Regime Dichiarativo e Regime Amministrato: quale conviene?


Come scegliere il regime fiscale adatto alle tue esigenze? Regime amministrato e dichiarativo e confronto.


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L'obiettivo di ogni investitore è massimizzare il profitto e per raggiungere tale obiettivo la variabile fiscale è un aspetto di grande rilevanza. In Italia, ogni investitore all'apertura di un conto deposito titoli si trova di fronte alla scelta del regime fiscale da applicare.

Naturalmente, la scelta non è irrevocabile e potrà essere modificata entro il 31 dicembre di ciascun anno. A quel punto, il nuovo regime prescelto diventa effettivo dal primo gennaio dell'anno successivo. In questo articolo, analizzeremo entrambi i regimi per aiutarti a capire quale sia la scelta migliore per te, tenendo conto di vari fattori.

Redditi di capitale e redditi diversi di natura finanziaria

Prima di entrare nel merito dei due regimi fiscali, è importante ricordare che le attività finanziarie possono produrre due tipi distinti di reddito.

I redditi di capitale cui appartengono in generale gli interessi, gli utili e i proventi che sono prodotti da un impiego stabile di capitale, i quali sono tassati nella misura lorda. Nello specifico tra i redditi di capitale ci sono:

  • Cedole delle obbligazioni
  • Interessi sul conto corrente
  • Dividendi azionari
  • Proventi distribuiti da fondi, sicav ed etf
  • Differenza, se positiva, derivante dalla vendita di fondi, sicav ed etf
  • Redditi derivanti da contratti assicurativi e polizze di investimento

Appartengono ai redditi diversi di natura finanziaria quei redditi che producono plusvalenze o minusvalenze in relazione ad eventi incerti. Rientrano in questa categoria:

  • Plusvalenze/minusvalenze su azioni e obbligazioni
  • Minusvalenze da ETF
  • Plusvalenze/minusvalenze da ETC
  • Certificates;
  • Derivati (opzioni e futures)

Questa differenza non è da poco, e va tenuta a mente specialmente se hai realizzato una minusvalenza.

Aliquote di tassazione

Le aliquote di imposta sono le medesime per entrambi i regimi fiscali. In Italia la tassazione è pari al 26%, fatta eccezione per i titoli di stato italiani (BOT, CCT, CTZ, BTP, BTPi), obbligazioni titoli pubblici territoriali (regionali, provinciali e comunali italiani), obbligazioni dei titoli di stato esteri e territoriali inseriti nella white list e quelli degli organismi internazionali lei cui plusvalenze saranno tassate al 12,5%.

Il regime dichiarativo

Nel regime dichiarativo, l'investitore è responsabile della gestione delle imposte sugli investimenti, al loro pagamento tramite modello F24 e, successivamente, al loro inserimento nella compilazione della dichiarazione dei redditi. L'investitore riceve sul suo deposito titoli (conto trading, etc) i proventi lordi, senza alcuna ritenuta d’imposta. Ciò implica che l'investitore deve presentare annualmente la propria dichiarazione dei redditi includendo i proventi percepiti dall'attività di investimento.

Le imposte si pagano entro il 30 giugno dell’anno successivo, tramite la compilazione del Modello Redditi Persone Fisiche e la predisposizione del Modello F24.

I proventi da dichiarare in regime dichiarativo includono i redditi diversi (plusvalenze), i redditi di capitale di origine estera (interessi, dividendi, cedole) e i redditi ordinari (plusvalenze da ETF non armonizzati, che non sono soggetti a tassazione separata).

Se il saldo tra plusvalenze e minusvalenze realizzate è negativo, questo potrà essere sottratto dalle plusvalenze realizzate nei successivi quattro anni.

Regime dichiarativo: i pro e contro

Il principale vantaggio del regime dichiarativo è la flessibilità temporale per la tassazione. L'investitore che realizza una plusvalenza pagherà le imposte solo nell'anno successivo. Ciò permette di reinvestire il guadagno in conto capitale ottenuto e potenzialmente aumentare ulteriormente i propri rendimenti.

Tuttavia, il regime dichiarativo comporta anche una maggiore complessità nella gestione fiscale. L'investitore deve rispettare una serie di obblighi formali e sostanziali, che aumentano con il numero di operazioni finanziarie effettuate. Ciò può portare a costi amministrativi maggiori legati alla determinazione dei dati necessari per compilare la dichiarazione dei redditi. Inoltre, si perde il vantaggio dell’anonimato (garantito invece dal regime del risparmio amministrato).

Quando è obbligatorio il regime dichiarativo?

Il regime dichiarativo è obbligatorio quando si opera con intermediari finanziari esteri che non agiscono come sostituto d'imposta in Italia. In tali casi, l'investitore deve ottenere la documentazione dall'intermediario e rielaborare questi dati in informazioni utili per la compilazione della dichiarazione dei redditi. Questo potrebbe richiedere l'intervento di società specializzate e di un commercialista esperto.

Inoltre, l'investitore è tenuto a rispettare le norme sul monitoraggio fiscale delle attività finanziarie estere detenute durante l'anno fiscale. Ciò comporta la compilazione del quadro RW del modello Redditi P.F. per indicare ogni tipo di investimento finanziario detenuto all'estero e il pagamento dell'IVAFE, l'imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all'estero, pari al 2 per mille del valore delle attività stesse da versare una volta l’anno in sede di versamento delle imposte derivanti dalla dichiarazione dei redditi.

Il regime amministrato

Con il regime amministrato l’investitore delega un intermediario (broker o banca) per tutti gli adempimenti di natura fiscale: è l’intermediario a calcolare, per ogni operazione, l’imposta dovuta e a versarla al fisco in base all'aliquota corrente.

Di seguito alcune caratteristiche tipiche dell’opzione del risparmio amministrato:

  • si applica esclusivamente ai redditi diversi di natura finanziaria, mentre i redditi di capitale sono soggetti a ritenute ordinarie o tassazione ordinaria.
  • i titoli, quote o certificati devono essere custoditi, amministrati o depositati presso banche o altre entità autorizzate.
  • si applica ai redditi relativi alle singole operazioni effettuate dall'intermediario amministratore in seguito agli ordini impartiti dall'investitore.
  • la tassazione del "singolo" reddito avviene al momento del realizzo.
  • esclude le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate.
  • permette di evitare il "monitoraggio fiscale" su attività finanziarie estere.
  • offre il cosiddetto "anonimato", in quanto l'intermediario gestisce gli adempimenti amministrativi, contabili e fiscali.

In questo regime, l'intermediario finanziario residente funge da sostituto d'imposta e applica un'imposta sostitutiva del 26% sui proventi (o del 12,50% su titoli di stato ed equiparati). L'investitore riceve i proventi al netto della ritenuta e non ha ulteriori obblighi fiscali. Se invece si realizza una perdita potrà poi essere compensata con le plusvalenze dei 4 anni successivi.

Pro e contro regime amministrato

I vantaggi del regime amministrato includono la semplificazione amministrativa, poiché l'intermediario finanziario residente in Italia si occupa della dichiarazione e del monitoraggio fiscale al posto dell'investitore.

Lo svantaggio principale riguarda il fattore tempo: a differenza del regime dichiarativo, nell’amministrato le imposte si pagano ad ogni chiusura di trade e il pagamento è immediato.

Anche nella compensazione delle minus il regime dichiarativo sembra più conveniente. Con l'amministrato è possibile compensare le minusvalenze con le plusvalenze conseguite presso lo stesso intermediario, ma solo se realizzate successivamente. Ad esempio, se oggi vendo un titolo realizzando una minusvalenza, la potrò compensare con una plusvalenza che realizzerò oggi stesso oppure da oggi in avanti, ma non potrò compensarla con una plusvalenza già realizzata. Con il regime dichiarativo, invece è invece possibile compensare plus e minus nell'arco di tutto l'anno.

Quando avviene la tassazione? Differenze tra i due regimi

Nel regime amministrato, la tassazione avviene al momento della realizzazione del capital gain (ad esempio, la vendita di un titolo), mentre in caso di perdita questa viene accantonata e utilizzata a scomputo della plusvalenza successiva.

Nel regime dichiarativo la tassazione avviene al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi, indipendentemente dal momento in cui il capital gain è stato realizzato. In questo modo si ottimizza la totalità delle operazioni nell’arco temporale dell’anno, per cui si farà la somma algebrica di plus e minus e su questa risultante si calcola l’imposta.

Regime amministrato e regime dichiarativo: quale conviene?

La scelta tra regime amministrato e regime dichiarativo dipende dalle esigenze e dalle competenze dell'investitore. Il regime amministrato è senz’altro più semplice e adatto a chi non vuole preoccuparsi della gestione fiscale dei propri investimenti, mentre il regime dichiarativo offre maggiore controllo e flessibilità, ma richiede una conoscenza più approfondita delle norme fiscali e un impegno maggiore nella gestione della documentazione.

In conclusione, è importante valutare attentamente i pro e i contro di entrambi i regimi fiscali prima di prendere una decisione, tenendo presente le proprie esigenze e competenze in materia di gestione degli investimenti e delle relative tasse.

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