzati dalla guerra tra Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall’altra, mentre crescono i timori di una recessione, poiché l'instabilità dei prezzi del petrolio ha creato scompiglio tra i consumatori già provati.

Notizie contrastanti su possibili colloqui di pace hanno dominato la scena questa settimana: il presidente Donald Trump ha affermato l'esistenza di un piano specifico per la pace, salvo poi essere smentito dal ministro degli Esteri iraniano, il quale ha dichiarato che i negoziati formali con gli Stati Uniti non sono all'ordine del giorno.

Questi segnali contrastanti lasciano i mercati in apprensione, poiché rimangono incerte le speranze di uno sviluppo che porti a ripristinare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.

Mentre Teheran continuava a respingere la richiesta di dialogo da parte di Trump, Axios ha riportato che il Pentagono sta preparando diverse opzioni per un "colpo finale", tra cui l'impiego di forze di terra e una massiccia campagna di bombardamenti. Trump ha esortato l'Iran a "fare sul serio" nelle trattative prima che sia troppo tardi.

Mercato troppo ottimista secondo analisti

"La relativa calma dei mercati suggerisce una certa fiducia da parte degli investitori in un possibile allentamento delle ostilità, per quanto rimanga una prospettiva remota", secondo Molly Schwartz, analista macro cross-asset presso Rabobank.

"Gli investitori stanno cercando di escludere la guerra dai prezzi e di anticipare un rally legato alle prospettive di pace, ma i rischi rimangono elevati", ipotizza Ipek Ozkardeskaya, analista senior presso Swissquote Bank.

"Se l'Iran dovesse segnalare la volontà di negoziare e la fine della chiusura dello Stretto di Hormuz diventasse più probabile, i mercati azionari potrebbero tornare rapidamente ai massimi precedenti", prevede Wolf von Rotberg, stratega di Bank J Safra Sarasin, aggiungendo che "tuttavia, finora l'Iran ha rifiutato tutte le offerte di dialogo, dato che il tempo è dalla sua parte".

Il presidente di BlackRock, Rob Kapito, ha dichiarato che gli investitori potrebbero sottovalutare i rischi derivanti dalla guerra, che probabilmente peseranno sulla crescita economica e spingeranno l'inflazione al rialzo anche se il conflitto dovesse terminare presto. "E se questa interruzione durasse una settimana, sei mesi, un anno? Cosa significherebbe per le aziende in cui investo?", prosegue Kapito, "La mia maggiore preoccupazione è che le persone non stiano considerando questo aspetto, ma si limitino a ipotizzare" un esito ottimistico.

L'OCSE ha ribadito le preoccupazioni relative alle pressioni inflazionistiche e al rallentamento della crescita. L'organizzazione prevede che l'inflazione media nelle principali economie salirà al 4% quest'anno, anziché al 2,8% previsto a dicembre. I funzionari tedeschi, nel frattempo, temono che l'economia del Paese cresca a un ritmo dimezzato rispetto a quanto previsto.

Inflazione e Federal Reserve

L'impennata del prezzo del greggio innescata dal conflitto ha riacceso i timori di inflazione, mettendo le banche centrali in una posizione difficile per quanto riguarda i tassi di interesse.

Gli operatori del mercato monetario non prezzano più alcun allentamento da parte della Federal Reserve quest'anno, mentre prevedevano circa due tagli dei tassi prima dello scoppio del conflitto con l'Iran, secondo il FedWatch Tool di CME Group.

A detta di Antonio Tognoli di Cfo Sim, i mercati azionari continuano ad essere deboli a causa dell'aumento dei tassi di interesse e dell'impennata dei prezzi del petrolio trainati dal conflitto in corso in Medio Oriente, che continuano a pesare sul sentiment degli investitori.

“Il mercato sta ora scontando tagli dei tassi per il 2026 e l'inizio del 2027, ma con una probabilità di quasi il 40% di un effettivo aumento dei tassi entro ottobre di quest'anno. Questo cambiamento riflette i timori degli investitori che l'inflazione si propaghi oltre il settore energetico e delle materie prime in generale, intaccando l'intera economia”, conclude Tognoli.

Notizie societarie e pre market USA

Warner Bros Discovery (-0,20%): io suoi azionisti voteranno il 23 aprile sulla sua prevista fusione da 110 miliardi di dollari con Paramount Skydance, secondo quanto riportato giovedì dal Wall Street Journal.

Uber Technologies (-0,50%): ha stretto una partnership con Pony.ai e la startup di veicoli autonomi Verne per lanciare il primo servizio commerciale di robotaxi in Europa, con inizio delle operazioni nella capitale croata Zagabria.

Jefferies Financial (-2%): ha mancato le stime degli analisti: i suoi utili sono aumentati del 22% nel primo trimestre, sostenuti dall'investment banking, ma appesantiti da perdite su prestiti a società in dissesto.

Navan(+25%): prevede per il 2027 ricavi compresi tra 866 e 874 milioni di dollari, oltre una stima media degli analisti di circa 839 milioni di dollari.

Designer Brands (-5%): ha registrato una perdita netta di 31 centesimi per azione nel quarto trimestre e prevede per il 2026 vendite nette in calo dell'1% o in aumento dell'1%.

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