UniCredit, nuovi rischi sull’operazione Commerzbank: obbligo di acquisto di mBank

La normativa polacca potrebbe costringere la banca italiana a lanciare un’offerta con componente in contanti sul restante capitale di mBank, aumentando i rischi e le incognite dell’operazione.
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UniCredit e mBank
Nuovi rischi per UniCredit nell’affare Commerzbank potrebbero arrivare dalla Polonia. Lo stesso istituto milanese ha dichiarato che l’acquisizione del controllo della banca tedesca potrebbe costringerla a presentare un’offerta per circa il 30% della banca polacca mBank non già detenuto dall’istituto tedesco, con un conseguente aumento dei costi complessivi dell’operazione.
A Piazza Affari, intanto, le azioni UniCredit cedono mezzo punto percentuale dopo circa due ore di scambi, scendendo così a 66,50 euro.
L’operazione Commerzbank e gli obblighi in Polonia
Il gruppo bancario italiano, che possiede già quasi il 30% di Commerzbank, ha presentato il mese scorso un’offerta interamente in azioni dal valore di circa 35 miliardi di euro per acquisire l’istituto tedesco. Come spiegato dalla sede di Piazza Gae Aulenti, l’obiettivo iniziale è portare la partecipazione poco sopra il 30%, mantenendo la possibilità di acquistare ulteriori azioni sul mercato una volta conclusa l’operazione.
Tuttavia, qualora UniCredit superasse il 50% dei diritti di voto in Commerzbank, la normativa polacca la obbligherebbe a lanciare un’offerta sull’intera mBank. L’indicazione emerge dai documenti pubblicati sul sito della banca italiana in vista dell’assemblea degli azionisti del 4 maggio, chiamata ad approvare l’emissione di nuove azioni per finanziare il takeover.
Commerzbank detiene attualmente il 69,1% di mBank, che secondo i dati di London Stock Exchange Group ha una capitalizzazione di mercato di circa 14,5 miliardi di dollari. Le norme polacche richiedono inoltre che qualsiasi eventuale offerta includa una componente in contanti con un prezzo minimo stabilito per legge.
Un’offerta su mBank potrebbe portare al delisting della banca polacca, anche se le autorità di vigilanza finanziaria del Paese hanno più volte ribadito la preferenza affinché gli istituti restino quotati. Rimane inoltre da chiarire se UniCredit sarebbe obbligata ad acquistare l’intero 30,9% non posseduto da Commerzbank.
I rischi già comunicati
L’annuncio della banca arriva solo un giorno dopo aver evidenziato che l’incertezza legata al tentativo di acquisizione e alla possibile integrazione potrebbe provocare l’uscita di personale di alto livello e la perdita di clienti per entrambe le banche.
La decisione di lanciare l’offerta, ha spiegato il gruppo italiano, è arrivata dopo il rifiuto di Commerzbank di collaborare su iniziative congiunte volte a creare valore per gli azionisti. Secondo UniCredit, i clienti dell’istituto tedesco potrebbero beneficiare di una gamma più ampia di prodotti e servizi, soprattutto nei mercati dei capitali.
Una partecipazione più elevata, conclude la banca italiana, contribuirebbe a sostenere e intensificare gli sforzi per liberare appieno il potenziale di Commerzbank.
Il collocamento del bond
Intanto, UniCredit ha comunicato di aver collocato con successo un bond senior non-preferred con scadenza 6 anni richiamabile dopo 5 anni per un importo di 1 miliardo di euro, rivolto a investitori istituzionali.
L'emissione, spiega la nota diffusa ieri sera a mercato chiuso, è avvenuta in seguito a un processo di book building che ha raccolto domanda per oltre 3,7 miliardi di euro, con oltre 170 ordini da parte di investitori a livello globale.
A seguito del forte riscontro dal mercato, il livello inizialmente comunicato di circa 125 pb sopra il tasso mid-swap a 5 anni è stato rivisto e fissato a 95 pb. Conseguentemente, la cedola annuale è stata fissata al 3,776%, con prezzo di emissione/re-offer del 100%.
L'obbligazione prevede la possibilità di una sola call da parte dell'emittente ad aprile 2031. Se l'obbligazione non verrà richiamata, le cedole per i periodi successivi fino alla scadenza verranno fissate sulla base dell'Euribor a 3 mesi più lo spread iniziale di 95 pb.
L'allocazione finale ha visto la prevalenza di fondi (64%) e banche (18%), con la seguente ripartizione geografica: Regno Unito (26%), Francia (19%), Italia (18%) e Germania/Austria (15%). Unicredit Bank ha ricoperto il ruolo di global coordinator e di joint bookrunner assieme a Abn Amro, Bnp Paribas, JpMorgan, Mediobanca, Rbc Capital Markets e Santander.
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