Market Cap: cos'è la capitalizzazione di mercato e come si calcola

04/08/2026 13:00
Market Cap: cos'è la capitalizzazione di mercato e come si calcola

La capitalizzazione di mercato, o market cap, misura il valore di una società in Borsa: cos'è, come si calcola e le soglie di big, mid e small cap.

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La capitalizzazione di mercato, o market cap (in inglese anche market capitalisation), indica il valore complessivo attribuito dal mercato azionario a una società quotata in Borsa. È la stessa grandezza che si sente chiamare anche capitalizzazione azionaria o capitalizzazione di borsa, e si ottiene moltiplicando il numero totale di azioni in circolazione di un'impresa per il prezzo corrente di una singola azione.

Market cap = prezzo di un'azione × numero di azioni in circolazione

Nel calcolo rientrano tutte le azioni emesse dalla società, comprese quelle detenute da soci di controllo, fondi o famiglie fondatrici, e non soltanto il flottante, ossia la quota di titoli effettivamente scambiata sul mercato. È un punto che genera spesso confusione: il flottante serve a calcolare altri indicatori, come il peso di un titolo in molti indici di Borsa, mentre la capitalizzazione di mercato in senso stretto considera il capitale sociale nella sua interezza.

Per fare un esempio, se una società ha 50 milioni di azioni in circolazione e ognuna vale 10 euro, la sua capitalizzazione di mercato è di 500 milioni di euro. Poiché il prezzo delle azioni cambia in continuazione durante le contrattazioni, anche il market cap di una società quotata si muove costantemente, spesso più volte al minuto nelle fasi di scambio più attive.

Un esempio dal mercato: quanto valgono le grandi società quotate

Per capire l'ordine di grandezza in cui si muovono le società più capitalizzate al mondo, un caso recente aiuta a inquadrare la questione. A fine luglio 2026 Apple ha toccato per la prima volta i 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, dopo aver superato Nvidia come società quotata più valutata al mondo. Le due aziende restano da tempo ai vertici delle classifiche mondiali per market cap, insieme ad altri colossi tecnologici come Microsoft e Alphabet, e la loro corsa è legata soprattutto agli investimenti miliardari nell'intelligenza artificiale.

Anche il FTSE Mib, il principale indice della Borsa di Milano, pesa i suoi componenti in base alla capitalizzazione di mercato corretta per il flottante, con un tetto massimo del 15% per ciascun titolo. Per questo il valore delle società quotate influenza direttamente l'andamento dell'indice e, a cascata, quello di ETF e certificati che lo replicano.

Big cap, mid cap e small cap: come si classificano le società

In base alla capitalizzazione, le società quotate vengono comunemente divise in fasce dimensionali: big cap (o large cap), mid cap e small cap. Non esiste però un'unica soglia condivisa a livello internazionale: cambia da mercato a mercato e viene aggiornata periodicamente dai fornitori di indici in base all'andamento generale delle Borse.

Un esempio concreto arriva da S&P Dow Jones Indices, che fissa le soglie di capitalizzazione per l'ingresso nei suoi indici di riferimento del mercato Usa. Dal 1° luglio 2025 un titolo deve valere almeno 22,7 miliardi di dollari per entrare nell'S&P 500, tra 8 e 22,7 miliardi di dollari per il segmento mid cap dell'S&P MidCap 400, e tra 1,2 e 8 miliardi di dollari per il segmento small cap dell'S&P SmallCap 600. Queste soglie vengono riviste ogni trimestre e riguardano l'ingresso nell'indice, non la permanenza: una società che scende sotto il limite non viene esclusa automaticamente.

In Italia i criteri sono diversi, perché si basano sulla composizione degli indici FTSE Italia gestiti da Borsa Italiana. Il segmento Large Cap, che corrisponde alle prime 40 società per capitalizzazione e flottante superiore a un miliardo di euro, alimenta il FTSE Mib. Le successive 60 società per capitalizzazione compongono il FTSE Italia Mid Cap, mentre tutte le altre imprese quotate che superano i filtri di liquidità rientrano nel FTSE Italia Small Cap. Anche in questo caso la classificazione non si basa tanto su un valore fisso in euro quanto sulla posizione relativa rispetto alle altre società quotate su Piazza Affari.

Al di sopra delle big cap, gli operatori di mercato usano informalmente anche il termine mega cap per le società che superano alcune centinaia di miliardi di dollari di capitalizzazione. Non esiste però una definizione standardizzata: è una categoria affermatasi negli ultimi anni con la crescita di poche aziende tecnologiche, più che un criterio riconosciuto dai fornitori di indici.

Cosa fa muovere la capitalizzazione di mercato

Poiché il market cap dipende da due sole variabili, il prezzo dell'azione e il numero di azioni in circolazione, qualunque evento che modifichi uno dei due fattori si riflette sulla capitalizzazione della società. Il prezzo si muove in base alle dinamiche di domanda e offerta che animano ogni seduta di Borsa, e riflette le aspettative degli investitori su utili, crescita e rischio.

Il numero di azioni in circolazione cambia invece più raramente, e in genere per effetto di operazioni straordinarie. Un aumento di capitale, tramite l'emissione di nuove azioni, alza il numero di titoli in circolazione e, a parità di altre condizioni, diluisce il valore di ciascuna azione esistente. Un buyback, cioè il riacquisto di azioni proprie da parte della società, produce l'effetto opposto: riduce il numero di azioni in circolazione. Generalmente questo fa salire il valore unitario della singola azione, mantenendo la capitalizzazione di mercato complessiva pressoché invariata (o aumentandola se il mercato percepisce positivamente l'operazione).

Anche un frazionamento azionario, o stock split, modifica sia il prezzo che il numero di azioni, ma i due effetti si compensano quasi perfettamente. In un frazionamento due a uno, ad esempio, il numero di azioni raddoppia e il prezzo si dimezza, lasciando la capitalizzazione di mercato pressoché inalterata: cambia la suddivisione del valore tra un numero maggiore di titoli, non il valore complessivo dell'azienda.

I limiti del market cap

Il market cap resta l'indicatore più immediato per farsi un'idea delle dimensioni di una società quotata, ma da solo non basta a giudicarne la solidità o la sostenibilità del prezzo. Due società con la stessa capitalizzazione possono avere livelli di debito molto diversi: per tenerne conto, gli analisti fanno spesso ricorso all'Enterprise Value, che alla capitalizzazione di borsa aggiunge la posizione debitoria netta e restituisce così una stima più completa del valore complessivo dell'impresa.

Allo stesso modo, il market cap non dice nulla sul fatto che un titolo sia sopravvalutato o sottovalutato rispetto ai suoi fondamentali. Per questo tipo di valutazione si usano altri multipli di mercato, come il rapporto Prezzo/Utile, che confrontano il prezzo dell'azione con gli utili, i flussi di cassa o il patrimonio della società.

In generale, le società a grande capitalizzazione tendono a offrire maggiore stabilità e rendimenti più contenuti, mentre le mid e small cap presentano un potenziale di crescita superiore a fronte di un rischio più elevato, complice anche una liquidità di scambio solitamente inferiore. Nessuna delle due caratteristiche rende un titolo automaticamente più o meno adatto a un portafoglio: dipende dagli obiettivi e dall'orizzonte temporale dell'investitore.

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