Minusvalenze? Come recuperarle con i Certificates


Hai accumulato delle minusvalenze e temi di non riuscire a recuperarle? Scopri come i certificates possono essere la soluzione più efficiente per evitare di perdere i tuoi crediti fiscali.


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Se hai accumulato delle minusvalenze sui tuoi investimenti e vuoi recuperarle prima che scadano, ti sarà utile sapere che con i certificates, hai l'opportunità di compensare le minusvalenze e migliorare la gestione fiscale del tuo portafoglio.

La minusvalenza, conosciuta anche come capital loss (perdita di capitale), rappresenta la perdita derivante dalla vendita di strumenti finanziari (come azioni, obbligazioni, fondi comuni di investimento, ETF, ETC, Certificates e derivati) a un prezzo inferiore a quello di acquisto. Ad esempio, se si acquista un'azione a 100 euro e la si rivende a 90 euro, la differenza di 10 euro (100 - 90) costituisce una minusvalenza. Queste perdite non vengono tassate: vengono invece conservate in uno “zainetto fiscale” e possono essere portate in compensazione con le eventuali successive plusvalenze fino ai quattro anni successivi dalla loro maturazione. Ma attenzione! Non stiamo parlando di plusvalenze qualsiasi!

Redditi di capitale e Redditi diversi

Il sistema fiscale italiano non facilita la vita agli investitori, presentando diverse complessità, tra cui la distinzione tra “redditi di capitale” e “redditi diversi”. Non sempre è possibile recuperare le minusvalenze, poiché gli strumenti finanziari che generano “redditi di capitale” non consentono questo recupero.

I redditi di capitale sono redditi la cui realizzazione è certa, sebbene l'ammontare possa variare. Inoltre, non possono essere negativi, ma solamente positivi o al massimo nulli. Tra i redditi da capitale ci sono:

  • Interessi e altri proventi da mutui, depositi e conto corrente
  • Cedole e scarti di emissione di obbligazioni
  • Dividendi
  • Proventi da OICR (fondi comuni, Sicav, ETF)
  • Proventi da pronti contro termine
  • Redditi di forma di capitale corrisposti al riscatto di contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione.

A differenza dei redditi di capitale, i redditi diversi sono incerti sia nella loro realizzazione sia nell'ammontare, dato che la vendita può portare sia a una plusvalenza che a una minusvalenza. Per cui, i redditi diversi possono essere sia positivi che negativi. Quelli negativi (definiti come "minusvalenze"), sono compensabili con successivi redditi positivi della stessa natura. Tra i redditi diversi figurano:

  • Plusvalenze da cessione di azioni e altre partecipazioni qualificate e non
  • Plusvalenze da cessione o rimborso di titoli obbligazionari o similari, da cessione di altri titoli e di valute estere (compreso il prelievo dal conto corrente)
  • Derivati (compresi i certificates)
  • Altri redditi diversi da quelli sopra indicati, realizzati mediante rapporti o strumenti finanziari.

Di seguito una tabella compensazione minusvalenze che potrà esserti utile:

Questa differenza è rilevante, in quanto anche se le minusvalenze possono essere prodotte da tutti gli strumenti finanziari, possono essere compensate solo con prodotti finanziari che generano “redditi diversi”. Un portafoglio costituito unicamente da fondi comuni di investimento o etf non è quindi efficiente da un punto di vista fiscale, poiché guadagni e perdite non sono compensabili tra di loro. Avere un portafoglio fiscalmente efficiente significa investire anche in strumenti finanziari che producono redditi diversi, le cui plusvalenze potranno compensare le minusvalenze subite.

La tassazione sui redditi finanziari, lo ricordiamo, è fissata al 26% (ad eccezione di titoli del debito pubblico ed equiparati, dove è rimasta ferma al 12,5%).

Come gestire le minusvalenze

Tra gli strumenti fiscalmente più efficienti troviamo i certificates. Questi strumenti permettono di compensare le minusvalenze in due modi: attraverso la distribuzione di premi e tramite i proventi ottenuti dalla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita.

Attenzione però, i premi dei certificate permettono di compensare le minusvalenze laddove il premio è condizionato, in quanto è considerato un reddito incerto nella sua realizzazione e quindi rientrante nella categoria dei redditi diversi. Se, al contrario il premio è incondizionato verrà considerato un reddito di capitale (in quanto la sua realizzazione è certa) e dunque non utile per la compensazione delle minus.

Proprio per rivolgersi agli investitori che mirano a compensare le eventuali minusvalenze in scadenza, gli ultimi mesi dell’anno sono ricchi di certificates maxi premio, che premiano con il pagamento di un maxi coupon, condizionato o incondizionato, generalmente distribuito a pochi mesi dall’emissione.

Tuttavia, è bene inquadrare in anticipo la metodologia di compensazione adottata dalla propria banca. Alcune banche permettono la compensazione immediata delle minusvalenze, dove il controvalore dei premi incassati viene subito decurtato dallo zainetto fiscale.

Altre banche, invece, non permettono una compensazione immediata tra minusvalenza e plusvalenza, ma optano per la compensazione a chiusura: la tassazione è imposta sui proventi solo quando questi possono essere considerati definitivi (ossia per scadenza naturale, anticipata o per vendita). L’effetto è che il maxi premio non è compensabile immediatamente. Se l'investitore rivende subito il certificate dopo lo stacco, è molto probabile che registrerà una minusvalenza (il prezzo del certificate dopo lo stacco del maxi premio scende del valore corrispondente, per poi recuperarlo nel tempo). Da un lato l’investitore compenserà la minus in scadenza con la maxi; dall’altro, gli restano altri quattro anni di vita per compensare la nuova minusvalenza.

Per un portafoglio ben costruito è importante quindi tenere conto anche dell’aspetto fiscale. La pianificazione è di fondamentale importanza per ridurre l’impatto delle minusvalenze.

Recupero delle minus: fondi vs certificates

Immaginiamo un investimento di 10.000 euro, diversificato equamente su 10 Fondi comuni o ETF. Al termine di un anno, si registra il seguente risultato:

  • 7 fondi hanno generato una plusvalenza complessiva di 1.000 euro.
  • 3 fondi hanno generato una minusvalenza complessiva di 500 euro.

Il saldo operativo per l’investitore è positivo di 500 euro, pari al 5% del capitale investito. Applicando la tassazione sulle rendite finanziarie, tuttavia, la situazione si modifica:

  • Su 1.000 euro di plusvalenze verranno trattenuti 260 euro di tassazione, ovvero il 26% sul capital gain, senza alcuna possibilità di compensazione.
  • I 500 euro di minusvalenze verranno accantonati nello zainetto fiscale per il successivo recupero entro i termini (4 anni), purché le future plusvalenze derivino da "reddito diverso" e non "da capitale".

Ora, supponiamo che al posto dei Fondi comuni o ETF, l’investitore avesse optato per i certificates. In questo caso:

  • 8 certificates avrebbero generato una plusvalenza complessiva di 1.000 euro.
  • 2 certificates avrebbero generato una minusvalenza complessiva di 500 euro.

Con i certificates, sia le plusvalenze che le minusvalenze rientrano nella categoria dei "redditi diversi", permettendo così la compensazione immediata delle minusvalenze. Pertanto:

  • I 1.000 euro di plusvalenze possono essere compensati con i 500 euro di minusvalenze.
  • La tassazione si applica solo sui restanti 500 euro di plusvalenze, con un trattenimento di 130 euro (26% di 500 euro).

Se l’investitore avesse scelto i certificates, avrebbe pagato solo 130 euro di tasse rispetto ai 260 euro pagati con i Fondi comuni o ETF, mostrando una chiara efficienza fiscale dei certificates rispetto ad altri strumenti finanziari.

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