TIM, è il giorno della vendita della rete. Quale futuro?


Oggi ci sarà il closing della nascita di NetCo che verrà venduta ad una holding guidata dal fondo statunitense KKR e composta da vari soggetti tra cui anche il Ministero del Tesoro, operazione che ridurrà sensibilmente il debito del gruppo.


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Arriva il gran giorno per TIM

Era la data cerchiata in rosso per il mercato, il giorno in cui si chiude un capitolo e si apre una nuova era: oggi primo luglio, è atteso il closing per la nascita di NetCo, la società della rete che TIM cederà al fondo statunitense KKR con l’appoggio del Governo italiano.

L’operazione verrà chiusa ad un valore massimo di 22 miliardi di euro, riducendo così il debito dell’ex monopolista e rilanciandolo dopo anni di difficoltà.

Con queste novità è stato anche modificato il calendario interno e il consiglio di amministrazione ha convocato per il 31 luglio la riunione per esaminare i dati preconsuntivi al 30 giugno 2024 e il 26 settembre per l'approvazione della relazione intermedia sulla gestione. Inoltre, il cda per l’approvazione dell’informativa finanziaria al 30 settembre 2024 si terrà il 13 novembre.

Oggi, intanto, il titolo apre positivo a Piazza Affari, con una crescita dell’1,50% a 0,227 euro, sostenuto anche dall’ottimismo sui mercati dovuto ai risultati elettorali in Francia.

I passaggi

La giornata sarà lunga e inizierà presso lo studio milanese del notaio Carlo Marchetti dove verranno ufficializzati tutti i passaggi necessari.

Il primo passo sarà il conferimento della rete primaria in Fibercop, la quale diventerà proprietaria dell’intera infrastruttura di trasmissione telefonica di TIM. Seguirà la vendita della società alla holding costituita da KKR, oltre che ad Abu Dhabi Investment Authority (20%), Canada Pension Plan Investment Board (17,5%), Ministero dell’Economia (20%) e F2i (10%), per un controvalore di 18,8 miliardi che potranno arrivare fino a 22 miliardi nel caso in cui si verificheranno alcune condizioni come la creazione della rete unica con Open Fiber.

Secondo il Corriere della Sera si terrà oggi anche l’assemblea di FiberCop per la nomina del nuovo consiglio con la probabile conferma del presidente (Massimo Sarmi) e la nomina di un nuovo amministratore delegato, individuato in Luigi Ferraris (attuale ad di Ferrovie).

La nuova TIM

TIM venderà una rete fissa in fibra e rame che raggiunge quasi l’89% delle abitazioni in Italia e si estende per oltre 23 milioni di chilometri in tutto il Paese, rendendola la componente principale dell’infrastruttura delle telecomunicazioni italiane.

L’operazione che farà di TIM il primo operatore telefonico in un grande Paese europeo a separarsi dalla propria rete fissa e il gruppo sposterà più della metà dei suoi dipendenti italiani nella società della rete, rimanendo con circa 16 mila impiegati in Italia.

Il gruppo è appesantito da un debito da 27 miliardi e con il nuovo assetto sono attesi 14,5 miliardi di ricavi nel 2024, un margine operativo di 3,75 miliardi, frutto per il 70% delle attività in Brasile e dei servizi alle imprese.

Soprattutto, il gruppo potrà alleggerire il debito, previsto a 7,5 miliardi a fine anno senza considerare l'incasso dalle possibili cessioni dei cavi sottomarini Sparkle al governo e del 3% delle torri Inwit.

Nuove acquisizioni?

Una nuova TIM potrebbe tornare a investire e puntare su operazioni di acquisizioni, magari attraverso Enterprise, la componente del gruppo legata ai servizi delle aziende, che lo stesso amministratore delegato, Pietro Labriola, vede esercitare “un ruolo attraverso le acquisizioni”. Tra i rumor dei media ci sono la cessione della quota residua (3%) di Inwit e di Sparkle al tandem Tesoro-Asterion, su cui il manager si è detto “ottimista”.

Si è già parlato anche di un possibile accordo con Poste Mobile, mentre sullo sfondo resta l’ipotesi iliad dopo l’accordo Vodafone Fastweb, che secondo il sottosegretario alla Presidenza, Alessio Butti, rappresenta “un vantaggio sul consolidamento del mercato”: meno operatori dovrebbero dare ossigeno sul fronte dei prezzi che sono i secondi più bassi a livello europeo “qualche osservatore ritiene che altri giocatori seguiranno questa strada”.

Sul lato infrastrutture, NetCo (la società della rete di Tim) dovrebbe convolare a nozze con Open Fiber, anche se sull'ipotesi l'ad di Unidata, Renato Brunetti, ha affermato che avrebbe “sicuramente dei problemi di Antitrust” nelle aree nere.

L’impatto secondo Moody’s

Già nei giorni scorsi Moody’s alzava il suo giudizio su TIM in previsione della vendita, portando a Ba3 da B1 il corporate family rating (CFR) a lungo termine e a Ba3-PD da B1-PD il probability of default rating (PDR), aumentando anche a Ba3 da B1 i rating degli strumenti di debito senior non garantiti e della linea di credito bancaria senior non garantita emessi da Tim e dalle sue controllate.

“L'upgrade riflette il significativo miglioramento del profilo finanziario grazie alla prevista riduzione del debito di oltre 14 miliardi di euro, che più che compenserà il deterioramento del suo profilo di business”, prevede Ernesto Bisagno, vicepresidente Senior Credit Officer di Moody's.

A seguito della cessione di NetCo, secondo Moody’s TIM diventerà più leggera dal punto di vista degli asset, in quanto non sarà più proprietaria dell'infrastruttura di rete fissa composta da reti primarie, secondarie e periferiche, uffici centrali e immobili. Data la natura regolamentata di questi asset, che forniscono una fonte relativamente stabile e prevedibile di flussi di cassa, l’agenzia definisce “probabile” che l'operazione renda il modello di business di TIM più esposto alla volatilità del mercato nazionale.

A controbilanciare la vendita di asset ci saranno gli “asset ben performanti in Brasile” e le “attività Enterprise, che la posizionano favorevolmente rispetto ad altre ServeCos con rating europeo”, mentre un vantaggio per il gruppo sarà la “maggiore flessibilità commerciale a seguito della separazione, che dovrebbe sostenere la sua posizione competitiva nel mercato retail”.

Da Equita Sim sottolineano come l’upgrade rifletta “l’ormai piena visibilità sul completamento della cessione di NetCo” e ricordano che “S&P e Fitch hanno già segnalato l’intenzione di alzare il rating in caso di completamento della cessione della rete, per cui ci aspettiamo che anche queste agenzie implementino l’upgrade nelle prossime settimane (S&P attualmente ha rating B+, mentre Fitch BB-)”.

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