Debole rapporto di lavoro negli USA, Wall Street accelera al ribasso

Debole rapporto di lavoro negli USA, Wall Street accelera al ribasso

Il report ha visto il maggior calo mensile di buste paga non agricole dallo scorso ottobre e ora la posizione della Federal Reserve in tema di tassi di interesse sembra farsi più difficile.

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Aumenta la disoccupazione negli USA

Arrivato l’atteso report sul lavoro degli Stati Uniti e i numeri diffusi oggi dal Bureau of Labor Statistics hanno mostrato un’economia che segna il passo.

In particolare, il tasso di disoccupazione di febbraio aumenta (+0,1%) a 4,4%, dato peggiore rispetto alle attese (4,3%) e a quello di gennaio (4,3%), mentre le buste paga del settore non agricolo del mese scorso sono risultate in calo di 92 mila unità, nettamente sotto le +58 mila previste e le 126 mila create precedentemente. Il salario medio orario è cresciuto dello 0,4%, restando allo stesso livello precedente (+0,3% previsto).

Infine, le vendite al dettaglio di gennaio sono cale dello 0,3%, in netta riduzione dal dato piatto del mese precedente.

L’analisi degli esperti

Si tratta del più grande calo mensile delle buste paga da ottobre, report che era stato distorto dal crollo dei posti di lavoro nel settore pubblico legato all'offerta di buonuscita dell'amministrazione Trump ai dipendenti federali lo scorso anno. Considerando solo le buste paga del settore privato, il calo di 86.000 unità è il peggiore dal 2020, quando eravamo in epoca Covid.

"È stato un rapporto piuttosto debole e questo mette la Fed in una situazione difficile", ha dichiarato a Bloomberg Television Stephanie Roth, capo economista di Wolfe Research.

Secondo Lindsay Rosner, responsabile degli investimenti obbligazionari multisettoriali di Goldman Sachs Asset Management, "Le indicazioni di debolezza del mercato del lavoro ricordano alla Fed che potrebbe esserci un prezzo da pagare per il rinvio dei tagli, sebbene la politica monetaria a breve termine rimanga dettata dal conflitto in corso in Medio Oriente. Gli sviluppi in Iran e le loro potenziali conseguenze sull'inflazione hanno in una certa misura oscurato il quadro occupazionale statunitense, rendendo meno chiaro il percorso verso una potenziale normalizzazione delle politiche. Ci aspettiamo che la Fed completerà infine i restanti due tagli di normalizzazione per riportare i tassi alla neutralità, tuttavia i tempi sono ancora incerti data la complessità dell'attuale situazione".

Wall Street oggi

Prima del report, i future sui principali indici di Wall Street scambiavano al ribasso (-0,60%), aumentando successivamente le vendite, con cali dell’1% per il contratto sul Nasdaq 100 e dello 0,80% per quelli sul Dow Jones e per quelli sullo S&P500.

Il dollaro guadagnava quasi mezzo punto percentuale nei confronti dell’euro, per poi rallentare dopo il dato, pur restando in leggera crescita: la coppia EUR/USD scambia ora a 1,1585.

L’oro era poco mosso, per poi accelerare e guadagnare l’1%, salendo a 5.120 dollari (prezzo spot), così come l’argento, venduto a 83,40 dollari l’oncia.

Il Bitcoin era sceso sotto quota 70 mila dollari e si manteneva su questi livelli, cedendo il 3%.

Le tensioni in Medio Oriente

La campagna aerea USA-Israele contro l'Iran è giunta quasi alla sua prima settimana di durata e ancora non se ne intravede la fine. I prezzi del petrolio sono saliti ai massimi dall'invasione dell'Ucraina da parte della Russia nel 2022, mentre la navigazione attraverso lo strategico Stretto di Hormuz si arresta.

Il Qatar ha avvisato che anche se la guerra in Medio Oriente finisse immediatamente, ci vorrebbero "settimane o mesi" per tornare a un normale ciclo di consegne, secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters.

Il ministro dell'energia del Paese ha dichiarato al Financial Times in un'intervista di oggi di attendersi che tutti i produttori di energia del Golfo chiudano le esportazioni nel giro di poche settimane e portino i prezzi del petrolio a 150 dollari al barile, causando ingenti danni economici.

Parole che hanno spinto ancora più in alto le quotazioni del greggio: il Brent si è portato alla soglia dei 90 dollari e il greggio WTI saliva sopra gli 86 dollari al barile.

"L'avvertimento del ministro dell'energia del Qatar ha nuovamente scosso i mercati finanziari", spiega Susannah Streeter, chief investment strategist di Wealth Club, mentre Matt Britzman, analista azionario senior di Hargreaves Lansdown, considera il petrolio “saldamente al centro dell'attenzione e i movimenti si ripercuotono direttamente sulle aspettative di inflazione e sulle prospettive dei tassi: ci aspettiamo che la volatilità rimanga elevata finché persiste l'incertezza".

Durerà la corsa del greggio?

Per Jean-François Robin, responsabile della ricerca globale di Natixis CIB, questo movimento è “meno drammatico rispetto al movimento dei tassi che ha precipitato”. Robin ritiene che i mercati dell'energia stiano prezzando una guerra più breve, mentre il mercato, per quanto riguarda le banche centrali e i tassi a breve termine, stia ripetendo il copione del 2022 dopo l'invasione su larga scala dell'Ucraina da parte della Russia, prezzando quindi qualcosa di più prolungato.

"L'idea che questo shock sia molto simile a quello del 2022 e che la BCE debba fare questo e quello, non mi convince: le previsioni su un rialzo dei tassi dell’istituto europeo per quest’anno non hanno senso”, ha aggiunto. "C'è una cosa che le banche centrali fanno con questo tipo di situazione: non considerare i prezzi del petrolio e delle materie prime – la banca centrale deve reagire all'inflazione di sicuro, ma all'inflazione di secondo livello", proseguiva.

Naturalmente, anche l’analista ammette che dipende da ciò che accadrà nel medio termine. "Se si tratta di una storia di lunga durata e il petrolio è a 100 dollari, il quadro cambia.... Ma poi torniamo al punto di partenza: durerà? E questa è un'ipotesi a portata di tutti, ma la nostra ipotesi è che non durerà per molto tempo".

Notizie societarie e pre market USA

Marvell Technology (+13%): prevede ricavi per l’anno fiscale 2028 in crescita di quasi il 40% a 15 miliardi di dollari, superando la stima media degli analisti di 12,92 miliardi (dati LSEG). Alza inoltre le previsioni per l'anno fiscale 2027 a una crescita di oltre il 30% su base annua, sfiorando gli 11 miliardi di dollari.

Ingram Micro Holding (-12%): annunciata la vendita di circa 9 milioni di azioni da parte dello sponsor Platinum Equity a 22,25 dollari per un ricavo lordo di 200 milioni di dollari, comprendente uno sconto del 15,6% rispetto alla chiusura di ieri del titolo.

Guidewire Software (+4%): prevede ricavi per l'esercizio 2026 a 1,44 miliardi di dollari, superiori alla stima media degli analisti di 1,41 miliardi (dati LSEG).

Gap (-7%): prevede un utile annuale rettificato di circa 2,20-2,35 dollari per azione, al di sotto della stima media degli analisti di 2,32 dollari (dati LSEG).

Realloys (-12%): operazione di follow-on da 50 milioni di dollari prezzata pochi giorni dopo aver ricevuto i finanziamenti del Pentagono: circa 2,7 milioni di azioni a 18,50 dollari, con uno sconto del 14,7% rispetto alla chiusura di ieri del titolo.

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