Wall Street in rosso trascinata dall’IA e dall’aumento dell’inflazione

I numeri di Alphabet stanno indebolendo la Borsa di New York, mentre i prezzi non accennano a scendere negli Stati Uniti, aggiungendo nuove incertezze ai mercati finanziari.
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Inflazione USA in crescita
Non solo l’inflazione negli Stati Uniti non sembra rallentare, ma continua a dare segnali di rafforzamento. L’indice dei prezzi della spesa per consumi personali (PCE) diffuso oggi ha mostrato un aumento del 3,6% a settembre su base annuale, in linea con le attese (+3,6%) e in accelerazione rispetto al dato precedente (+3,4%). Su base mensile l’indice è salito dello 0,5%, come previsto, dopo il +0,3% di agosto.
La componente core del PCE è salita al 3,1% annuo, anch’essa in linea con le previsioni e in rialzo rispetto al 3,0% del mese precedente.
Il calendario economico presentava oggi un programma ricco. Sempre negli Stati Uniti, il Prodotto interno lordo del terzo trimestre (PIL dato preliminare) è salito del 3,4%, oltre le attese (+3,2%) e in forte accelerazione rispetto al +2,2% precedente. Le spese personali di settembre sono invece aumentate dello 0,5% su base mensile, meno del previsto (+0,6%) e del +0,9% precedente.
È arrivato anche il dato settimanale sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, scese a 194 mila, meglio delle previsioni (198 mila) e del dato precedente (195 mila).
Wall Street oggi
Nella mattina di oggi, i future scambiano in negativo a causa delle nuove incertezze sull’intelligenza artificiale, per poi proseguire sulla stessa scia: il contratto sul Nasdaq 100 cede oltre l’1%, mentre quello sullo S&P500 e quello sul Dow Jones cedono lo 0,30%.
L’indice del dollaro scambia in parità, a 102,20, mentre il cross EUR/USD scende (-0,20%) a 1,1138 e il Bitcoin restava debole (-0,80%), a 80.100 dollari.
In calo l’oro: prezzo spot a 4.020 dollari l’oncia e future con scadenza a dicembre a 4.034 dollari.
Rallenta ancora il petrolio ma il Brent resta a livelli elevati (110 dollari al barile) e il contratto sul greggio WTI viene venduto a 101 dollari.
L’IA indebolisce Wall Street
L’intelligenza artificiale tornava a far tremare Wall Street, indebolita dal crollo di Alphabet, che nel pre-mercato perdeva circa il 10% e si avvia verso la più grande perdita di valore di mercato della sua storia.
I conti deludenti nella ricerca e nella pubblicità hanno riacceso i timori che la società stia perdendo terreno nonostante gli ingenti investimenti in IA e che la nuova tecnologia possa minacciare il suo core business. Sebbene il cloud sia cresciuto del 103%, pesano i dubbi sul flusso di cassa disponibile e sul ritorno degli investimenti.
Secondo Michael O’Rourke, chief market strategist di JonesTrading, Google sta giocando “agli Hunger Games dell’IA da una posizione di debolezza”, e i risultati nella pubblicità mostrano il rischio principale temuto dagli investitori.
Il malumore ha colpito tutto il comparto: i software hanno risentito dei conti di ServiceNow e Fortinet, in calo rispettivamente del 20% e del 27%, e le vendite si sono estese all’Asia, con il Kospi sudcoreano in discesa, e ai semiconduttori, con Nvidia, AMD e Micron in calo e l’ETF SOXX in flessione dopo la chiusura.
A rassicurare il mercato è stata solo Microsoft, che ha battuto le attese su fatturato e utile, con una forte crescita del cloud e spese in conto capitale sotto controllo, e guadagna il 2,3% nel pre-mercato.
Gli investitori attendono ora i conti di Amazon dopo la chiusura di Wall Street.
La decisione della Fed
La Federal Reserve ieri ha lasciato invariato il tasso di riferimento nell’intervallo tra 3,75% e 4%, con un voto di 10 a 2. I due dissenzienti, Lisa Cook e Beth Hammack, avrebbero preferito un rialzo di un quarto di punto.
Nella conferenza stampa, il presidente Kevin Warsh ha descritto un’economia in espansione a ritmo sostenuto, con consumi resilienti e investimenti robusti, ma ha ribadito che l’inflazione resta elevata.
Warsh ha anche escluso che l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato abbia pesato sulla decisione e ha osservato che le condizioni finanziarie si sono irrigidite dopo il rialzo di settembre.
Se la mossa era attesa dai mercati, ha sorpreso l’annuncio di cambiamenti nelle modalità di convocazione delle riunioni del FOMC: il presidente ha annunciato che, delle otto riunioni di politica monetaria previste ogni anno, una nel 2027 e due nel 2028 saranno dedicate alla discussione di temi strategici e non a decisioni sui tassi.
Le riunioni in cui si decidono i tassi scenderanno quindi a sette l’anno prossimo e a sei nel 2028. Secondo Warsh, l’obiettivo è ritagliarsi tempo e spazio per riflettere sulle grandi questioni con un orizzonte più lungo.
La lente degli analisti sulla decisione
Gli analisti hanno letto la decisione in modo diverso. Chris Rupkey, capo economista di FWDBONDS, ha ipotizzato che il dissenso di Cook possa essere un voto di protesta legato alle azioni legali dell’amministrazione Trump, ricordando quanto sia raro che un governatore voti contro. È una sua interpretazione, non un movente confermato.
Seema Shah, chief global strategist di Principal Asset Management, vede una direzione chiara: la Fed sta ancora riprendendosi parte dei tagli dell’anno scorso, i due dissensi confermano la tendenza al rialzo e si aspetta un aumento a dicembre e un altro all’inizio del 2027.
Sullo stile del presidente, Thomas Simons, capo economista USA di Jefferies, ritiene che la comunicazione di Warsh non sia né chiaramente “dovish” né “hawkish”, e che il mercato si sia adattato ma debba ancora allinearsi del tutto.
Gregory Daco, capo economista di EY-Parthenon, sottolinea che Warsh guida l’interpretazione dei mercati sulla prossima mossa e che, pur non volendo “imboccarli”, deve spiegare come la Fed valuta i rischi.
Quanto al nuovo calendario, Thomas Ryan, senior economist per il Nord America di Capital Economics, non crede che indebolirà in modo significativo la capacità della Fed di reagire ai dati, perché tra una riunione e l’altra potrà comunque valutare due rapporti sull’occupazione e sull’inflazione.
Infine, gli economisti di Goldman Sachs ritengono che il sostegno a rialzi a riunioni alterne renda difficile deviare da questo schema entro fine anno, limitando l’impatto delle comunicazioni della Fed nel breve termine.
Notizie societarie e pre market USA
Shell (+3%): ha registrato nel terzo trimestre un utile netto di 10,81 miliardi di dollari, superiore alla stima media degli analisti di 10,33 miliardi e quasi il doppio rispetto ai 5,43 miliardi guadagnati un anno prima.
Marvell Technology (-9%): è in fase avanzata di trattative per l'acquisizione di Lumentum Holdings, produttore di componenti ottici per data center, e l'accordo potrebbe essere annunciato già la prossima settimana, secondo quanto riferito ieri all’agenzia Reuters da una fonte informata sulla questione.
ServiceNow (-18%): utile rettificato nel terzo trimestre di 1 dollaro per azione, al di sotto delle aspettative degli analisti che si attestano a 1,02 dollari per azione (dati LSEG).
eBay (+6%): prevede un EPS rettificato per l’anno fiscale 2026 compreso tra 6,25 e 6,3 dollari, al di sopra delle stime degli analisti pari a 6,21 dollari (dati LSEG).
T-Mobile US (+3%): riporta ricavi trimestrali di 23,58 miliardi di dollari, superando la stima degli analisti di 23,14 miliardi (dati LSEG).
Gen Digital (+5%): rivede al rialzo le previsioni di ricavi per l’anno fiscale 2027, portandole a un intervallo compreso tra 5,465 e 5,515 miliardi, rispetto ai precedenti 5,375-5,475 miliardi.
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