Minusvalenze? Come recuperarle con i Certificates

calcolo minusvalenze

Tra le modalità per recuperare le minus ci sono i certificates. È però importante verificare la metodologia di compensazione adottata dalla propria banca.


Possibili rendimenti dal 10% al 20%

Scopri la nostra selezione di certificate di investimento!


Tassazione sui redditi finanziari

Da alcuni anni la tassazione sui redditi finanziari si è gonfiata. Se fino al 2011 l’aliquota era al 12,5% per qualsiasi rendita finanziaria, dal 2012 è arrivata a 20%, per poi passare dal 1° luglio 2014 al 26% (ad eccezione di titoli del debito pubblico ed equiparati, dove è rimasta ferma al 12,5%).

Anche i redditi derivanti da certificates sono soggetti a un’imposta sostitutiva con aliquota pari al 26%. Ad esempio, se un investitore acquista un certificate a 900 euro per poi rivenderlo a 1000, il profitto, pari a 100 euro, sarà tassato al 26%, ovvero 26 euro.

Redditi da capitale e Redditi diversi

l guadagni derivanti dalla vendita di strumenti finanziari vengono etichettati “redditi da capitale” o “redditi diversi” a seconda del tipo di strumento finanziario.

I redditi da capitale non possono essere negativi, ma solamente positivi o al massimo nulli. Tra i redditi da capitale ci sono:

  • Interessi e altri proventi da mutui, depositi e conto corrente
  • Cedole e scarti di emissione di obbligazioni
  • Dividendi
  • Proventi da OICR (fondi comuni, Sicav, ETF)
  • Proventi da pronti contro termine
  • Redditi di forma di capitale corrisposti al riscatto di contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione.

A differenza dei redditi da capitale, i redditi diversi possono essere sia positivi che negativi. Quelli negativi (definiti come "minusvalenze"), sono compensabili con successivi redditi positivi della stessa natura (capital gain). Tra i redditi diversi figurano:

  • Plusvalenze da cessione azioni e altre partecipazioni qualificate e non
  • Plusvalenze da cessione o rimborso di titoli obbligazionari o similari, da cessione di altri titoli e di valute estere (compreso il prelievo dal conto corrente)
  • Derivati (compresi i certificates)
  • Altri redditi diversi da quelli sopra indicati, realizzati mediante rapporti o strumenti finanziari.

Questa differenza non è da poco, in quanto anche se le minusvalenze possono essere prodotte da tutti gli strumenti finanziari, possono essere compensate solo con prodotti finanziari che generano “redditi diversi”. Un portafoglio costituito unicamente da fondi comuni di investimento o etf non è quindi efficiente da un punto di vista fiscale, poiché guadagni e perdite non sono compensabili tra di loro. Occorrerà investire in strumenti finanziari che producono redditi diversi, le cui plusvalenze potranno compensare le minusvalenze subite.

Per questo occorre porre la massima attenzione alla gestione fiscale degli investimenti ed evitare di perdere il credito fiscale derivante da minusvalenze.

Come gestire le minusvalenze

Come detto, il Fisco italiano prevede che le minusvalenze originano un credito fiscale, che può essere portato in compensazione con le eventuali successive plusvalenze aventi natura di redditi diversi.

Con questo sistema è possibile recuperare la perdita nello stesso anno in cui si verifica e nei successivi 4 anni. Chi ha minusvalenze in scadenza, entro fine anno dovrà quindi generare guadagni di pari importo.

Tra i prodotti con maggiore efficienza fiscale ci sono i certificates, che consentono la compensazione delle minusvalenze sia con la distribuzione di cedole e maxi cedole, sia con i proventi derivanti dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il valore di vendita.

Proprio per permettere di recuperare le minusvalenze pregresse, gli ultimi mesi dell’anno pullulano di certificates maxi cedola, che premiano con un maxi coupon generalmente distribuito a pochi mesi dall’emissione.

Tuttavia, è bene inquadrare in anticipo la metodologia di compensazione adottata dalla propria banca. Alcune banche permettono la compensazione immediata delle minusvalenze, dove il controvalore delle cedole incassate viene subito decurtato dallo zainetto fiscale.

Altre banche invece non permettono una compensazione immediata tra minusvalenza e plusvalenza, ma optano per la compensazione a chiusura: la tassazione è imposta sui proventi solo quando questi possono essere considerati definitivi (ossia per scadenza naturale, anticipata o per vendita). L’effetto è che la maxi cedola non è compensabile immediatamente, ma si recupera solo alla scadenza naturale del Certificate, alla scadenza anticipata o al momento della vendita. Se l'investitore rivende subito il certificate dopo lo stacco della maxicedola, è molto probabile che registrerà una minusvalenza (il prezzo del certificate dopo lo stacco della maxi cedola scende del valore corrispondente, per poi recuperarlo nel tempo). Da un lato l’investitore compenserà la minus in scadenza con la maxi cedola, dall’altra gli restano altri quattro anni di vita per compensare la nuova minusvalenza.

Per un portafoglio ben costruito è importante quindi tenere conto anche dell’aspetto fiscale. La pianificazione è di fondamentale importanza per ridurre l’impatto delle minusvalenze.


La Finestra sui Mercati

Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!

Ho letto e accetto l'informativa sulla privacy