Wall Street riparte sopra la parità, ma il rally dello S&P500 è ormai finito secondo GS

I cali di ieri dei principali indici sembrano non essere ancora superati alla vigilia del suono della campanella di Wall Street, mentre gli analisti si interrogano sui toni che verranno utilizzati da Powell nel corso del suo intervento di venerdì prossimo.
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Dal rally all’incertezza
Resta l’incertezza a Wall Street dopo i cali di ieri del Dow Jones (-1,81%), dello S&P500 (-2,12%) e del Nasdaq Composite (-2,55%), i peggiori dal 16 giugno.
I future odierni scambiano appena sopra la parità, confermando l’allontanarsi del rally estivo a cui si si sono sostituiti i timori di una politica monetaria ancora più restrittiva da parte della Federal Reserve, mantenendo a lungo i tassi alti.
“Quando si vede Wall Street venire giù così rapidamente, vuol dire che il mercato sta suggerendo alla Fed di essere più aggressiva per ridurre l'inflazione anche a costo di rallentare ulteriormente l'economia”, spiega Robert Cantwell, gestore di portafoglio a Upholdings, commentando i cali di ieri.
Da Goldman Sachs considerano il rally dell’S&P500 ormai terminato: “l'esperienza del 2000 evidenzia il rischio che il mercato possa ancora scendere dopo la fine del ciclo di rialzi dei tassi se l'economia statunitense dovesse entrare in recessione”.
D'altro canto, spiega David Kostin, chief US equity strategist di Goldman Sachs, “se l’inflazione dovesse sorprendere al rialzo e costringere la Fed ad una stretta più aggressiva di quanto previsto dai nostri economisti, vi è il rischio di un ulteriore calo delle valutazioni azionarie”.
Più falco che colomba
Nel frattempo, i mercati hanno già anticipato un atteggiamento hawkish da parte della Fed, visto il ritorno al 3% del rendimento del Treasury a dieci anni dopo essere sceso fino al 2,5% a inizio agosto.
Sulla scia, il dollaro prosegue la sua corsa, ancora sopra la parità con un euro ai minimi da vent’anni colpito dalla crisi energetica, e la coppia EUR/USD scambia a 0,993.
In attesa del meeting della Fed di settembre, molti analisti prevedono un Jerome Powell più ‘falco’ che ‘colomba’ nella giornata di venerdì, quando interverrà al simposio di Jackson Hole.
Il “messaggio centrale sarà l'ostinata determinazione della Fed a ridurre l'inflazione, anche se sanno di correre rischi sostanziali di una prospettiva di crescita a breve termine più debole di quanto vorrebbero”, prevede Lou Crandall, capo economista di Wrightson.
Ma “l’impennata dell'inflazione è arrivata a un tale livello che non hanno altra scelta che accettare il rischio di recessione”, ha aggiunto.
Stephen Stanley, capo economista di Amherst Pierpoint, si aspetta invece che Powell adotti una prospettiva più ampia e non si concentri sul prossimo incontro politico.
“Se fossi in lui non mi concentrerei sul fatto che a settembre il rialzo sarà di 50 o di 75 punti”, visto che “i funzionari della Fed che hanno parlato nelle ultime due settimane hanno affermato che l’entità del rialzo a settembre dipenderà dai dati macro che arriveranno. E tra Jackson Hole e il prossimo meeting del Fomc ci sarà un altro ciclo di dati mensili”.
Previsioni sugli utili
Dopo un secondo trimestre in cui le società americane hanno battuto le attese degli analisti su ricavi e utili, gli analisti di Union Bancaire Privée (UBP) vedono un rallentamento per la seconda parte del 2022.
I prezzi dell’energia alle stelle, un’inflazione galoppante e il perdurare delle tensioni geopolitiche indicano prospettive meno rosee per il prossimo periodo, “ancora non riflesso nelle stime del consenso”, secondo questi analisti.
“Numerose società continuano a sostenere di poter procedere con ulteriori aumenti dei prezzi per compensare le pressioni sui margini”, spiega Norman Villamin, Chief Investment Officer (Wealth Management) di Union Bancaire Privée, mentre “alcune hanno visto sviluppi positivi sul fronte della supply chain”.
Se alcuni analisti hanno già iniziato a ridurre le stime sugli utili per i prossimi 12 mesi negli USA, “tuttavia, questi tagli sono stati finora modesti e il consensus degli analisti continua a prevedere una crescita degli utili per azione del 9% per l'indice S&P 500 sia per quest'anno che per il prossimo”, prosegue Villamin.
Per il momento, le stime per il terzo e quarto trimestre, entrambe al 10% (4-6% al netto del comparto energetico), si sono mosse a malapena con previsioni di crescita per la maggior parte dei settori che sono scese di circa 1 punto percentuale nell'ultimo mese, compensando gli aumenti per l'energia”, continua l’analista. Secondo Villamin, “le stime sugli utili dovranno essere ulteriormente ridotte nelle prossime settimane, sia negli Stati Uniti che in Europa, per riflettere il forte rallentamento dell'attività in un momento in cui i costi delle materie prime, della manodopera e dell'energia rappresentano ancora notevoli venti contrari per le imprese”. Ad una crescita che dovrebbe restare moderata nello scenario base di UBP, comprensivo di una lieve recessione, è probabile che l'anno prossimo i profitti si riducano, poiché le aziende avranno molto probabilmente perso la capacità di aumentare i prezzi. “Questo, insieme a una crescita dei ricavi molto più contenuta, avrà probabilmente un impatto significativo sui margini”, prevede Villamin.
Pre-market USA
Zoom (-11%): taglia le sue previsioni annuali di profitto e di fatturato, mentre il management ammette che l’attività online dell'azienda potrebbe diminuire del 7-8% nell'anno fiscale 2023.
Twitter (-3%): l’ex Ceo Jack Dorsey citato in giudizio da Elon Musk mentre la battaglia legale attorno al social media si fa sempre più accesa.
Macy’s (+1%): ha chiuso il suo secondo trimestre fiscale con 5,6 miliardi di dollari di ricavi e 0,85 dollari di utile per azione, dati entrambi milgliori delle aspettative. Ridotte le previsioni di vendita e di profitto per l’intero anno a causa degli alti livelli di inflazione che impattano sulla capacità di spesa dei consumatori, soprattutto a basso reddito.
Raccomandazioni analisti
Zoom Video Communications
Goldman Sachs: mantiene giudizio ‘neutral’ ma rivede al ribasso il prezzo obiettivo a 122 USD dai precedenti 142 dollari.
Wells Fargo Securities: conferma giudizio ‘neutral’ e riduce il target price da 105 USD a 95 dollari.
Morgan Stanley: consiglia ‘buy’ ma riduce da 140 USD a 130 dollari il prezzo obiettivo.
Stifel Nicolaus: confermato il giudizio ‘neutral’, con target price rivisto al ribasso ed è ora fissato a 90 USD rispetto ai precedenti 120 dollari.
Baird: consiglio ‘buy’ e prezzo obiettivo ridotto da 140 a 125 dollari.
Benchmark Company: ‘buy’ e tp ridotto da 128 a 118 dollari.
Mizuho Securities: ‘buy’ e prezzo obiettivo ridotto da 190 USD a 120 dollari.
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