Materie prime: oro e argento corrono, petrolio in surplus e rame ostaggio della politica

In un anno segnato da supply chain incrinate e tariffe che ridisegnano le rotte, i prezzi delle commodities raccontano una geoeconomia in movimento: beni rifugio che volano, energia abbondante, metalli industriali sostenuti da capex pluriennali e un mercato sempre piรน determinato dal controllo delle filiere.
Indice dei contenuti
- 1. Dalle quotazioni al terreno di scontro
- 2. Leadership disomogenea tra cluster
- 3. Oro, bene rifugio per eccellenza e non solo
- 4. Rame, domanda strutturale e volatilitร politica
- 5. Energia, offerta abbondante e rischi di shock
- 6. Agricoli, eterogeneitร e sovranitร commerciale
- 7. Come orientarsi nel mondo delle commodity
Dalle quotazioni al terreno di scontro
Le materie prime non sono piรน un affare da โtrader ciclicoโ, ma il terreno di scontro geopolitico e finanziario: lo mostra un Baltic Dry Index a +102% da inizio anno (fuori scala, segnale della tensione nei trasporti piรน che del prezzo delle commodities in sรฉ) insieme a oro +39%, argento +43% e rame +13%.
Secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro, la catena globale dellโofferta si รจ incrinata e le commodities sono divenute leva politica: la Cina controlla oltre il 90% della raffinazione delle terre rare, gli Stati Uniti si avviano a fornire piรน di un terzo dellโLNG mondiale entro il 2030, mentre lโOPEC+ รจ tornata arbitro del petrolio. Non รจ piรน (solo) domanda e offerta โclassicheโ a fissare i prezzi, ma il controllo delle filiere strategiche; per questo dare per esaurito il potenziale perchรฉ le quotazioni hanno giร corso significa guardare al dito e non alla luna.
Leadership disomogenea tra cluster
La leadership 2025 รจ netta ma non uniforme: i metalli preziosi guidano con rialzi a doppia cifra: oro vicino al +40%, argento oltre, platino sopra il +50%. Nei metalli industriali, invece, il saldo รจ positivo ma piรน cauto, con rame sopra il +10%, alluminio appena a +2,3% e acciaio in negativo (-7%). Lโenergia รจ il fanalino di coda: WTI e Brent tra -11% e -13%, gas e carbone ancora piรน deboli, con lโetanolo e lโuranio in controtendenza. Gli agricoli restano il cluster piรน disperso: bovini ai massimi, caffรจ in doppia cifra, cereali e zucchero in caduta. ร la fotografia che Debach ricava dai trend recenti.
Oro, bene rifugio per eccellenza e non solo
Lโoro resta bene rifugio per eccellenza, sorretto da acquisti record delle banche centrali, interesse degli investitori e timori sulla credibilitร della Fed. Ma, spiega Debach, non รจ una commodity come le altre: non si consuma, si accumula; lโofferta mineraria รจ limitata, stabile e anelastica al prezzo, per cui i cicli non si chiudono con nuova offerta, ma quando si affievolisce la โconvinzioneโ dei compratori. A guidarla sono tassi reali, forza del dollaro e instabilitร geopolitica.
Nei primi due trimestri del 2025 la domanda dโinvestimento รจ salita al 43% del totale, superando i gioielli al 33%; soprattutto, nelle riserve ufficiali lโoro ha superato prima lโeuro e poi i Treasury USA, pesando piรน dei titoli di Stato americani nei bilanci delle banche centrali: una radiografia della nuova geografia della fiducia, sottolinea Debach.
Rame, domanda strutturale e volatilitร politica
Il rame โtieneโ perchรฉ sostenuto da driver strutturali: reti elettriche, crescita esponenziale dei data center e nuova corsa agli armamenti spingono la domanda reale. Negli Stati Uniti i mercati elettrici regionali sono in tensione per il boom delle server farm, mentre in Europa la spesa militare alimenta lโuso di acciaio, rame e nichel.
Tuttavia, la politica puรฒ cambiare lo scenario in ore: il 30 luglio 2025 i future Comex hanno perso oltre il 22% in una seduta dopo lโesenzione dai dazi sui catodi importati decisa a Washington, che ha azzerato il premio del rame americano sul LME, invertendo lo spread.
Come osserva Debach, la traiettoria di lungo periodo resta perรฒ sorretta da transizione energetica e spesa per la difesa: il rame non รจ piรน solo barometro dellโindustria, รจ ostaggio delle scelte politiche e commerciali.
Energia, offerta abbondante e rischi di shock
Nel comparto energetico la storia รจ opposta: da inizio anno il WTI ha perso oltre il 13%, segnale che non manca la domanda, ma straripa lโofferta. Brasile, Guyana e Canada immettono piรน barili, Pechino ha accumulato scorte, e la strategia OPEC+ di sacrificare margini per quote ha creato un surplus che schiaccia le quotazioni.
Come spiega Debach, la forward curve lo riflette: dopo una breve tensione, i prezzi si stabilizzano poco sopra i 62 dollari, per poi scendere gradualmente verso 61 al 2035. Non รจ un mercato sotto assedio, ma abbondante; eppure la volatilitร implicita indica che i rischi non sono evaporati: la โsmileโ delle opzioni segnala paura di shock in entrambe le direzioni. Basta un evento (taglio inatteso OPEC+, rottura di rotte, impennata di domanda) per capovolgere lโeccesso in scarsitร .
Agricoli, eterogeneitร e sovranitร commerciale
Gli agricoli restano un mosaico: carne bovina in volo per scarsitร di offerta, zucchero, mais e grano in calo per raccolti abbondanti e effetto dazi; qui le politiche commerciali contano quanto il meteo.
Ieri la Cina ha imposto dazi temporanei fino al 62% sulla carne suina europea: un segnale che il commercio agricolo risponde sempre piรน a decisioni sovrane. Come rimarca Debach, i dazi hanno riportato le commodities al cuore della politica economica: non esiste piรน un mercato neutrale, e la geografia dei prezzi dipende da chi compra e da quali rotte puรฒ usare.
Come orientarsi nel mondo delle commodity
Si puรฒ ancora guadagnare con le materie prime? Secondo Debach sรฌ, ma non nello stesso modo dappertutto: lโoro resta il rifugio piรน solido finchรฉ non si incrina la convinzione che lo sostiene; lโargento amplifica i movimenti del metallo giallo grazie al lato industriale; il rame resta centrale perchรฉ ogni infrastruttura energetica o digitale richiede piรน metallo rosso; nellโenergia le opportunitร sono meno lineari e risiedono nella navigazione della curva e degli shock geopolitici; gli agricoli dipendono piรน da El Niรฑo o da decisioni politiche che dalla macro.
In definitiva, le commodities non vanno lette al singolare: polizze, asset rifugio, input industriali, strumenti geopolitici e terreno di speculazione convivono nello stesso universo. Il 2025 lo dimostra: i guadagni ci sono, ma sono figli delle differenze, conclude Debach.
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