Iveco tenta il riscatto a Piazza Affari mentre arriva la fiducia dagli analisti

iveco titolo

La società nata dallo spin-off di CNH aveva deluso all’esordio a Milano, per poi recuperare parte delle vendite iniziali, mentre oggi continua il suo trend positivo.


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Il recupero di Iveco

Nuova corsa di Iveco a Piazza Affari dopo la brusca frenata (-10%) arrivata al suo esordio in borsa di lunedì scorso.

Dopo la chiusura positiva di ieri (+2%), le azioni Iveco guadagnano un altro 2% dopo circa mezz’ora dall’avvio delle contrattazioni odierne e vengono scambiate vicino la soglia degli 11 euro, dopo il minimo di 9,57 euro toccato all’esordio.

Il nuovo recupero del titolo dello spin-off di CNH, dunque, avvicina le sue quotazioni all’apertura di 11,26 euro con cui si era presentato per la prima volta a Piazza Affari.

Goldman Sachs avvia la copertura

In queste ore, Goldman Sachs ha avviato la copertura ‘buy’ su Iveco, fissando un prezzo obiettivo di 12 euro. La banca americana riconosce la lentezza della performance storica dei margini di Iveco e si attende una generazione limitata di free cash flow nei prossimi due anni.

Lo spin-off è “arrivato sul mercato con una valutazione depressa che sottovaluta vari elementi interessanti come un libro ordini 2021 forte, che sostiene la visibilità sulla crescita degli utili nel 2022/23, e la tecnologia per la transizione energetica”, spiegano dall’istituto.

L’analisi di Equita Sim

Stessa posizione di acquisto per gli analisti di Equita Sim ma con un prezzo obiettivo maggiore per il titolo, a 18 euro. Secondo la sim milanese, il calo del titolo è dovuto al fatto che il polo dei camion è quotato solo a Milano, pertanto è naturale che gli investitori statunitensi siano interessati alla capogruppo CNH.

Iveco, aggiungono, scambia a “multipli di ingresso contenuti”, rendendo il titolo “interessante”.

Da Equita considerano “raggiungibili” gli obiettivi di medio termine fissati da Iveco, quali un fatturato in crescita (media annua composta) del 4,5/5% a partire dal 2019, raggiungendo i 15 miliardi nel 2024 e 17 miliardi nel 2026, oltre ad un utile netto adjusted di 0,6/0,8 miliardi nel 2026 e una liquidità netta pari a 1,2/1,4 miliardi con un free cash flow di 0,3 miliardi nel 2024, in crescita fino a 1,5-2 miliardi nel 2026.

Se la società non ha fornito alcuna guidance di breve “nonostante gli ordini di 35 settimane su tutto il portafoglio rispetto alle solite 20”, dalla sim ipotizzano che questo sia dovuto ad una prudenza tenuta “vista la carenza di componenti, inflazione costi e alla nuova ondata di Covid”.

Ai valori attuali, concludono da Equita, il titolo Iveco scambia con un rapporto ev/ebitda atteso al 2022-2023 sotto le due volte, Ev/Ebit sotto le quattro volte al 2022 e sotto le tre volte al 2023, per un ratio prezzo/utili adjusted di 11 volte (2022) e 8 volte (2023), con uno sconto del 20% sui maggiori concorrenti.

Infine, i multipli impliciti del settore elettrico sono a sconto rispetto a Daimler e Volvo, ma il p/e adjusted “viaggia invece a premio (per la minor redditività), giustificabile solo dall'appeal speculativo”, analizzano dalla sim.

Il finanziamento da 1,9 miliardi

Nel frattempo, Iveco ha annunciato la sottoscrizione con successo al 4 gennaio di un finanziamento sindacato pari a 1,9 miliardi di euro in relazione alla scissione del business da CNH Industrial e alle sue future necessità di finanziamento”.

Il finanziamento si compone di una linea di credito revolving committed di 1,4 miliardi di euro, con una durata di 5 anni con due opzioni di estensione di un anno ciascuna e di un finanziamento a termine committed di 0,5 miliardi di euro con scadenza a un anno rinnovabile fino ad un ulteriore anno ad opzione della sola società.

Le risorse così ottenute verranno utilizzate per le generali esigenze aziendali e per i fabbisogni legati al capitale di funzionamento del gruppo, confermando “il forte sostegno a Iveco Group da parte delle sue primarie banche di relazione internazionali”, spiegano dalla società.

A finanziare l’operazione, infatti, è stato un gruppo di istituti composto da Banco Bilbao Vizcaya Argentaria, Barclays, BNP Paribas, BofA Securities, Citi, Deutsche Bank, Intesa Sanpaolo, Mediobanca – Banca di Credito Finanziario, Mizuho Bank, Santander CIB, Société Générale e Unicredit in qualità di Bookrunners e Mandated Lead Arrangers”.


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