Unicredit tra Russia e Svizzera per operazioni di M&A

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L’istituto milanese resta al centro di diverse voci su possibili fusioni o acquisizioni, in particolare con banche estere, dopo il fallimento dell’operazione Mps.


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Unicredit e l’ex banca di Putin

Mentre l’attenzione dei mercati è concentrata sul caso Carige, Unicredit sembra essere sempre più impegnata nella ricerca di nuove operazioni di M&A, con particolare focus su istituti esteri.

Dalla Russia proseguono le voci di un interesse per Otkritie Bank, con l’istituto di Orcel che sarebbe pronto a far partire il processo di due diligence già nel corso di questa settimana.

Le indiscrezioni sulle mosse di Piazza Gae Aulenti sono state riportate sia da Bloomberg che dalla Reuters, sottolineando come l’istituto centrale russo resti in cerca di acquirenti per la banca, salvata dall’intervento pubblico quattro anni fa, prendendo in considerazione anche una possibile quotazione in borsa come strategia di uscita dal capitale.

Interrogata dalle agenzie, però, i vertici di Otkritie Bank non hanno voluto rilasciare dichiarazioni, mentre Unicredit non era immediatamente disponibile per un commento.

Le voci di una possibile ‘campagna di Russia’ non hanno scaldato il titolo Unicredit, ieri in flessione dell’1,1%, mentre oggi il calo sfiorava il 2% a circa un’ora dall’avvio delle contrattazioni a Piazza Affari.

Otkritie e Putin

La banca è il sesto gruppo finanziario più grande del paese per attivi, con circa 480 filiali presenti in tutta la Russia, e nei primi mesi dello scorso anno ha quasi raddoppiato i propri profitti, arrivati a 788 milioni di dollari.

Guidata da una fedelissima di Putin, Elvira Nabiullina, la sua importanza era stata confermata dalla decisione del governo di far ricorso per la prima volta alle risorse del Fondo per il consolidamento del settore bancario di Mosca.

Le resistenze

L’operazione dell’istituto guidato da Orcel, però, potrebbe rivelarsi non facile e incontrare diverse resistenze nel paese. L’agenzia Ansa fa notare che “l'interesse di UniCredit ad espandersi in Russia va contro una tendenza degli ultimi anni in cui istituti stranieri come Deutsche Bank hanno ridimensionato la propria presenza locale sotto il peso delle sanzioni occidentali e i rischi di conformità”.

Qualsiasi accordo per espandere la presenza di Unicredit in Russia attraverso l’acquisizione di Otkritie Bank, inoltre, “sarebbe accolto con cautela e scetticismo dagli investitori a causa della complicata situazione politica e delle dimensioni della potenziale transazione”, ipotizzano gli analisti di Jefferies International Ltd.

Per Unicredit, insomma, potrebbe ripetersi il ‘caso Mps’, con le diverse resistenze politiche e sociali che hanno contribuito al flop dell’operazione.

La view di Equita Sim

Anche nel caso in cui andasse in porto l’operazione in Russia, per esprimere un giudizio “rimarrebbero da valutare i tassi di crescita degli utili della banca in una prospettiva di medio termine, i termini eventualmente concordati con la Banca Centrale Russa per l'acquisizione e la valutazione della banca target”, spiegano da Equita Sim.

Secondo gli analisti della sim milanese, tuttavia, “un’operazione di questo tipo si caratterizza da un rischio di execution non trascurabile (sebbene in parte mitigato dal fatto che Unicredit sia già presente nel paese), oltre ad aumentare in modo significativo l'esposizione a un Paese con un elevato rischio geopolitico”.

Otkritie è stata nazionalizzata nel 2017 a seguito di un bailout causato dall'eccessivo ammontare di crediti deteriorati. La Banca Centrale Russa ha avviato in estate il processo di dismissione della propria partecipazione (100%) nella banca, che potrebbe avvenire attraverso la cessione a una controparte o attraverso Ipo.

Se sulla base dei dati dei primi nove mesi, sottolineano da Equita, Otkritie ha asset per 45 miliardi (circa il 5% degli asset di Unicredit) e un patrimonio netto di 6,5 mld, caratterizzandosi “per una buona asset quality con un Npe Ratio del 6,1% e un elevato livello di coverage (95%)”.

Dal punto di vista del capitale, il Tier 1 Ratio risulta pari al 14,4%” e ha chiuso i primi 9 mesi del 2021 con un utile operativo di 0,9 mld (+61%).

“L'operazione permetterebbe di incrementare in maniera significativa il peso della divisione Eastern Europe (stimiamo +80% a livello di bottom line divisionale) e avrebbe un peso considerevole sia sul fatturato (13%) che sugli utili di gruppo (circa +25%)”, concludono da Equita.

Voci dalla Svizzera

L’ipotesi di una ‘campagna di Russia’ per Unicredit era stata preceduta da altre voci sul futuro del secondo istituto italiano, questa volta provenienti dalla Svizzera.

Sempre da Bloomberg ipotizzavano una possibile strategia messa in campo dal presidente di Credit Suisse, Antonio Horta-Osorio, pronto a ‘passare le Alpi’, puntando sia all’Italia che alla Francia in cerca di un partner.

Per quanto riguarda il nostro paese, le mire espansionistiche svizzere riguarderebbero i due principali istituti, Intesa Sanpaolo e Unicredit, mentre candidata per la Francia sarebbe BNP Paribas.

La strategia di Horta-Osorio comprenderebbe sia la vendita di Credit Suisse che una fusione, con un’operazione di M&A “importante”, secondo il sito svizzero Inside Paradeplatz.


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