I buyback di Intesa Sanpaolo e Unicredit


La distribuzione di valore ai propri azionisti attraverso il buyback risulta sempre più utilizzata dalle società quotate in borsa, in particolare dal settore bancario che ha beneficiato di una redditività molto alta in questi anni.


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Le banche avviano i buyback

Intesa Sanpaolo e Unicredit scelgono lo strumento dei buyback per distribuire valore ai propri azionisti e continuano con i loro programmi di riacquisto sul mercato di azioni proprie.

I detentori di azioni, infatti, “vedranno incrementare il valore della propria partecipazione a seguito della riduzione del numero delle azioni in circolazione e grazie all’effetto di spinta verso l’alto, o quanto meno di sostegno nel flusso di acquisti, delle quotazioni”, spiegano gli analisti di Morningstar.

In questo senso, “il buyback può essere inteso come una sorta di dividendo implicito per i propri azionisti”, aggiungono gli esperti, “senza dimenticare che per l’azienda può essere considerato un’alternativa vantaggiosa per restituire denaro agli azionisti anche dal punto di vista fiscale”.

A Piazza Affari, intanto, il titolo Intesa Sanpaolo trova sostegno nell’annuncio del buyback e guadagna oltre l’1% nella prima ora di contrattazioni, toccando un massimo di 3,615 euro, rispetto ad un FTSE MIB poco mosso (+0,15%). Più contenuta la performance delle azioni Unicredit, di poco sopra la parità (+0,20%) a 36,53 euro.

“In Italia le banche, che pesano tanto nell’indice, in questi anni stanno beneficiando di una redditività molto alta e questo permette loro di restituire ancora più capitale agli azionisti, anche con operazioni di buyback, aumentate in particolare a partire dal 2022”, sottolinea Manuel Pozzi direttore degli investimenti di M&G, aggiungendo che “questo vale però anche per altre aziende italiane”.

Il buyback di Intesa Sanpaolo

Ieri sera la banca guidata da Carlo Messina aveva annunciato l’avvio del programma di buyback per un esborso complessivo massimo di 1,7 miliardi di euro, già autorizzato dalla Banca centrale europea, in partenza il 3 giugno e con la data di fine prevista entro il 25 ottobre, per un massimo di 1.000.000.000 di azioni.

Il programma era stato approvato dall’assemblea degli azionisti lo scorso 24 aprile e prevede un prezzo, al netto degli ordinari oneri accessori di acquisto, individuato di volta in volta, entro un minimo e un massimo determinabili secondo i seguenti criteri:

  • il corrispettivo minimo di acquisto non dovrà essere inferiore al prezzo di riferimento che il titolo avrà registrato nella seduta di Borsa del giorno precedente ogni singola operazione di acquisto, diminuito del 10%;
  • il corrispettivo massimo di acquisto non dovrà essere superiore al prezzo di riferimento che il titolo avrà registrato nella seduta di Borsa del giorno precedente ogni singola operazione di acquisto, aumentato del 10%.

Il numero massimo di azioni che verrà acquistato giornalmente non supererà il 25% del volume medio giornaliero di azioni ordinarie Intesa Sanpaolo negoziato nel mese di aprile 2024, che è stato pari a 80,3 milioni di titoli. L’annullamento delle azioni proprie acquistate verrà realizzato senza riduzione nominale del capitale sociale e potrà essere eseguito anche con più atti in via frazionata, prima che sia stato completato il programma di acquisto.

Poche sorprese secondo analisti

Il buyback “non rappresenta una novità” in quanto “già approvato dall’assemblea degli azionisti e dal regulator”, ricordano gli analisti di WebSim Intermonte, “quindi la cancellazione delle azioni comprate è già nelle stime di consensus”. Gli esperti mantengono dunque il loro giudizio ‘interessante’ sul titolo Intesa Sanpaolo, con target price di 4,2 euro.

Stessa opinione da Equita Sim, che definisce l’annuncio “coerente con quanto già comunicato”, quindi i suoi esperti confermano la loro raccomandazione di acquisto (‘buy’) e il prezzo obiettivo di 4 euro.

Seconda tranche per Unicredit

Tra il 9 e il 17 maggio 2024 la banca milanese aveva già acquistato un totale di 7.424.440 azioni, pari allo 0,44% del capitale sociale, per un controvalore complessivo di quasi 270 milioni di euro, a cui si sono aggiunte 6.182.344 azioni proprie al prezzo medio ponderato di 36,2187 euro, per un controvalore di circa 224 milioni di euro acquistate tra il 20 e il 24 maggio annunciate questa mattina e corrispondenti allo 0,81% del capitale.

Soluzione apprezzata

I primi cinque mesi del 2024 “confermano che l’uso dei ‘buyback’ rimane una soluzione molto apprezzata dalle società quotate come mezzo per trasferire valore ai propri investitori”, strumento utilizzato dalle aziende quotate a Piazza Affari anche “come metodo di raccolta di azioni presenti sul mercato da mettere a disposizione di piani di incentivazioni interni alle società stesse”, spiegano da Morningstar.

“Molti e di prestigio i nomi delle società presenti in Borsa Italiana che stanno portando avanti, o hanno appena lanciato, piani di riacquisto di azioni proprie in questo 2024. Da Generali a Unicredit, da Eni a Tenaris, tanto per fare alcuni tra gli esempi più importanti, tutti i settori evidenziano sempre più l’apprezzamento verso questo strumento per creare valore per i propri azionisti”, aggiungono.

“Sempre più aziende europee e italiane stanno remunerando gli azionisti anche tramite operazioni di riacquisto delle proprie azioni, in aggiunta spesso ai dividendi”, spiega Manuel Pozzi direttore degli investimenti di M&G. “Il fenomeno storicamente caratterizzava soprattutto il mercato americano, in cui ogni anno le aziende restituiscono agli azionisti circa il 2% o 3% del capitale sotto forma di buyback, mentre la quota dei dividendi vale storicamente circa l’1.5% / 2% della capitalizzazione. In Europa i rapporti erano invertiti: i buyback pesavano circa l’1%, ma negli ultimi due anni sono cresciuti vicino al 2%, mentre i dividendi pesano in media tra il 3% e il 4%”, prosegue l’esperto.

“La crescita del peso di questo specifico strumento per creare valore agli azionisti si spiega anche perché è una soluzione che piace molto alle aziende in quanto non sono risorse finanziarie che come i dividendi finiscono fuori dal perimetro di controllo del management. Infatti, il fatto di comprare azioni crea un ‘tesoretto’ di azioni che può essere usato successivamente dal management per altri scopi”, conclude Pozzi.

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