Wall Street vista aprire in verde, niente grandi sorprese dall’inflazione

Mentre l’aumento dei prezzi del petrolio continua a diffondere incertezze sui livelli inflazionistici, il dato preferito dalla Federal Reserve è rimasto in linea con le attese.
Indice dei contenuti
Wall Street oggi
Wall Street ottimista oggi dopo un dato sull'inflazione in linea con le aspettative, anche se precedente all'attuale conflitto in Medio Oriente, mentre il prezzo del petrolio è calato al termine di una delle settimane più volatili per i mercati energetici, nel contesto della guerra in Iran.
Quando manca meno di un’ora all’avvio delle contrattazioni ufficiali, i future sui principali indici di Wall Street (S&P500, Dow Jones e Nasdaq) guadagnano lo 0,40%, accelerando dopo i dati macro rispetto andamento di questa mattina e lasciando presagire un’apertura in verde.
Il dollaro guadagna nei confronti dell’euro e la coppia EUR/USD cede lo 0,30%, scambiata a 1,1473, mentre il Bitcoin continua il recupero e supera quota 72 mila dollari.
Stabili i metalli preziosi, con l’oro spot a 5.100 dollari e l’argento spot a 84 dollari l’oncia.
Inflazione USA stabile
Oggi sono stati pubblicati diversi dati macroeconomici rilevanti dagli Stati Uniti, con particolare attenzione agli indicatori sull’inflazione PCE, sui consumi e sugli ordinativi industriali.
L’indice dei prezzi PCE core mensile di gennaio, una delle misure d’inflazione più osservate dalla Federal Reserve, è salito dello 0,4%, in linea con le attese (+0,4%) e stabile rispetto al dato precedente (+0,4%). Su base annua, l’indice dei prezzi PCE core è cresciuto del 3,1%, anch’esso in linea con le previsioni (+3,1%) e in aumento rispetto al precedente +3,0%.
Per quanto riguarda l’inflazione complessiva, l’indice dei prezzi PCE mensile è aumentato dello 0,3%, in linea con le attese (+0,3%) ma in rallentamento rispetto al precedente +0,4%. Su base annua, invece, l’indice PCE si è attestato al +2,8%, inferiore alle previsioni (+2,9%) e in calo rispetto al precedente +2,9%.
Sul fronte della crescita dell’economia, frena il Prodotto Interno Lordo trimestrale: dal +4,4% precedente si è passati ad un +0,7%, deludendo anche le attese (1,4%).
Dal lato dei consumi, le spese personali di gennaio sono cresciute dello 0,4%, superando le aspettative (+0,3%) e risultando in linea con il dato precedente (+0,4%).
Indicazioni contrastanti arrivano invece dal settore manifatturiero. Gli ordinativi di beni durevoli sono rimasti invariati (0,0%), deludendo le attese (+1,1%) ma migliorando rispetto al dato precedente (-0,9%). Anche i principali ordinativi di beni durevoli (core) sono aumentati dello 0,4%, al di sotto delle previsioni (+0,5%) e in rallentamento rispetto al precedente +1,3%.
Nel complesso, i dati mostrano un’inflazione che continua a moderarsi su base annua, mentre i consumi restano solidi, ma emergono segnali di debolezza nel comparto manifatturiero.
Il prezzo del petrolio oggi
Il prezzo del greggio, che ha subìto un'impennata del 40% dall'inizio della guerra, rimane intorno ai 100 dollari al barile, livello più alto dalla metà del 2022.
L'Iran ha dichiarato che si impegnerà a garantire la chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz, mettendo gli investitori in stato di massima allerta per un'ulteriore escalation. I prezzi del petrolio sono ora superiori di oltre il 60% rispetto all'inizio del 2026, ignorando le mosse coordinate dei paesi ricchi per rilasciare le riserve di greggio e la decisione dell'amministrazione Trump di concedere una seconda deroga temporanea che consente l'acquisto di petrolio russo.
Wolf von Rotberg, stratega azionario presso J. Safra Sarasin di Zurigo, ha affermato che i mercati avvertono un senso di urgenza riguardo alla durata del conflitto. "Se non si fanno progressi e si mantiene uno status quo per un periodo prolungato, significherebbe ovviamente che i prezzi del petrolio rimarranno più alti più a lungo, con un impatto più pronunciato sull'economia e sull'inflazione", ha affermato.
Rischi per l’inflazione
"I mercati hanno attraversato l'ultimo trimestre con un atteggiamento ottimistico, seguendo la strategia del 'comprare sui ribassi', ma questo picco di volatilità probabilmente porrà fine a questa tendenza", prevede Benoit Peloille, responsabile degli investimenti presso Natixis Wealth Management, aggiungendo che, anche se il conflitto non dovesse durare ancora a lungo, "potrebbe già avere un impatto negativo tangibile sulla crescita economica e sull'inflazione".
Goldman Sachs Group ha avvertito che i prezzi del greggio potrebbero superare il picco del 2008, vicino ai 150 dollari al barile, qualora i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz rimanessero bassi fino a marzo. "L'inflazione sta effettivamente aumentando e rappresenta un rischio significativo", ha affermato Tracy Chen, gestore di portafoglio per il reddito fisso globale presso Brandywine Global Investment Management, a Bloomberg Television. “La durata del conflitto è fondamentale. Abbiamo leggermente aumentato la ponderazione del dollaro USA proprio per rafforzare la nostra copertura.
"Con la possibilità di un aumento dei prezzi del petrolio ancora elevata, gli investitori dovrebbero prepararsi a una continua volatilità e potenzialmente a un ulteriore ribasso nel breve termine", consiglia Vasu Menon, managing director della strategia di investimento presso OCBC a Singapore.
Verso la Fed
Lo spettro dell'aumento dell'inflazione ha portato i mercati a rivalutare rapidamente le aspettative delle banche centrali per quest'anno, con gli operatori che ora prevedono solo 20 punti base di allentamento da parte della Federal Reserve rispetto ai 50 punti base di tagli previsti il mese scorso.
Jose Torres, economista senior di Interactive Brokers, ha affermato che l'impatto dell'aumento dei prezzi del petrolio sui margini aziendali, sulle aspettative di inflazione, sulle prospettive di taglio dei tassi e sui rendimenti sta innescando la volatilità, lasciando agli investitori pochi posti dove nascondersi. "In effetti, l'affievolirsi dell'ottimismo sulla riduzione dei tassi da parte della Fed e il rafforzamento delle pressioni sui costi stanno pesando sui tradizionali beni rifugio come l'argento, l'oro e il debito pubblico".
La Fed sarà protagonista la prossima settimana con la sua riunione di due giorni, in agenda per il 17 e il 18 marzo, seguita dalla Banca centrale europea, attesa alla sua decisione sui tassi giovedì 19 marzo.
Notizie societarie e pre market USA
Adobe (-9%): l'amministratore delegato Shantanu Narayen si dimetterà dopo 18 anni di permanenza al timone, indebolendo il sentiment degli investitori già diffidenti nei confronti degli sconvolgimenti provocati dall'intelligenza artificiale nel mercato dei software di progettazione.
Voyager Acquisition (+8%): gli azionisti hanno approvato la fusione con la società biotecnologica svizzera VERAXA Biotech.
Firefly Neuroscience (+24%): il suo strumento di intelligenza artificiale mira a identificare i tipi di ADHD - una condizione che può influire sull'attenzione, sul controllo degli impulsi o su entrambi - utilizzando scansioni cerebrali anziché liste di controllo dei sintomi.
PayPay (+20%): nel debutto di ieri al Nasdaq aveva guadagnato il 13,5%, dopo che l'IPO di circa 55 milioni di titoli ha avuto un prezzo inferiore di un dollaro rispetto al range previsto, pari a 16 dollari, per un incasso totale di circa 880 milioni di dollari.
La Finestra sui Mercati
Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!
