Minusvalenze in portafoglio? Tutti i modi per compensarle

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Compensare le minus in portafoglio non è così semplice come si potrebbe pensare. Il fisco italiano suddivide tra redditi diversi e da capitale così che non tutti i prodotti finanziari consentono di recuperare le minusvalenze.


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Non si compensa tutto con tutto

Il fisco italiano non rende certo la vita facile agli investitori. Tra le cavillosità più incomprensibili, troviamo la distinzione tra “redditi di capitale” e “redditi diversi“.

Tra i redditi di capitale appartengono in generale gli interessi, gli utili e i proventi che sono prodotti da un impiego stabile di capitale, i quali sono tassati nella misura lorda. Nello specifico tra i redditi di capitale ci sono:

  • Cedole delle obbligazioni
  • Interessi sul conto corrente
  • Dividendi azionari
  • Proventi distribuiti da fondi, sicav ed etf
  • Differenza, se positiva, derivante dalla vendita di fondi, sicav ed etf
  • Redditi derivanti da contratti assicurativi e polizze di investimento

Appartengono ai redditi diversi di natura finanziaria quei redditi che producono plusvalenze o minusvalenze in relazione ad eventi incerti. Rientrano in questa categoria:

  • Plusvalenze/minusvalenze su azioni e obbligazioni
  • Minusvalenze da ETF
  • Plusvalenze/minusvalenze da ETC
  • Certificates;
  • Derivati (opzioni e futures)

Una differenza non da poco, che ogni investitore dovrebbe tenere a mente, specialmente se ha realizzato una perdita. Quando si genera una minusvalenza, la somma viene accantonata in uno “zainetto fiscale”, che può ridursi o azzerarsi compensandosi con i futuri guadagni.

Tuttavia, le minusvalenze hanno una scadenza: puoi recuperare la perdita nello stesso anno, oppure nei quattro anni successivi. Ad esempio il 31 Dicembre 2024 scadranno le minusvalenze generate nel 2020. Chi ha minusvalenze in scadenza, entro fine anno dovrà quindi generare guadagni di pari importo. Ma come?

Anche se le minusvalenze possono essere prodotte da qualunque strumento finanziario, possono essere compensate solo con prodotti finanziari che generano “redditi diversi”.

Ad esempio, un portafoglio costituito unicamente da fondi comuni di investimento o etf non è efficiente da un punto di vista fiscale, poiché guadagni e perdite non sono compensabili tra loro. Occorrerà investire anche in strumenti finanziari che producono redditi diversi, le cui plusvalenze potranno compensare le minusvalenze subite.

Tutto quello che abbiamo detto finora vale qualunque sia il regime fiscale che hai scelto – amministrato oppure dichiarativo.

Come orientarsi per capire cosa compensare e con cosa?

Gli strumenti per compensare le minus

Non tutti i prodotti finanziari consentono dunque di recuperare le minusvalenze, come puoi notare dalla tabella sotto.

Un caso emblematico è quello delle azioni. Hai comprato delle azioni per un valore complessivo di 1.000 euro, quando le vendi valgono 800 euro. La minusvalenza realizzata è di 200 euro.

Se da quelle o altre azioni azioni hai incassato un dividendo, non potrai andare a compensarlo con la minusvalenza generata, in quanto il dividendo costituisce reddito da capitale.

La minusvalenza sarà però compensabile entro i quattro anni successivi dai capital gain generati da investimenti appartenenti alla categoria redditi diversi, ad esempio altri capital gain azionari.

Come rappresentato dalla tabella, i certificate sono gli unici strumenti in grado di generare sempre e solo redditi diversi e si prestano come validissimo strumento di compensazione fiscale.

Pensare ai propri investimenti tenendo in considerazione questo aspetto fiscale ti permetterà di risparmiare sulle tasse dovute.

Facciamo un esempio. Il mio portafoglio è composto esclusivamente da ETF per un ammontare di 10.000 euro. Alcuni hanno generato una perdita di 500 euro, altri invece mi hanno portato a guadagnare 1.000 euro. Tuttavia, si tratta di ETF, che come detto generano plusvalenze (nel mio caso 1.000) che rientrano tra i redditi di capitale, e minus (500 euro nell'esempio) che rientrano tra i redditi diversi. Di conseguenza pagherò il 26% di tasse su 1.000 (260 euro) e avrò 4 anni per generare redditi diversi per compensare le minus. Quanto avrei pagato se al posto degli ETF avessi scelto i certificate, che producono in entrambi i casi redditi diversi? Di tasse ne avrei pagate la metà, 130 euro: 500*26%). Una differenza non da poco.

Focus sui certificate

I certificate (e i coupon che distribuiscono) sono strumenti finanziari che generano redditi diversi, sia che questi derivino da plusvalenza che da minusvalenza. Per questa ragione sono ritenuti strumenti fiscalmente efficienti.

Proprio per permettere di recuperare le minusvalenze pregresse, gli ultimi mesi dell’anno pullulano di certificates maxi cedola, che premiano con un maxi coupon, generalmente distribuito a pochi mesi dall’emissione.

È importante precisare che le banche possono applicare diverse metodologie di compensazione ai coupon dei Certificates.

Alcuni istituti finanziari permettono la compensazione immediata delle minusvalenze presenti nello zainetto fiscale e il controvalore delle cedole incassate viene subito decurtato.

Invece, altre banche non permettono una compensazione immediata tra minusvalenza e plusvalenza generata da cedole, ma solo alla scadenza del certificate o al momento della sua vendita, in quanto la tassazione è imposta sui proventi solo quando questi possono essere considerati definitivi (ossia per scadenza, naturale o anticipata, o per vendita del certificate). Se alla vendita o scadenza si sarà ottenuto un effettivo capital gain, allora ci sarà la compensazione della minus, altrimenti no. Queste banche allo stacco di una maxicedola, abbassano il prezzo di carico del certificate in manera tale da non far registrare una minusvalenza.

L'origine di questa differenza tra istituti finanziari non nasce tanto da profonde valutazioni fiscali, ma dai software usati dalle banche: in particolare, i due principali software utilizzati sono stati entrambi approvati da Banca d'Italia, ma trattano la questione con sfumature diverse. Sfumature che possono fare una grande differenza per l'investitore finale.


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