Stellantis, Tavares avvisa: “rischio chiusure stabilimenti” a causa dell’inflazione


Il continuo aumento dei costi sta riducendo il mercato delle auto elettriche e la casa automobilistica potrebbe decidere la chiusura di ulteriori impianti dopo lo stop già deciso in Illinois.


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Warning di Tavares

Allarme lanciato su possibili chiusure di altri stabilimenti automobilistici da parte del Ceo di Stellantis, Carlo Tavares, arrivato nel corso della fiera tecnologica Ces di Las Vegas.

Secondo il manager, i prezzi elevati dei veicoli elettrici (EV) potrebbero causare una contrazione dei mercati dei veicoli rispetto anche ai livelli di pandemia.

“Se non ottimizziamo la nostra struttura dei costi, non possiamo assorbire il costo aggiuntivo dell’elettrificazione”, che rischia di comportare prezzi delle auto elevati, e “se il mercato si restringe, non abbiamo bisogno di tanti impianti”, quindi “bisognerà prendere alcune decisioni impopolari: se il mercato si contrae, non abbiamo bisogno di tanti stabilimenti”, aggiungeva Tavares.

In questo contesto, Stellantis “non ha altra scelta che continuare a tagliare i suoi fissi, spese variabili e di distribuzione per rimanere competitivi e per rendere i veicoli elettrici più convenienti per le classi medie” e “se mantieni per una quantità significativa di capacità di tempo che non utilizzi, ti metti in difficoltà. Devi adattare continuamente la tua capacità alle tue esigenze”.

Rischio inflazione

I messaggi di Tavares arrivano in un periodo in cui il mercato statunitense delle auto elettriche sta attraversando un momento difficile a causa del continuo aumento dei prezzi da parte dei produttori a causa degli alti livelli di inflazione.

Un sondaggio Deloitte avvisa che un numero sempre maggiore di consumatori statunitensi desidera comprare un veicolo elettrico, ma è frenato dall’aumento dei prezzi.

Tra settembre e ottobre 2022, rileva il sondaggio, “circa sette potenziali acquirenti di veicoli elettrici negli Stati Uniti su dieci prevedono di pagare meno di 50.000 dollari per il loro prossimo veicolo”.

Proprio i costi elevati dei veicoli elettrici avevano spinto Stellantis a chiudere l’impianto di Belvidere, spingendo così Tavares ad avvisare che decisioni simili “ci saranno ovunque finché vedremo un’elevata inflazione dei costi variabili”, considerando anche che l’industria deve assorbire “il 40% di costi in più per i veicoli elettrici”.

Parole che non sorprendono

Le parole di Tavares “non sorprendono” gli analisti di Equita Sim, i quali ricordano come lo scorso mese “il gruppo aveva già annunciato il congelamento dell’impianto di Belvidere in Illinois (che produce solo Jeep Cherokee) dal 28 febbraio, che comporterà licenziamenti di un numero imprecisato di lavoratori”.

Tuttavia, proseguono dalla sim, “se l’auto dovesse richiedere un rimbalzo, Stellantis potrebbe ‘adattare’ la sua decisione”, nonostante “ci sia ancora molto da fare considerando che la fusione FCA-PSA è efficace solamente da due anni e che l’utilizzo della capacità produttiva in parecchi impianti è sicuramente sub-ottimale”.

“Il piano comunicato in occasione dell’annuncio della fusione prevedeva 4 miliardi di oneri non ricorrenti” e “l’obiettivo originario consisteva nel raggiungere 5 miliardi di sinergie che riteniamo verranno nettamente superate”, prevedono da Equita, confermando il rating ‘buy’ su Stellantis, con target price di 19 euro rispetto a 14,074 di questa mattina (-1,80%).

Messaggi cauti

Gli analisti di WebSim definiscono “cauti” i messaggi lanciati da Tavares, “sia sulla domanda, con l’impatto dei prezzi alti dei veicoli elettrici sui volumi e la base produttiva del gruppo, che sui margini, con una normalizzazione delle supply chains di semiconduttori visti come una potenziale fonte di pressione sui margini degli OEMs”.

“Stellantis aveva già chiuso a dicembre 2022 un impianto di assemblaggio di BEV a Belvidere (USA) a causa dei crescenti costi di produzione dei veicoli elettrici”, ricordano da WebSim, confermando il giudizio ‘interessante’ sul titolo STLA, con target price a 21,70 euro.

Strategia in Cina

Tavares si è anche soffermato sulla situazione geopolitica mondiale e le sue conseguenze sulla strategia di Stellantis in Asia.

Se “non abbiamo necessariamente bisogno di produrre in Cina” e “si possono sostenere i clienti senza avere un produttore locale”, spiegava il manager, la società resterà nel paese “ma siamo consapevoli di quello che sta accadendo nella geopolitica: noi siamo una società più occidentale e non voglio che la mia compagnia sia esposta, nel caso in cui dovessero aumentare le tensioni geopolitiche”.

Considerazioni alla base della scelta sulla produzione locale: “in Cina una massiccia presenza di asset sarebbe una strategia rischiosa. Vogliamo essere leggeri dal punto di vista degli asset. Questo potrebbe significare una potenziale crescita minore, ma anche un potenziale di profitto maggiore”.

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