Mps, si dimette consigliere indagato per insider trading

Il dirigente dell’istituto è accusato di aver acquistato azioni di Siena e di Mediobanca a cavallo dell’Opas su Piazzetta Cuccia per un totale di circa 100 mila euro.
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Di Stefano si dimette da Mps
Alla fine è arrivato il passo indietro. Con una nota, infatti, Banca Monte dei Paschi di Siena ha annunciato stamattina le dimissioni di Stefano Di Stefano, componente dei Comitato Rischi e Sostenibilità dalla propria carica.
La banca, “preso atto della decisione assunta, ringrazia Di Stefano per l’attività svolta quale consigliere di amministrazione in questi anni”, si legge nel comunicato.
Il suo nome era spuntato fuori nelle intercettazioni dell’inchiesta sul presunto concerto tra il costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di Delfin (Francesco Milleri) e il ceo di Mps (Luigi Lovaglio) nella scalata a Mediobanca.
La notizia si era diffusa lunedì scorso e il dirigente, secondo quanto riportato dall’Ansa, era finito sotto inchiesta a seguito dell’analisi del suo cellulare, sequestrato lo scorso novembre dalla Gdf nell’ambito delle indagini sul risiko bancario.
Secondo le accuse, Di Stefano avrebbe acquistato azioni di Mediobanca e Mps per un totale di circa 100 mila euro a cavallo dell’Opas su Piazzetta Cuccia. La mossa sarebbe emersa dall’analisi delle conversazioni del dirigente e da qui sarebbe scattata l’accusa di insider trading e la conseguente iscrizione nel registro degli indagati.
A Piazza Affari, intanto, le azioni Mps aprono la seduta odierna in leggero calo (-0,40%), scendendo così a 8,748 euro.
I conti del 2025
Ieri Mps aveva comunicato i suoi risultati relativi all’esercizio 2025, caratterizzati da una redditività in crescita e un miglioramento della qualità del credito. Il cda proporrà un dividendo di oltre 2,6 miliardi di euro (pari a 0,86 euro per azione) e corrispondente a un dividend yield del 10% che “si conferma tra i più elevati del settore”, secondo quanto sottolineato dall’istituto senese.
Nella conference call con gli analisti l'AD Lovaglio ha evidenziato che la trimestrale "è una pietra miliare" nella storia di Mps, il punto di inizio "di ciò che il gruppo Montepaschi sta diventando".
Nel confermare che, grazie al lavoro portato avanti negli ultimi mesi, la banca senese riuscirà a raggiungere i 700 milioni di sinergie con Mediobanca come aveva previsto, il manager ha tuttavia rimarcato che il Cda "non ha ancora preso tutte le decisioni definitive" sul futuro di Mediobanca, rimandando tutti i dettagli alla presentazione del piano industriale al Capital Market Day del 27 febbraio prossimo.
Oltre le attese di Equita
Secondo Equita, i numeri dell’istituto – i primi a includere il consolidamento integrale di Medibanca – sono risultati leggermente superiori alle attese a livello di utile pre-tasse, grazie a ricavi più elevati e minori accantonamenti su crediti (LLPs). L’utile netto di pertinenza della capogruppo si è attestato a 1,349 miliardi di euro rispetto a 1,417 miliardi attesi, di cui 1,383 miliardi riferibili a Mps e un contributo negativo di 34 milioni da Mediobanca, penalizzato dagli effetti economici della PPA.
La sim sottolinea tuttavia come il dato di utile sia poco indicativo in questa fase, per via delle componenti straordinarie legate all’integrazione e alla prima consolidazione.
A livello stand-alone, Mps ha registrato un trimestre leggermente migliore delle stime, prosegue Equita, mentre Mediobanca è risultata sostanzialmente in linea. Nel dettaglio, la banca (ex-Mediobanca) ha riportato un margine di interesse pari a 544 milioni (stabile trimestre su trimestre e in calo del 7% su base annua, rispetto a 549 milioni attesi), commissioni per 401 milioni (+5% QoQ, +7% YoY, sopra i 393 milioni stimati) e ricavi totali per 1,020 miliardi (+2% QoQ e +2% YoY, rispetto a 998 milioni attesi). L’utile operativo si è attestato a 546 milioni (+5% annuo, contro 527 milioni stimati), mentre le rettifiche su crediti sono state pari a -75 milioni, inferiori ai -92 milioni previsti. L’utile pre-tasse adjusted ha raggiunto 413 milioni, sopra i 393 milioni delle attese.
Sul fronte patrimoniale, il CET1 ratio si è posizionato al 16,2%, in calo dal 16,9% del terzo trimestre 2025 ma in linea con le stime di Equita. In termini di remunerazione degli azionisti, il dividendo per azione di 0,86 euro risulta anch’esso coerente con le previsioni della sim.
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