Wall Street peggiora col rialzo dei rendimenti dei Treasury e del petrolio

Continuano sui mercati i timori per l’aumento del debito pubblico a cui si aggiunge il nuovo balzo dei prezzi del greggio mentre oggi l’attenzione sarà rivolta anche ai verbali della scorsa riunione della Federal Reserve.
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Wall Street oggi
Accelera al ribasso l’azionario di Wall Street con i rendimenti dei bond e il petrolio che tornano a salire, in attesa dei verbali della riunione di settembre della Federal Reserve attesi per oggi.
I future sul Dow Jones e quelli sul Nasdaq perdono lo 0,75% quando manca poco più di un’ora all’avvio delle contrattazioni, mentre i contratti sullo S&P500 flettono di mezzo punto percentuale.
L’indice del dollaro sale (+0,60%) a 102,30 punti e la coppia EUR/USD scende a 1,1186, mentre il Bitcoin perde il 3%, scambiando a 83.600 dollari.
In calo anche i prezzi dell’oro: spot a 4.122 dollari l’oncia e future a 4.148 dollari.
Balzano i rendimenti dei bond
Il peggioramento dell’azionario arriva con il nuovo rialzo dei rendimenti dei Titoli di Stato statunitensi: il Treasury a 10 anni torna (+1,30%) al 5,338% in vista di un'asta da 39 miliardi di dollari su questa scadenza e quello del trentennale si impenna al 5,725%, entrambi ai massimi ventennali (2002).
Il calo dei mercati obbligazionari è avvenuto proprio mentre la direttrice operativa del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, avvertiva che l'impennata dei rendimenti sta mettendo sotto crescente pressione di bilancio i governi che hanno accumulato un debito eccessivo, indicando le economie avanzate come i "peggiori trasgressori".
"È il periodo che precede la pubblicazione degli utili, una fase di relativa calma in cui i mercati possono essere facilmente influenzati", secondo Guy Miller di Zurich Insurance. "L'attenzione rimane concentrata sui rendimenti obbligazionari. Ieri c'è stato un certo sollievo, ma sia chiaro: non è cambiato nulla a livello fondamentale", avvisa Miller.
Oggi i verbali della Fed
Oggi i verbali della riunione della Federal Reserve relativi alla riunione del 15-16 settembre offriranno indicazioni per capire se il rialzo dei tassi di settembre sia stato un episodio isolato o se la banca centrale stia valutando ulteriori aumenti in futuro.
“In quella occasione la Fed aveva alzato i tassi di 25 bps portandoli nella forchetta 3,75%-4%, il primo rialzo dopo circa tre anni”, ricorda Antonio Tognoli di Cfo Sim, ritenendo che “le minute serviranno a capire quanto ampio fosse il consenso sul rialzo, quale visione prevalesse su inflazione e mercato del lavoro e soprattutto quanto spazio i membri del Comitato vedessero per ulteriori mosse entro fine anno”.
In un contesto in cui le probabilità di un nuovo aumento a ottobre sono scese notevolmente dopo i recenti dati sul lavoro, “il tono più o meno hawkish del verbale potrà influenzare ulteriormente le aspettative su dicembre e, di riflesso, il dollaro, i Treasury e i mercati azionari” prevede Tognoli.
Attualmente, gli operatori di mercato stimavano una probabilità di circa il 20% che la Fed decida un rialzo dei tassi durante la riunione prevista per la prossima settimana.
Secondo lo strumento Fedwatch di CME Group, le probabilità che la banca centrale Usa mantenga invariati i tassi questo mese si attestano al 78%, sebbene un rialzo a dicembre rimanga ampiamente atteso.
Con le proiezioni dei responsabili politici che mostrano un maggior numero di membri a favore di due rialzi quest'anno, lo strategist di ING Francesco Pesole ha spiegato che il margine per una sorpresa in senso accomodante è limitato. “I dati macro sono stati piuttosto deboli dal rialzo di settembre e i mercati continuano a scontare con decisione una mossa a dicembre, impostando un'asticella relativamente alta per una reazione positiva del dollaro”, ha detto Pesole.
“Se l'inarrestabile rally delle azioni è guidato dalla convinzione che la crescita dei profitti sarà sufficiente a resistere a tassi di interesse più elevati, allora questa stessa dinamica continuerà a spingere al rialzo i rendimenti”, scrive su Bloomberg News Ven Ram, strategist cross-asset.
Petrolio sempre in rialzo
A diffondere ulteriore incertezza c’è anche la crescita dei prezzi del petrolio: il Brent scambia vicino ai 102 dollari al barile e il greggio WTI resta sopra quota 90 dollari.
Sull’andamento della materia prima pesano i nuovi attacchi dei ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall'Iran, contro l'Arabia Saudita, le tensioni nello Stretto di Hormuz e i timori per una tempesta formatasi nel Golfo del Messico che potrebbe trasformarsi in uragano e colpire gli impianti di produzione di petrolio e gas.
L'Arabia Saudita, secondo quanto riportano le agenzie internazionali, ha intercettato un missile lanciato dalla milizia yemenita a nord della capitale Riyadh mentre sono stati rivendicati numerosi attacchi agli aeroporti sauditi. Lo scalo yemenita di Aden, colpito, è stato chiuso.
Nel frattempo, in un'intervista a Reuters, il vice presidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha annunciato che Teheran ha colpito alcune navi, ma non abbastanza da fermare il flusso di petrolio e gas.
Verso la stagione degli utili
Questa settimana il sentiment sui mercati è diventato più ottimistico, grazie a stime sugli utili favorevoli che hanno spinto i principali indici a toccare massimi storici. Tuttavia, come ha sottolineato ieri Brian Sozzi di Yahoo Finance, tali record celano un mercato fortemente concentrato, in cui i tre titoli principali Nvidia, Apple e Microsoft rappresentano circa un quinto dell'indice S&P 500.
La stagione delle trimestrali entrerà nel vivo la prossima settimana, con diverse grandi società finanziarie che dovrebbero pubblicare i propri risultati martedì.
Secondo Lseg, al momento gli analisti prevedono una crescita complessiva degli utili dell’S&P 500 del 30,6% per il periodo luglio-settembre, trainata da un balzo del 114,7% degli utili nel settore energetico, seguito da un aumento stimato del 66,5% nel settore tecnologico.
Sebbene una crescita degli utili del 30% sia inferiore a quella del 54% registrata nel secondo trimestre dalle società dell’S&P 500, gli investitori si aspettano una stagione per lo più positiva che sosterrà i mercati azionari ai massimi storici.
Notizie societarie e pre market USA
SpaceX (-2%): starebbe cercando di raccogliere 40 miliardi di dollari per acquistare i chip IA di Nvidia, secondo quanto riportato dal Financial Times.
Intel (+1%): il Ceo Lip-Bu Tan afferma che l’azienda continuerà a collaborare al progetto Terafab di Elon Musk per la produzione di chip, secondo quanto riporta Bloomberg News.
Constellation Brands (-5%): ridotte le previsioni sul margine operativo annuale a una fascia compresa tra il 31% e il 32%, rispetto alle precedenti attese comprese tra il 32% e il 33%.
Caribou Biosciences (-35%): sta valutando alternative strategiche, tra cui una potenziale vendita, fusione o altra operazione volta a massimizzare il valore per gli azionisti.
Neogen (+11%): utile per azione rettificato (EPS) di 8 centesimi nel primo trimestre, superando le stime degli analisti di una perdita di 7 centesimi (dati LSEG).
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