I future anticipano un avvio in calo dello 0,5% delle borse dell’Europa. Biden conferma Jay Powell.

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La conferma di Powell si fa sentire sui tassi, attesi rialzi per il prossimo anno. Recuperano terreno i titoli vax, gli Usa confermano il via alla terza dose. In Cina ancora deboli i tech. Mentre sul fronte greggio si accendono i contrasti tra Opec+ e importatori pronti a liberare le riserve strategiche per calmierare i prezzi. In Italia, i quotidiani scommettono in un rilancio dell'offerta di Kkr su Telecom ... ma non sarà facile senza scorporo della rete.


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Powell presidente, Brainard la sua vice

La linea della continuità scelta da Joe Biden, con la conferma di Jerome Powell alla guida della Fed, ha provocato ieri una piccola scossa sui tassi di mercato. L’attuale numero uno è considerato più incline all’intervento sui tassi, perlomeno rispetto a quella che sarà la sua vice, Lael Brainard e che fino poche ore fa era vista come la principale concorrente alla guida della Banca Centrale Usa. Le due nomine, insieme, ricordano più una stafetta, con un cambio di testimone in caso ce ne fosse bisogno.

Le vendite sui bond governativi, seguite all’annuncio della Casa Bianca, hanno spinto il rendimento del Treasury a due anni sui massimi da gennaio ed hanno fatto schizzare il Treasury a dieci anni a 1,63%, +9 punti base in più rispetto al giorno prima. A farne le spese, in una Wall Street che in termini di volumi comincia a sentire gli effetti delle vacanze del Giorno del Ringraziamento (Borse chiuse giovedì e venerdì mattina) in arrivo, è stato soprattutto il comparto dei tech. Il Nasdaq ha chiuso in calo dell’1,3%. L’indice della FANG ha perso l’1,8%, per effetto del -3% di Netflix, Amazon e Nvidia. Tesla invece ha guadagnato l’1,7%. Protagoniste della seduta le società dei vaccini, dopo che le Food and Drug Administration ha dato il suo assenso alla somministrazione della terza dose di vaccini, dai 18 anni in su. Moderna ha guadagnato il 7%, Novavax l’8%, Biontech +11%.

Stamattina il future del Nasdaq perde lo 0,3%.

Tech cinesi ancora deboli

In Asia, l’indice Hang Seng Tech registra una flessione dell’1,3%. Al suo interno, Alibaba è al quarto giorno consecutivo di ribasso, il titolo torna sui livelli di inizio 2019. Arretrano un po’ tutte le società della Internet Economy cinese, come Baidu, Bilibili, non solo perché i tassi salgono, ma anche perché le autorità di Pechino stanno portando avanti in modo risoluto la politica di tolleranza zero sugli influencer della Rete. Si circoscrivono così sempre di più gli spazi di manovra delle società che gestiscono le piattaforme Internet.
Netease, che oggi è in calo, ma in borsa va molto meglio del suo settore, stamattina ha annunciato la quotazione di Cloud Village, la sua divisione musica. L’Ipo punta a raccogliere fino a mezzo miliardo di dollari, risorse da destinare allo sviluppo di un business che ha già raggiunto 185 milioni di utenti unici su base mensile.


La debolezza dei tech zavorra l’indice Hang Seng di Hong Kong (-1,3%). Torna a salire, nella scia di Tesla, XPeng +1,8%.

La borsa di Shanghai è sulla parità. Seul -0,4%. Chiuso per festività il mercato azionario del Giappone.

La scelta del secondo mandato a Jerome Powell ha schiantato l’oro, il -2,2% di ieri è la variazione negativa più ampia degli ultimi due mesi.

I movimenti dei tassi di mercato, che a questo punto incorporano tra due, o forse tre rialzi entro la fine del 2022, hanno dato nuovo vigore al dollaro. La valuta dell’Europa, dove l’inflazione corre meno ed ha cause diverse, si indebolisce e si porta sui livelli di inizio estate del 2020 a 1,123.

Petrolio Brent in calo dell’1% a 78,9 dollari il barile, nel giorno del probabile annuncio degli Stati Uniti riguardante le scorte di greggio. Nelle prossime ore, secondo indiscrezioni, le autorità dovrebbero indicare di quanto, ed in che tempi, procederanno con l’abbassamento delle riserve strategiche. A stretto giro, la via degli Stati Uniti dovrebbe essere imboccata da alcuni pesi massimi in termini di consumi di petrolio: India, Giappone e Corea del Sud.
L’Opec+ non l’ha presa bene. Ieri le agenzie riferivano che i paesi leader del cartello intendono rispondere alla mossa coordinata di alcuni loro clienti, rivedendo i termini degli incrementi della produzione già messi in programma.

Titoli

Telecom Italia. Il Sole24Ore riporta che i fondi Cvc e Advent studiano l’operazione: si lavora sul versante finanziario ma anche su quello politico. La cordata avrebbe assunto un advisor, Nomura.
Pare che il fondo KKR sia disponibile ad alzare l’offerta, in modo da vincere le resistenze di Vivendi, indisponibile a vendere ad un prezzo molto più basso di quello medio a cui ha in carico le azioni.

Leonardo. Il governo considera strategiche le attività che la società intende vendere, Sto Melara e Wass, lo scrive IlSole24Ore. Nella partita potrebbe entrare Fincantieri.

Diasorin ed il partner israeliano MeMed annunciano stamattina il lancio di un nuovo test sulle proteine. La tecnologia basata sulla risposta immunitaria del paziente è in grado di differenziare tra infezioni di origine batterica e virale. Il test è disponibile in tutti i paesi che accettano la marcatura CE.

Poste italiane. Deutsche Bank alza il target price a 12,10 euro.

Campari. Goldman Sachs incrementa il target price a 12,40 euro.

Eni potrebbe quotare il 20-30% di Plenitude, la nuova società in cui confluireanno le attività retail e delle rinnovabili del gruppo.

Generali. De Agostini intende uscire dal capitale della compagnia, di cui possiede l'1,44%, ma riuscirà ugualmente a esprimere il proprio voto nell'assemblea della prossima primavera chiamata a rinnovare il Cda.

Atlantia. Le assemblee degli obbligazionisti Aspi hanno approvato le modifiche ai regolamenti dei bond relative al cambio di controllo a favore del consorzio formato da CDP Equity, Blackstone e Macquarie e alla liberazione delle garanzie prestate da Atlantia.



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