Alibaba, parte bene il 2022. Attesa per i risultati di fine gennaio


Rialzo del 5% nelle prime quattro sedute dell’anno. Gli analisti si interrogano: sarà finito lo scontro di potere con il governo? Il business mantiene forti potenzialità di sviluppo e intanto il multiplo P/E è finito al minimo storico. L’ipotesi di Le Cornu: nel 2022 puntare sul rimbalzo dell’Asia.


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La ritirata di Alibaba dal mondo dei social media.

Tre rialzi nelle prime quattro sedute dell’anno con un guadagno complessivo del 5%. Basteranno a riaccendere le speranze dei tormentati azionisti di Alibaba? In realtà, parlando di investimenti finanziari, la parola “speranza” dovrebbe essere bandita. Quando ci si affida alla speranza vuole dire che si è già sconfitti. Ci sono invece alcuni ragionamenti che si possono fare per aggiornare quel calcolo di probabilità che ci fa decidere se investire in un titolo o in un altro.

Nel corso del 2021 Alibaba ha perso il 50% del suo valore, prevalentemente a causa delle azioni delle autorità cinesi che hanno messo in atto una serie di interventi per limitare il potere dei colossi internet del Paese. Il governo di Pechino si è mosso in base a due esigenze: la prima, politica, è quella di fare capire a Jack Ma e ai suoi colleghi miliardari che guidano le varie Tencent, JD.com e Meituan, che non devono azzardarsi a sfidare il potere del partito comunista cinese. Siccome i loro algoritmi sono in grado di influenzare l’opinione di 1,4 miliardi di cinesi, d’ora in poi saranno sottoposti a stretta sorveglianza. Pechino ha visto che cosa è successo nel mondo occidentale lasciando mano libera a Facebook & C. (il caso Cambridge Analytica) e non vuole correre rischi.

Investitori bullizzati? No, solo regole di stampo europeo.

La seconda esigenza è quella di mettere delle regole moderne nella web economy cinese, cresciuta in modo quasi selvaggio negli ultimi 20 anni. Negli ultimi 15 mesi sono arrivate sanzioni e nuove norme antitrust per evitare gli abusi di posizione dominante, per garantire la gestione corretta dei dati dei clienti delle piattaforme, e per dare un briciolo di protezione in più alle centinaia di migliaia di cinesi che lavoravano per le società di e-commerce senza diritto alle ferie e all’assicurazione sanitaria.

Molti investitori internazionali si sono sentiti bullizzati dalle nuove regole, fior di commentatori hanno gridato allo scandalo per la violazione delle libertà di mercato, ma in realtà Pechino ha adottato delle norme che in gran parte ricalcano quelle vigenti in Europa, a volte con qualche esagerazione.

Per quanto riguarda lo scontro di potere, non siamo in grado di dire quanto il governo si sente rassicurato dagli obiettivi già raggiunti, che non sono di poco conto. Tencent, la holding con partecipazioni tentacolari nella web economy, ha mollato la presa su JD.com, la seconda società cinese di e-commerce, che controllava con il 17%. La quota verrà distribuita fra i suoi azionisti a mo’ di dividendo. Alibaba si appresta a vendere a una società di Stato la quota di controllo (30%) di Weibo, social media cinese paragonabile a Twitter.

Alibaba penalizzata dalle nuove norme antitrust.

Quanto agli sviluppi futuri del business, non c’è dubbio che norme antitrust più severe penalizzano maggiormente l’operatore principale, Alibaba. Molti analisti in questi giorni stanno rivalutando la società e le sue prospettive.

Thomas Chong di Jefferies ha scritto giovedì 6 gennaio che al prezzo attuale (126,6 dollari a New York e 128,8 HKD a Hong Kong) il mercato sconta per Alibaba tutti i possibili effetti negativi dello scenario macroeconomico, mentre “la strategia di sviluppo nel lungo termine della società è intatta”. Secondo Chong, la piattaforma di e-commerce di Alibaba continua a distinguersi per l’alto livello di efficienza che la rendono un partner di prima scelta per i commercianti. L’analista di Jefferies ribadisce la raccomandazione Buy e il target price di 295 dollari.

La media dei target price è scesa a 199 dollari.

Dopo le vicissitudini degli ultimi mesi, il target price medio degli analisti su Alibaba si è fortemente ridimensionato: secondo il consensus di MarketScreener, oggi è 199 dollari. Resta il fatto che su 46 analisti interpellati, ben 40 raccomandano di comprare le azioni del colosso cinese dell’e-commerce, sei hanno una posizione neutrale e nessuno suggerisce di vendere.

Anche la società di investimento americana Benchmark ha confermato la raccomandazione Buy, pur abbassando di 10 dollari il target price a 235 dollari. Il taglio del target price viene spiegato con i timori che i prossimi risultati del terzo trimestre dell’esercizio 2021-2022 (in uscita a fine gennaio) possano essere inferiori alle indicazioni della società e alle attese del mercato. Benchmark sottolinea la possibile debolezza della domanda dei consumatori cinesi, alle prese con un ritorno del Covid. Questo vuole dire che i ricavi del trimestre potrebbero risultare inferiori ai 39,9 miliardi di dollari indicati come target dalla stessa Alibaba, e lo stesso potrebbe succedere all’utile, che già è previsto in calo del 19% sullo stesso periodo dell’esercizio precedente.

Multipli al minimo storico. La Borsa di Hong Kong è sottovalutata.

Dall’altra parte, però, tutto ha un prezzo. E il prezzo attuale di Alibaba, dice Benchmark, riflette un multiplo P/E di 17,5 volte, che è il minimo storico. Quindi, è ragionevole pensare che nel 2022 Alibaba rimbalzerà.

Anche Sam Le Cornu della Stonehorn Global Partners punta su un recupero di Alibaba. Intervistato da Cnbc, dice: “Stiamo aumentando la nostra posizione sul titolo: le valutazioni sulla base delle prospettive degli utili ci dicono che è un’opportunità di acquisto”. Le Cornu allarga poi il discorso all’intera Borsa di Hong Kong, che nel 2021 ha perso il 14% contro il +28% di Wall Street: “In questo mercato il price-to-book è al minimo degli ultimi 30 anni, quasi al minimo storico. Ci sono tante società sottovalutate mentre gli indici americani sono ai massimi storici”. Le Cornu suggerisce una rotazione degli investimenti, con l’uscita dai mercati sviluppati per puntare sugli emergenti, tenuto anche conto che in America la Fed sta per fare partire il rialzo dei tassi, mentre in Cina la politica monetaria resta ancora espansiva.


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