Plenitude di Eni è un asset interessante? L’opinione degli analisti

prenitude

La società petrolifera italiana aveva annunciato ieri la prossima quotazione della sua controllata, mantenendone la quota di maggioranza, e secondo gli analisti l’operazione dovrebbe attirare investitori italiani e stranieri.


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La quotazione di Plenitude

Nelle prossime settimane Euronext Milan si arricchirà di un’altra società, Plenitude, la controllata per il retail e le energie rinnovabili.

L’operazione annunciata ieri, prevede un’Ipo con un’offerta al pubblico indistinto in Italia e un collocamento privato riservato sia agli investitori qualificati in Italia che nello Spazio Economico Europeo, oltre a investitori istituzionali esteri al di fuori degli Stati Uniti d’America.

La quota della società che dovrebbe finire sul mercato dovrebbe essere il 30%, secondo quanto annunciato lo scorso novembre dall’AD di Eni, Claudio Descalzi, dipendendo dalle condizioni di mercato.

La distribuzione dei dividendi prevista è pari al 25% dell’utile netto consolidato di pertinenza del gruppo, con la prima distribuzione attesa per il 2023, visto l’obiettivo fissato dalla società di “una politica dei dividendi che permetta la distribuzione di capitale agli investitori, mantenendo la flessibilità per investire in progetti di crescita, dando la priorità agli impegni di crescita e a un profilo investment grade”.

Eni manterrà ancora la quota di maggioranza in Plenitude, mantenendone il consolidamento, mentre “la cessione sul mercato di una parte del business libererà un valore significativo e accelererà la sua crescita, aiutando Eni a tagliare le emissioni Scope 3 attualmente generate dai propri clienti, un passo fondamentale per raggiungere il nostro net zero target”, commentava Descalzi.

Un driver per stabilizzare le Ipo

Dalla sala operativa ritengono che “l’operazione andrà bene e attirerà anche gli investitori esteri”. Inoltre, spiega a MF un operatore, “questa Ipo potrebbe essere anche un driver per dare una stabilizzazione al mercato delle Ipo, che attualmente sta soffrendo”.

Da WebSim ricordano che la stampa riporta un report delle banche collocatrici secondo il quale la società “dovrebbe valere tra gli 8 e i 9 miliardi, ma secondo il Messaggero, includendo lo sconto Ipo, si arriverebbe ad un range di 6,4 – 7,5 miliardi”.

Anche alla luce della futura collocazione di Plenitude, dalla sim mantengono la raccomandazione ‘interessante’ su Eni, con target price a 16 euro, titolo presente nel portafoglio ‘long Piazza Affari raccomandato’.

Un settore in significativa crescita

Gli esperti di Mediobanca Securities evidenziano in un report sulla società controllata al 100% da Eni come “Plenitude integri la crescita nelle rinnovabili con clienti retail e eMobility”, con le rinnovabili quale settore con “una significativa crescita in vista” e il retail ed eMobility che “fanno leva sulle posizioni di leadership in Italia”.

Complessivamente da Mb stimano che l’Ebitda pro-quota dovrebbero raggiungere “1,36 miliardi di euro nel 2025, in linea con il target societario di 1,4 miliardi (637 milioni la stima di Mb per il 2022, contro i 603 milioni del 2021)”.

Quanto all’utile netto, è visto dagli analisti “in crescita a un tasso composto medio annuo (Cagr) 2022-2025 del 30% raggiungendo 425 milioni euro a fine periodo dai 149 milioni del 2021”.

Un asset interessante

L’operazione era già stata anticipata al mercato “e rientra nella strategia di Eni di cercare di raccogliere risorse con il collocamento di quote di minoranza per accelerare gli investimenti nel settore delle rinnovabili e nella transizione energetica”, sottolinea Marco Opipari di Bestinver

Si tratta di “un asset che può interessare”, aggiunge l’esperto, in quanto “c’è la volontà di crescere ed è una società che investirà parecchio nei prossimi anni in quelli che sono i settori del futuro”.

“Anche i multipli di valutazione saranno diversi rispetto a quelli di Eni, che sono molti bassi”, mentre “gli utili legati alla componente oil, nonostante gli attuali prezzi del greggio, vengono infatti valutati molto bassi. Plenitude ha ancora utili contenuti, ma il mercato li valorizzerà”.

Infine, Opipari prevede che “le vendite di quote di minoranza in alcuni dei propri asset (Var Energi, Plenitude e forse il Sustainable Mobility Business e la jv in Angola con BP), trasformerà la controllante in una holding company di asset quotati che il mercato valuta a sconto come somma delle parti. Il nostro range di valutazione sale fra 15 e 16 euro per azione".


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