M&A protagoniste nel 2024


Il settore finanziario potrebbe essere al centro di importanti operazioni di Merge and Acquisition nel corso di quest’anno, ma gli esperti segnalano anche altri settori tra cui quello delle telecomunicazioni.


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Un 2024 da M&A

Dopo un anno di grandi rialzi a Piazza Affari, il 2024 delle banche italiane potrebbe caratterizzarsi da importanti operazioni di Merge and Acquisition (M&A), ipotesi da molto tempo ‘calda’ e con Monte di Paschi di Siena e Banca Popolare di Sondrio sempre al centro dei rumor.

Siena sembra ormai diventa l’eterna ‘promessa sposa’ dopo i tentativi e le voci degli anni scorsi, anche se la recente mossa del Governo di cedere parte della quota detenuta nell’istituto in attività più antico al mondo potrebbe dare il via al risiko, considerando anche che entro giugno 2024 dovrà completare la vendita per non incorrere nelle procedure di infrazione dell’Unione europea.

Anche Sondrio sembra essere molto contesa, con Unicredit che sembra averla messa nel mirino dopo i tentativi passati con Mps, anche se ufficialmente sono arrivate smentite, tra cui quella del Ceo Andrea Orcel.

L’elenco comprende anche altre banche come Banco BPM e Bper Banca, ma chissà se davvero sarà la volta buona per la creazione del famoso terzo polo bancario di cui tanto si parla.

Tassi e M&A

Un report degli analisti di PitchBook, società del gruppo Morningstar, ritiene che le operazioni di M&A potrebbero essere favorite dal contesto economico e monetario in Europa, in particolare dai prossimi attesi tagli dei tassi da parte della Banca centrale europea, che alimenteranno fusioni e acquisizioni, stimolando le economie del continente.

Ovviamente, molto dipenderà dai dati sull’inflazione, oggi indicata nuovamente in riduzione (2,8%), anche se meno del previsto (2,9%), e comunque ancora distante dal 2% indicato come target dall’istituto centrale.

Asset management protagonista

In Europa, intanto, il valore dell’M&A è cresciuto del 20% nel 2023 grazie a grandi operazioni come il salvataggio di Credit Suisse da parte di UBS, sempre secondo quanto riportato da PitchBook, sostenuto da un asset management sempre in cerca di nuovi modi per aumentare le masse.

PitchBook segnala che tra i grandi protagonisti del settore c’è Indosuez Wealth Management con l’acquisizione di una quota di maggioranza in Degroof Petercam, e Lansdowne Partners, che ha comprato Crux Asset Management. Il nostro Paese si è caratterizzato per l’attivismo di Anima Sgr con il suo acquisto del 100% del capitale di Kaiors Partnes Sgr, avvenuto lo scorso novembre 2023.

“Le difficili condizioni di mercato spingono i gestori quotati e privati a cercare protezione nelle dimensioni dei portafogli”, evidenzia lo studio legale internazionale Allen & Overy, aggiungendo che “le società private puntano alle boutique che operano in settori caldi, come il credito privato, cercando così di diversificare la loro attività. Nel settore dell’asset management, il valore di queste operazioni si basa in gran parte sulla retention delle figure manageriali chiave e sul mantenimento del patrimonio in gestione”.

Non solo banche

Citare le operazioni di M&A non vuol dire necessariamente parlare di banche, ma ci sono altri settori potenzialmente interessati, come le telecomunicazioni, il farmaceutico, il tessile, i macchinari industriali e l’energetico.

Il primo tentativo nel settore della telefonia sembra essere fallito con il rifiuto di Vodafone ad una fusione delle operazioni italiane di iliad, arrivato negli ultimi giorni, con i britannici valutati 10,45 miliardi.

Resta in ‘ballo’ la vendita della rete fissa di Telecom Italia alla cordata guidata da KKR che vede anche il Governo italiano partecipare, rafforzata dall’offerta annunciata ieri per Sparkle.

Rilanciare le operazioni di M&A in Italia significa cercare di riavviare un settore che lo scorso anno aveva visto calare del 22% gli investimenti rispetto al 2022, con 86 miliardi spesi nel 2023, il livello più basso degli ultimi tre anni (dati LSEG Deal Intelligence). A valore diminuito, però, si è assistito al fenomeno dell’aumento delle transazioni.

Infine, sempre LSEG Deal Intelligence segnala un aumento del 78% a 46,2 miliardi per le M&A che coinvolgono un acquirente straniero, mentre quelle 100% italiane sono calate del 91%, ai minimi degli ultimi nove anni con 6 miliardi di dollari. Per quanto riguarda i deal in uscita dall’Italia, questi sono aumentati del 39% a 21,3 miliardi di dollari lo scorso anno, il massimo registrato dal 2018.

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